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Ce n'è anche per Cecco a cena


Ce n'è anche per Cecco a cena

Nessuna... Vicinanza

lunedì, 24 aprile 2017, 17:02

di aldo grandi

Come i nostri lettori, probabilmente, sanno da tempo, qui alla Gazzetta di Lucca e alle altre consorelle si ragiona, oltre che con la testa, spesso e, a volte, soprattutto, con la pancia. Alla Sinistra radical chic-choc, quella, per intenderci, che frequenta i salotti maremmani e gioca in Borsa, che sopravvive, parassita, grazie agli stipendi statali e a quelli riservati a politici e sindacalisti, la pancia sta insopportabile eppure da quando sono arrivati al potere ce l'hanno sempre avuta bella piena. Al di là di queste considerazioni da scompartimento ferroviario, la pancia ci si è, letteralmente, rovesciata e le budella attorcigliate leggendo l'editoriale che il quotidiano Il Tirreno - nostra vecchia conoscenza - ha pubblicato sulla prima pagina a firma del nuovo direttore Luigi Vicinanza, sulla vicenda di Gabriele Del Grande. Non entreremo nel merito della questione, bensì sul contenuto della lettera del direttore responsabile della testata livornese il quale si è lanciato in una sorta di elogio-esaltazione di questi figli - suoi, non di chi scrive, tantomeno nostri - che amano rischiare la vita in nome della verità saltando di qua e di là o combinare chissà quali scelte 'rivoluzionarie' in nome della libertà di espressione. Alla fine della lettura, ci è sembrato di aver scorso un tema scolastico delle Superiori. Al massimo. Non si capisce come mai - si capisce benissimo - la Sinistra e il giornale in caduta libera che vende appena 39 mila copie in edicola, si siano attaccati come ostriche allo scoglio a questa storia. Al direttore Vicinanza gliela vogliamo raccontare noi una storia e vedremo se anche questo figlio anzi, questa figlia, anche lei italiana, anche lei senza tesserino dell'ordine, anche lei aspirante giornalista, merita tutta la sua attenzione, quella stessa attenzione che qualcuno, a Il Tirreno, non ha saputo né voluto dedicarle...


Ce n'è anche per Cecco a cena

Ritratti d'amore

domenica, 23 aprile 2017, 07:16

di aldo grandi

D'accordo. Non saremo una corazzata, tantomeno una portaerei e nemmeno un incrociatore. Non spariamo colpi letali, non uccidiamo, non affondiamo, ma riusciamo, se centriamo il bersaglio, a fare male comunque ed è, in fondo quello che vogliamo. Ci accusano di essere di parte, di non essere liberi come una volta - già, ma quando?, e cosa dobbiamo fare per dimostrarlo? - di fare troppo casino, di sparare a destra e a manca (a sinistra) eppure ci leggono. Eccome se ci leggono. Ci leggono quelli che ci odiano per avere sempre nuovi motivi per alimentare il fuoco della loro rabbia e ci leggono quelli che ci amano e che, ormai, non possono fare a meno di noi, ogni mattina, la sera prima di andare a letto, quasi come una droga, viscerali, sviscerati, evirati di ogni prudenza e paura, liberi di dire quello che hanno sempre pensato, ma che nessuno era mai riuscito a intercettare. Ci rimproverano di ragionare con la pancia quando anche l'ultimo degli studenti di psicologia sa che la pancia è, in realtà, la testa che ragiona fuori dai meccanismi di fuga che devastano la nostra esistenza impedendoci di seguire, spesso, le nostre passioni e le nostre propensioni e aspirazioni. Diffidiamo, è vero, di chi troppo razionalizza, perché la testa, quasi sempre, è in realtà un freno alla realizzazione dei desideri più intimi e profondi, quelli più veri e nascosti alla superficie e alla superficialità delle cose...


Ce n'è anche per Cecco a cena

Appello alle capre

lunedì, 17 aprile 2017, 20:22

di aldo grandi

Noi non abbiamo mai manifestato particolare simpatia per i politici, personaggi molto spesso ai limiti del dilettantismo spinto, capaci solo di pretendere e mai in grado, anche solo lontanamente, di calarsi nei panni dei destinatari delle loro istanze. Anche a Lucca, così come a Carrara, in Versilia, in Garfagnana, a Pistoia in sostanza dove le Gazzette sono, ormai, di casa, si andrà a votare la prossima e imminente primavera. Nell'attesa dell'evento, che non sarà messianico né, tantomeno, risolutivo od epocale, sono cominciati a piovere, letteralmente, nella nostra redazione decine di comunicati stampa inviati da improvvisati factotum, portavoce, segretari, lacché i quali si sono presi, per obbligo o volontà, l'incarico di diffondere il pensiero dei loro datori di lavoro in vista dell'esito dell'urna. Le Gazzette non sono La Nazione o Il Tirreno non sono, cioè, corazzate che si possono permettere, chissà ancora per quanto, decine di redattori adibiti all'uopo, ossia a redazionare e a tradurre in un articolo comprensibile e presentabile -  fors'anche e meglio ancora presentabile e comprensibile - ogni intervento di ciascun candidato. No, le Gazzette vivono con un budget molto più ridotto e hanno bisogno di articoli che siano già pronti per essere pubblicati. Per di più, non costando alcunché e non accettando pubblicità di carattere politico, partitico ed elettorale, non si comprende perché dovrebbero impiegare ore e ore a fare i professori di grammatica e analisi logica o i docenti di giornalismo per coloro che dovrebbero, innanzitutto, saper fare il proprio mestiere...


Ce n'è anche per Cecco a cena

Il verme

martedì, 11 aprile 2017, 02:11

di aldo grandi

Tra gli antagonisti che oggi hanno provocato incidenti e scontri con polizia e carabinieri si aggira un verme. Anzi, sicuramente più di uno, ma la caccia riguarda solamente colui che, impugnando una cintura di colore nero alta una spanna e borchiata di punte in metallo, ha prima colpito alle spalle un fotografo che niente aveva fatto o stava facendo per disturbare gli assalitori del blocco di fronte Porta S. Jacopo, poi ha vigliaccamente sferzato un agente ferendolo a una spalla. Questo verme schifoso, strisciante, con il volto coperto dal cappuccio di una felpa nera si è subito dopo nascosto protetto dal gruppo dei suoi compagni, vigliacchi, senza coraggio, vermi appunto, incapaci persino di riconoscere le proprie responsabilità, simili a tante scimmiette effemminate urlanti e a sorci di fogna squittanti che lamentano di essere stati aggrediti. Scomparsi i tempi dell'antifascismo militante, quello serio, però, quello degli anni della dittatura mussoliniana, quando chi era arrestato non solo non negava gli addebiti, ma li rivendicava a proprio merito sciroppandosi anni e anni di prigione e di confino. Altra tempra, altri uomini. Questi, in fondo, di uomini non hanno, realmente, alcunché. Si muovono in gruppo, attaccano in gruppo, si coprono con le donne, le sciocche ragazzine che credono di giocare alla rivoluzione poi la sera tornano a casa da papà e mamma che li foraggiano di soldi e cellulari. Questi sono i figli del Sessantotto e del Settantasette: bella generazione di coglioni che avete tirato su...


Ce n'è anche per Cecco a cena

Io, felice di essere la cavia di un genio: il professor Giovanni Barco

mercoledì, 5 aprile 2017, 23:51

di aldo grandi

Chi conosce il sottoscritto sa che, inevitabilmente, non ha mai pensato, dopo una iniziale, comprensibile vista l'età, convinzione, di potere essere simpatico a tutti. Ci sono persone con le quali andare d'accordo è impossibile per il semplice motivo che a pelle o, per dirla alla Donatella Buonriposi neo candidata del centrononsisabeneche, di pancia, non vanno a genio loro o non vai a genio tu. Ma alla non più tenera età di 56 anni, alle soglie degli anta che ti fanno capire che il più è, ormai, il meno, non conta tanto stare simpatici a tutti quanto avere, da tutti, il riconoscimento della propria credibilità. Ques'ultima si fa presto, un attimo, a perderla, si passa, poi, il resto della vita per cercare, invano, di recuperarla. Metterci, dunque, la faccia, sempre e comunque, nel bene e nel male per conquistarsi il diritto di poter fare le bucce sapendo benissimo che, prima o poi, presto o tardi, ci sarà qualcuno che quelle bucce verrà a farle a te. Fatta questa necessaria premessa, eccoci alla materia del Cecco a cena di oggi... 


Ce n'è anche per Cecco a cena

La magistratura ha perso, oltre al buonsenso, anche il senso della realtà che, in fondo, è la stessa cosa

lunedì, 3 aprile 2017, 00:50

di aldo grandi

La magistratura ha perso, oltre al buonsenso, anche il senso della realtà che, in fondo, è la stessa cosa. Ci sono stati momenti, all'epoca di Tangentopoli, in cui il feeling tra la gente comune, la cosiddetta maggioranza silenziosa e le toghe dei giudici, è stato al top. La credibilità, l'approvazione, la stima e la considerazione nei confronti dei magistrati cresceva in maniera direttamente proporzionale a mano a mano che veniva smantellata e scoperta una classe politica di corrotti che, da sempre, esercitava il Potere in Italia. Aveva voglia Vittorio Sgarbi, oggi osannato dagli imbecilli senza memoria, a definire i giudici degli assassini sbraitando dai microfoni delle televisioni berlusconiane. La gente credeva a chi abbatteva, finalmente, posizioni di privilegio appartenenti a politici e politicanti da strapazzo dell'arco costituzionale. Sono passati oltre vent'anni e se anche Tangentopoli ha lasciato il posto alla solita corruzione-concussione del sistema, il rapporto tra la popolazione e la magistratura si è andato deteriorando progressivamente al punto che le urla e gli sbraiti di Sgarbiana memoria oggi, sono diventati quelli di gran parte del popolo che non riesce più a capire le ragioni che spingono i giudici a comportarsi in maniera opposta a quella dettata da buonsenso, senso della realtà, rispetto e tutela della collettività. Ciò che è accaduto ad Alatri ha dell'allucinante: un Gip - giudice delle indagini preliminari...



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Ultime notizie brevi


mercoledì, 26 aprile 2017, 16:52

Agricoltura: danni maltempo, occupazione e ungulati al centro del protocollo d'intesa firmato da Confagricoltura e Anci

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mercoledì, 26 aprile 2017, 15:32

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Venerdì 28 aprile alle ore 21, presso la sala consiliare della Misericordia di Viareggio, in via Cavallotti 97, sarà ospite della sezione CAI di Viareggio la dottoressa Erika Carlotti.


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Un mini ciclo di due conferenze per riflettere sul senso del nostro vivere nel mondo contemporaneo, sul significato più intimo della libertà individuale e sui nostri rapporti con la politica, la cultura, l’informazione e i grandi avvenimenti del mondo.


mercoledì, 26 aprile 2017, 15:10

Pietrasanta: prima riunione per la Consulta del Volontariato, 50 associazioni a confronto

Si parte. La Consulta del Volontariato, di fresca nomina, è operativa. Le 50 associazioni iscritte si sono riunite per la prima volta, alla presenza dell'assessore all'Associazionismo, Andrea Cosci e del consigliere comunale Giacomo Vannucci. Un'occasione per mettere a punto il programma di mandato dell'ente, che ha visto anche recentemente ingressi...


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