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Ce n'è anche per Cecco a cena

Santini sì, santino no

lunedì, 30 gennaio 2017, 23:19

di aldo grandi

Emozionato, visibilmente emozionato. Per chi, come noi, conosce Remo Santini, neocandidato a sindaco di Lucca, quella di stamani è stata una prova impegnativa e tutt'altro che facile da affrontare. Conoscendo Luisella, sua moglie, sappiamo che, al di là di una sua personale opinione, farà di tutto per stargli vicino e affiancarlo in questa impresa. Per chi lo ha conosciuto dietro una scrivania, per chi ne ha condiviso anni e soddisfazioni, discussioni e complicità, risate e amarezze, è stata la fine di qualcosa di più che di un semplice addio alla professione. Santini lo ha detto a chiare lettere: "Se anche dovessi perdere, non smetterò di fare il giornalista, ma andrò a farlo da un'altra parte, qui a Lucca non potrei fare il caposervizio essendomi candidato per una parte politica". Ha esordito leggendo alcuni appunti che si era preparato, non senza prima aver ringraziato la famiglia e aver tracciato un breve curriculum di ciò che aveva fatto nella propria vita prima di diventare giornalista professionista. E ha anche avuto l'intelligenza, l'umiltà, l'onestà intellettuale di aprirsi e di ammettere di aver fatto anche l'operaio e di non possedere buoni trascorsi accademici. Santini appartiene a quella generazione di giornalisti venuta su senza avere una laurea o titoli di studio da esibire.

E' sempre stato un autodidatta, uno che non si è mai tirato indietro, che ha sempre unito la sua grande fame di arrivare alla convinzione di potercela fare, lui che, come ha specificato, appartiene a una famiglia con origini tutt'altro che abbienti, andata in America in cerca di fortuna e ritornata a Lucca senza, forse, averla trovata. Chi scrive ha lavorato fianco a fianco con questo politico prestato al giornalismo e, adesso, con un giornalista regalato alla politica. Per quanto il sottoscritto è sempre stato pronto alla guerra, lui, al contrario, sempre pronto alla pace. Lo ha detto anche stamani, andare d'accordo con tutti o, almeno, provare a farlo è stato il suo dogma mentre, per noi, l'opposto: non andare d'accordo con nessuno, in particolare se quel nessuno appartiene alla sfera politica. 

Santini lo ha spiegato: i partiti non sono a prescindere negativi, anzi, essi fanno parte della società civile e non se ne può fare a meno. E, ha aggiunto, nessuno, tra i partecipanti a questa competizione elettorale, ha tanta rogna da non poter essere imbarcato sulla sua navicella. 

Un'apertura di credito, in sostanza, verso tutto e verso tutti che, a nostro avviso, rischia di annullare il potenziale di novità che la sua candidatura rappresenta. E' vero, in democrazia contano i numeri e, in caso di probabile ballottaggio, servirà l'apporto di tutti, ma c'è un limite e questo limite è rappresentato dal coraggio che si possiede di andare alla guerra senza doversi per forza di cose coprire le spalle e, soprattutto, coprendosele con una coperta talmente lisa e, ormai, rosicata e rosa da rappresentare più un peso che altro.

Noi crediamo che la città possa anche aver bisogno di un Santini, ma non di un santino, ossia di un candidato a sindaco che ripeta la formula giornalistica adottata per 15 anni alla Nazione: andare d'accordo con tutti. Non si può, non si deve, non si fa: quando si scende in campo, e questo Santini lo ha detto a chiare lettere, ci si mette, in genere, la faccia e la faccia che è stata messa in questa operazione è, in sostanza, la sua. E gli schiaffi, così come i baci e gli abbracci, li prenderà solo e soltanto lui. Ecco perché, allora, tanto vale, a nostro avviso, giocarsi tutto senza dover aspettare l'aiuto e l'appoggio di nessuno che, se ci saranno, non dovranno essere il frutto di uno scambio o di un appattumarsi aprioristico, ma la conseguenza di una linea di condotta autonoma che spinge gli altri alla conversione e alla convinzione.

Non ci prendano per il culo: i partiti, Forza Italia, Fratelli d'Italia, la Lega Nord e le poche liste civiche finora comparse, da soli sono un quarto, forse un terzo dei lucchesi che non vanno a votare perché ne hanno i coglioni pieni di compromessi e parole di circostanza. Ecco, quindi, che un candidato che vuole far saltare il banco deve guardare, anche e soprattutto, a chi vuole veramente qualcosa di nuovo in termini di approccio e di sostanza. 

Oggi, in tempi di pancia e di rottura, la gente ama nuovamente la personalità che osa, che si lascia dietro ogni prudenza e precauzione per rischiare tutto, pur di raggiungere l'obiettivo e vincere la sfida. Gli elettori hanno abbattuto Renzi e il referendum pur non sapendo nulla o quasi della Costituzione che si voleva modificare. Hanno votato di pancia, convinti che sia giunto il momento di far decidere il popolo sulla sua vita e, in particolare, sul futuro dei propri figli.

Questa mattina il collega Poschi Meuron, con il quale raramente siamo in sintonia, ha osservato, giustamente, che gli esperti, i cronisti, gli opinion makers, i politicanti da strapazzo, si sciacquano la bocca con sondaggi e partiti, ma non si domandano che cosa pensi, davvero la gente, quella che ogni mattina si alza e non sa se, alla sera, avrò qualcosa in più di quello che ha perso per strada. Questa gente, caro Santini, vuole dare fiducia solo a chi, questa fiducia, saprà meritarsela non in base ad accordi o intese elettorali vecchie come coloro che vogliono ripresentarle.

C'è una deriva autoritaria e personalistica nella politica e questo è dovuto al cancro della partitocrazia che ha annientato ogni fiducia nella classe dirigente. Il sindaco, in fondo, ne è l'espressione più sincera e pulita, stando a contatto quotidianamente con la sua comunità. Santini deve conquistarsi, metro dopo metro, la fiducia della gente, ma dovrà farlo dimostrando di essere autonomo e indipendente. E, per prima cosa, per favore, cambi addetto stampa. L'attuale è bravo, onesto, ma è stato per alcuni lustri l'addetto stampa di Maurizio Marchetti ad Altopascio e adesso redige i comunicati di tutte le liste civiche di ispirazione centrodestra che si sono già messe d'accordo all'hotel Guinigi con il coordinatore provinciale di Forza Italia. 

Qualcuno forse vuole farci credere che Remo Santini non abbia, come ha già lasciato intendere, l'appoggio del tridente? 

Sia chiaro, alla fine conteranno i voti di tutti, ma, adesso, conta il volto di uno: Remo Santini. E la città, devastata dalla giunta Tambellini sponsorizzata dai Marcucci e dai Remaschi oltreché da un Pd giunto alla frutta, ha, casomai, bisogno - lo ripetiamo e lo ripeteremo fino alla nausea - di un Santini, non di un santino.

 


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Franco Mare


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