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Ce n'è anche per Cecco a cena

Italexit

venerdì, 17 febbraio 2017, 10:02

di aldo grandi

Siamo piccoli, è vero. Siamo anche massacrati e denunciati da Sinistra e da manca perché non abbiamo peli sulla lingua. Ci tacciano di razzismo, populismo, qualunquismo e di tutti gli altri ismi che questa classe politica e intellettuale (sic!) riesce a trovare pur di screditare chi oppone, alla loro tracotanza e alla loro ignoranza, il semplice buonsenso oltreché la logica dell'evidenza. Ma siamo anche arrabbiati, tremendamente incazzati, siamo tarantole avvelenate che reclamano il proprio diritto all'autodeterminazione e all'autonomia di pensiero, di giudizio, di comportamento che un paese a sovranità limitata quale è divenuto l'Italia, non ha più. Rivendichiamo, dal basso della nostra indipendenza, ma dall'alto del nostro orgoglio, il diritto ad una consultazione a livello nazionale che chieda agli italiani se vogliono continuare a vedersi distruggere il futuro, devastare il presente, annientare il passato, da una casta di superburocrati allevati nelle università-batterie di polli allo spiedo all'insegna del politically correct e del più assoluto disprezzo di ogni peculiarità e identità nazionale. L'Unione Europea, questo cancro che sta consumando progressivamente ogni senso di appartenenza per un frainteso, fragile, falso e tutt'altro che spontaneo sentimento di solidarietà ed uguaglianza, ha dalla sua solamente il Potere dei soldi ed è soltanto per questo che gli italiani accettano di farsi guidare.

Noi, che non abbiamo mai avuto niente contro la nascita di questo ennesimo carrozzone di Stati, abbiamo sempre pensato, dall'epoca della sua fondazione, il 1 novembre 1993, che esso dovesse limitarsi a favorire, come ci era stato annunciato dai suoi promotori lacché che ne hanno beneficiato alla grande, la circolazione delle merci e degli uomini, non la soppressione dell'indipendenza e della sovranità degli Stati che vi avrebbero aderito. Nessuno, tra i profani e gli abitanti di questa parte del pianeta, avrebbe mai accettato di rinunciare alla propria sovranità, alla propria indipendenza, alla propria identità a favore di un organismo sovranazionale che, con il passare degli anni, è diventato uno Stato nello stato, dentro lo stato, al di sopra dello stesso stato che dovrebbe limitarsi a rappresentare, ma che, al contrario, arriva addirittura a condizionare nelle scelte più importanti trovandosi davanti una classe politica - la nostra senza distinzioni di sorta - pronta e prona a pi greco mezzi.

Adesso, però, il gioco è diventato rischiosissimo. L'Unione Europea ha preso coscienza di essere in grado di poter vestire i panni di un Grande Fratello che sorveglia, controlla, gestisce, infligge e decide misure e provvedimenti in grado di impedire, concretamente, ai popoli, la loro crescita e il loro inalienabile diritto alla libertà e alla autonomia decisionale. Tutto, giustificato da quel maledettissimo e fottutissimo senso di colpa derivante dalla seconda guerra mondiale, una tragedia che ha visto l'irrompere sulla scena dei nazionalismi più biechi. Ma non è eliminando il senso di appartenenza e di identità di ogni stato che si eliminano le cause che questi movimenti hanno provocato. E lo stiamo vedendo con la progressiva impennata di coloro che vogliono riappropriarsi delle proprie origini violentate e stuprate da una casta di dirigenti che non hanno radici se non quelle determinate dai conti correnti accesi presso le banche europee.

Ci siamo svegliati e senza che nessuno ce lo imponesse o suggerisse, ci siamo resi conto, da soli, come altri milioni di italiani, che l'Unione Europea è diventato il gendarme delle nostre vite, il carceriere delle nostre velleità, il boia della nostra Storia, qualunque essa sia e a qualunque colore appartengano coloro che di essa conservano un ricordo. L'Unione Europea e gli altri organismi sovranazionali hanno il potere assegnato loro dalla vigliaccheria e dalla superficialità prodotti dal concetto di deresponsabilizzazione che alberga, ormai, a tutti i livelli e a tutti i gradi del nostro sfasciato Stivale. Gli Italiani che vogliono sentirsi tali devono riprenderselo. Ad ogni costo, anche al prezzo di dover rinunciare, se vogliono crescere le nuove generazioni affidando loro la responsabilità del futuro, di rinunciare ad una parte - semmai lo hanno avuto, - di quel finto benessere di cui tanto si parla, ma che nessuno, in fondo se non una piccola fetta di privilegiati, ha mai, realmente, visto.

Dipende, inoltre, da quale è il concetto di benessere se esso, cioè, dipende da ciò che si può comprare o anche da quello che si può sperare.

Fuori dall'Unione Europea, quindi e prima che sia troppo tardi. Ovviamente ci tacceranno di populismo, diranno che non è possibile, che per l'Italia sarebbe una tragedia: non è vero. Puttanate. L'Italia ha solo bisogno di una classe dirigente che torni a pensare italiano, che si assuma la responsabilità di ogni scelta, anche a costo di mettersi contro il mondo. Stiamo cedendo ogni fetta di sovranità a un organismo che della nostra povera penisola se ne frega. Ha ragione Marine Le Pen che è espressione della Francia più vera così come Trump lo è dell'America. Potranno essere criticati e criticabili, ma sis entono francesi e americani nel profondo e, a pensarci bene, sono rimasti gli ultimi a saperlo e volerlo riconoscere. Le Pen ha visitato il confine a Ventimiglia e se l'è presa con l'Italia che non sa proteggere i propri confini. Ha ragione. Il Governo di Matteo Renzi ha dimostrato, come quelli successivi e quelli che lo hanno preceduto, di essere servo non solo dell'Unione Europea e di tutti gli organismi internazionali, ma anche di tutti coloro, giornalisti radical chic e intellettuali di sinistra, che hanno imposto una informazione a senso unico sul fenomeno dell'immigrazione clandestina. 

Siamo un Paese che non è in grado di proteggere il proprio popolo perché consente l'invasione indiscriminata e incontrollata da parte di milioni di stranieri che non hanno alcun diritto se non quello della forza - anche della disperazione - con cui si impongono, di entrare in casa d'altri. Ma è qui che dobbiamo metterci d'accordo: l'Italia è veramente, ancora, casa nostra?, è ancora casa destinata e riservata a coloro che con il sangue e a caro prezzo se la sono conquistata oppure è un pezzo di territorio senza alcun confine, né regola, né peculiarità ed identità pronto per essere sopraffatto e rovesciato dal primo padrone che si presenta alla porta? L'Unione Europea e i complici di questa repubblica stanno compromettendo il futuro e i destini delle future generazioni che si troveranno a non sapere più nemmeno che cosa sono, senza radici, senza senso di appartenenza, senza senso di identità.

E guardate caso, proprio anche nella sfera dell'identità sessuale, il Pensiero Unico, con la sua filosofia transgender, sta cercando di minare le radici. Tutto uguale a se stesso e senza confini affinché una massa indefinita prevalga e il potere riesca a gestirla con maggiore facilità. Chi non ha identità né radici, è già di per se stesso disponibile e disposto a ogni manipolazione incontrollata.

Fuori dall'Ue, quindi, per stare dentro l'Italia.


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