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Ce n'è anche per Cecco a cena

Non ha vinto Roberto Santini, ha vinto Forte dei Marmi

domenica, 14 maggio 2017, 10:25

di aldo grandi

Ostia Lido resterà a casa propria, Roma, fortunatamente, pure e la spiaggia attrezzata di Levante a Roma Imperiale e a Forte dei Marmi non andrà nelle mani - e nei piedi - di gestori provenienti da altre realtà e da altre latitudini. La Gazzetta di Viareggio, per caerità, non si prende né ha, è bene dirlo, alcun merito se non quello di aver sollevato un problema che problema è anche se tutti, amministratori pubblici in primis, fanno finta, per comodità e opportunismo, di non vedere. La società cooperativa romana che aveva preso parte alla gara di appalto della durata di quattro anni è rimasta a bocca asciutta a beneficio dell'altro contendente, la Piero Sas di Roberto Santini già proprietario del Bagno Piero. Qualcuno, forse per invidia, forse per ignoranza, forse anche per un malinteso senso di europeizzazione spinta, avrebbe sicuramente preferito che al Forte, ora e in futuro, arrivassero persone e aziende che con la realtà locale di questo meraviglioso angolo di paradiso non hanno mai avuto e niente hanno da spartire. Pensare che un gestore di arenili distante centinaia o migliaia di chilometri con abitudini, mentalità e radici completamente differenti possa difendere la peculiarità di un ambiente inteso a 360° come quello del Forte, vuol dire aver ceduto il cervello all'ammasso né più né meno dei burocrati-tecnocrati disgraziati che siedono a Bruxelles o nelle altre assise dell'Unione Europea e degli organismi sovranazionali specializzati nella devastazione delle singole identità nazionali.

La vittoria di Roberto Santini non è una sua vittoria, ma quella di una intera comunità che deve servire da ammonimento per il futuro. Chiunque amministrerà questa città, dovrà, se vuole salvaguardarla e trasmetterla alle future generazioni, avere bene in mente la specificità di una realtà che non può né deve venire a patti con i principi distruttivi e omogeneizzanti della globalizzazione, pena far diventare Forte dei Marmi, né più né meno, che una delle tante località dove il senso del passato e della Storia, peraltro già compromessi, rischiano di scomparire del tutto. Solo se sapremo mantenere le nostre radici, potremo difenderci e difenderle dalle contaminazioni che mirano, spesso inconsapevolmente, ad estirparle.

Veniamo ora alle polemiche che hanno seguito, in questi ultimi giorni, questa vicenda. Polemiche, invero, strumentali di chi, soprattutto, ha teso a vedere nei nostri articoli una singolare coincidenza rispetto alla data di assegnazione della gara di appalto. Effettivamente una coincidenza, ma solo temporale, c'è stata, ma per il resto si è trattato di un caso fortuito che il sottoscritto sia venuto a conoscenza di ciò che sta accadendo. Bruno Murzi, candidato a sindaco di Noi del Forte, ha ritenuto, a scanso di equivoci, fosse il caso di rimettere in discussione l'iscrizione di una sua candidata nella lista e quest'ultima ha ritenuto di dover fare un passo indietro, ma, sia chiaro, nessuno glielo ha chiesto e, tantomen, nessuno ne aveva messo in dubbio buona fede e onestà di intenti. E' indubbio e questo il caro Murzi ce lo concederà, che rappresentare, sia pure formalmente, una società distante quattrocento chilometri che vuole prendere in gestione una spiaggia del Forte e, allo stesso tempo, candidarsi a consigliere comunale per una lista che il cui principio base è il senso di appartenenza alla comunità locale e che si chiama, per di più, Noi del Forte, può apparire contraddittorio. 

Quanto al resto della truppa, c'è stato, pare, chi non ha gradito alcune nostre esternazioni di carattere politico, in particolare relative alle critiche che abbiamo manifestato nei confronti dell'attuale giunta, ma, nella fattispecie, verso il Pd. Il sottoscritto, a torto o a ragione e secondo lui, ovviamente, a ragione, ritiene che il Partito democratico sia, in questo momento, il principale nemico dekll'Italia e del popolo italiano. Mai, nella storia di questo disgraziato Paese se non, forse, ai tempi delle foibe titine e della espulsione di migliaia di italiani dalla ex Jugoslavia, si era vista una formazione politica quale, appunto, l'attuale Pd non a caso erede diretto del Pci filo comunista di Tito di allora, rappresentare tutto ciò che osteggia e fa a cazzotti con il nostro spirito nazionale e la nostra identità qualunque essa sia. Mai, a memoria, ci eravamo imbattuti in un simile sentimento antitaliano che risale, purtroppo, alle degenerazioni sessantottine che hanno prodotto un substrato di basso spessore in cui tutto ciò che è italiano veniva sistematicamente identificato con tutto ciò che era stato fascista. 

Viene da ridere, poi, quando si legge di candidati che si spacciano per civici, quando, in realtà, si tratta di personaggi legati a filo doppio - per necessità o per convinzione - con i soliti gruppi della partitocrazia marcia e defunta nel cuore della gente. 

Come avrete visto, in queste elezioni come in tutte quelle che l'hanno precedute e come saraà in tutte quelle che seguiranno, la Gazzetta di Viareggio e tutte le altre Gazzette rinuncia aprioristicamente a ogni tipo di pubblicità politica e partitica. A noi i partiti fanno schifo e la politica, così com'è intesa ossia esasperazione del compromesso e ricerca esasperata del consenso, lo fa altrettanto.

 


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