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Cronaca

Addio Didala, la città in lutto piange la “partigiana per amore”

giovedì, 26 aprile 2012, 21:30

di Letizia Tassinari

Si è spenta da poche ore, Didala Ghilarducci. Lei, la partigiana per amore, che per le celebrazioni del 25 aprile, festa della Liberazione, nonostante i suoi 91 anni, compiuti il 26 febbraio, era presente a Sant'Anna di Stazzema, accanto al sindaco Michele Silicani, è morta. Sembrava dormisse, quando i familiari l'hanno trovata sul divano della sua casa al Varignano. E invece ci ha lasciato. Per sempre.

Figlia di una famiglia di sinistra dove il padre, un marinaio viareggino, non hai mai avuto la tessera del fascio, era la storia vivente. Ex staffetta partigiana delle Brigate Garibaldi ha sempre ricordato bene gli anni della seconda guerra mondiale, quelli che l’hanno portata a lasciare la propria casa in via Mazzini, dove viveva con il giovane marito Chittò, per andare al freddo, lassù sulle Alpi Apuane. Giorni lontani, ma vicini, dei quali, fino a ieri, ha parlato nelle scuole, come una nonna farebbe con i propri nipoti, o meglio una bisnonna, quale era, di quattro bei ragazzi, tutti maschi e figli del suo unico figlio Riccardo. Anni addietro, chi scrive, ebbe modo di intervistarla. Era una donna speciale, e di una dolcezza infinita. La sua storia, che è la storia di tutti i partigiani di Italia, “di un quotidiano eroismo e di semplice profondità”, l'ha immortalata in un libro, parlando degli uomini e delle donne che nel secolo scorso, come lei, affrontarono le dure prove della vita di quegli anni. “Conobbi mio marito che ero ancora studentessa a Le Mantellate”, mi raccontò durante il nostro incontro: lui, coetaneo. frequentava il liceo classico Carducci. E il loro fu un grande amore, legato anche dalla comune opposizione al fascismo, che li portò a sposarsi nel pieno della guerra e ad avere un figlio, nato il 2 settembre del 1943, nei giorni più terribili. Insieme, con il bimbo di soli sette giorni, partirono per i monti, con i partigiani, dormendo sotto i castagni, finchè era caldo, e mangiando quello che riuscivano a trovare da qualche contadino. Ricordo come fosse ieri i suoi occhi quando mi parlava dell’acqua gelida dei ruscelli di montagna che le serviva per dissetarsi e di quella intiepidita dal sole per lavarsi. “D’inverno, per dormire, il giaciglio più riparato era nei rifugi, sulle vette più alte”, mi disse. Una scelta, quella dei monti, durata fino a quando, dopo un anno, il sogno di vita di Didala si infranse nella morte dell’amato compagno di vita e di ideali. Era l’ estate del ’44, quando lo scempio nazista raggiunse l’apice e nel corso di una perlustrazione il marito Chittò fu trucidato e Didala Ghilarducci, appena 20enne, rimase vedova nello stesso mese segnato dalla strage di Sant’Anna.

Ed è da allora che la partigiana per amore divenne la custode della memoria di quegli eventi. Sui quei monti aveva sentito le raffiche degli spari dei nazisti, e visto i tedeschi dare fuoco a tutto. Aveva visto il sangue, quello degli innocenti e di chi lottava per la libertà”. Fino a ieri, il suo impegno antifascista, l'ha portata non solo a dirigere l’Anpi di Viareggio ma a raccontare, finchè ha avuto fiato, cosa abbia significato essere partigiani. Le ultime parole pubbliche, toccanti, sono quelle del suo intervento di ieri a Sant'Anna di Stazzema, dopo l'ascolto della canzone di Concato: “Il 25 aprile è la festa dei partigiani, purtroppo però di partigiani siamo rimasti in pochi. Ma finché il tempo mi sarà dato, io sarò con i giovani e racconterò le mie esperienze”. Il tempo, però, si è spezzato oggi. Lasciando tutti in una tristezza infinita.

Di Didala Ghilarducci rimarrà però sempre il ricordo. Cos'era per lei la libertà, le chiesi anni addietro, e la sua risposta è ancora nitida nella mia mente: “Io so cosa non è la libertà. Non poter leggere libri stranieri, non poter ascoltare musica jazz e non poter parlare di antifascismo”. La libertà, per Didala, è stata una dura conquista. Ora, da parte nostra, va difesa, e la storia va ricordata: “per non dimenticare”.

La camera ardente, per l'ultimo saluto, sarà allestita domattina alle 10, alla sede dell'Anpi. E Viareggio ci sarà tutta.


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