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Camaiore

Del Dotto galoppa verso fine mandato. La squadra, l’opposizione, le prossime elezioni: il sindaco si racconta tra passato e futuro

venerdì, 22 ottobre 2021, 11:59

di diego venturini

Alessandro Del Dotto, 40 anni, avvocato, sindaco di Camaiore in carica. Dopo l’esperienza da consigliere comunale di minoranza nel secondo mandato Bertola, è riuscito a vincere le elezioni nel 2012, ad appena trentuno anni. Nel 2017 è stato riconfermato primo cittadino, superando il 50 per cento dei consensi direttamente al primo turno, contro tutti i pronostici. 

Del Dotto, stiamo arrivando alla fine della sua esperienza come sindaco di Camaiore. Guardando a ciò che è stato, ha qualcosa da recriminarsi?

L’esperienza maturata in questi nove anni è tanta, tantissima. Sicuramente, lavorare con questo bagaglio già all’inizio del mio primo mandato mi avrebbe giovato molto di più, soprattutto nei primi due anni e mezzo. Un periodo in cui si aprivano i cassetti e si trovavano i problemi che il comune si portava avanti da decenni. C’è voluto il suo tempo, ed è stato un bene, ma, con una più profonda conoscenza in ambito amministrativo, nell’immediato avrei potuto dare risposte più precise. Questo forse è l’unico mio rimpianto.

Tirando le somme, quindi, un buon operato.

Direi di sì. So che abbiamo lavorato nell’interesse del territorio: a giudicarci devono essere i cittadini. Ovviamente, se dicessi che abbiamo fatto tutto bene direi una baggianata. Errare è umano, e con gli anni cambiano le priorità, i bisogni, le necessità, e di conseguenza anche le scelte da prendere. Nei lunghi cammini mutano le sensibilità, insorgono gli imprevisti, e il Covid ci insegna anche questo. Attuare il programma per filo e per segno diventa complesso e anche dannoso per un comune, il quale negli anni si evolve facendo emergere nuove e diverse impellenze. Sicuramente ci sono due colonne portanti che non sono mai venute meno: i valori e i metodi di lavoro.

Nel 2012 soffiava il vento del rinnovamento, la voglia del nuovo. L’ascesa di Renzi e la comparsa sulla scena politica del MoVimento 5 Stelle ne è una prova. E lei, data anche la sua giovane età, incarnava perfettamente questo sentimento popolare.

Il pregio della mia elezione è stato quello di essere giovane, pieno di energia e entusiasmo, cose che conservo tutt’ora; il difetto, invece, quello di avere un lato di incoscienza: nessuno ti insegna a fare il sindaco, nemmeno l’esperienza da consigliere. Questo anche perché esiste una grande verità: ogni epoca ha il suo sindaco, e non si è sindaci per tutte le epoche. In questo particolare momento storico, se arrivasse qualcuno di astruso e nuovo che piomba a fare il sindaco nel 2022, probabilmente si rischierebbe di perdere dei treni che poi non passano più, come l’occasione rappresentata dai fondi del Pnrr. I temi del nuovismo e della rottamazione hanno lasciato il posto alla voglia di sicurezza e competenza.

“Ogni epoca ha un suo sindaco”. Questa frase l’ha detta anche Marcello Pierucci, suo attuale vice e assessore, nonché candidato primo cittadino del centrosinistra per il prossimo anno, durante la presentazione della sua, appunto, candidatura. Adesso, come dite entrambi, serve competenza. Pensa che Pierucci incarni bene questa richiesta?

Sicuramente. Marcello è l’offerta migliore che potevamo fare alla città. Non nego che, se ci fosse stato un terzo mandato, c’avrei pensato. Ma sono certo che Marcello possieda competenza, esperienza e consenso, caratteristiche necessarie per vincere e per essere un bravo sindaco. Marcello, come me, è il prodotto di un bel lavoro di squadra che va avanti da dieci anni. Una squadra in gamba, capace, ma che non ha paura di dire “ho sbagliato”, chiedere scusa e magari riavvolgere il nastro: l’autorevolezza di una classe dirigente passa anche da lì.

La squadra. Il fulcro, a suo dire, dell’azione di governo. Il centrosinistra a Camaiore è forte, c’è poco da dire. Una compagine radicata sul territorio, preparata, che, almeno dall’esterno, sembra aver lavorato in sinergia. Ma non è sempre stato tutto rose e fiori. La lista di Fabio Pezzini, Camaiore nel Cuore, era sua alleata nel 2017, ma poi le ha girato le spalle durante questo mandato. A cominciare dalle dimissioni dell’assessore Carlo Alberto Carrai nel luglio 2018.

In dieci anni da sindaco, non ho mai fatto fuori un assessore. Gli unici fatti che mi avrebbero costretto alla rimozione dagli incarichi sarebbero stati fenomeni di corruzione o conflitti di interesse, inconciliabili con il ruolo di amministratore: questo, con me, non è mai successo. L’ex sindaco Bertola diceva che i suoi assessori erano come gatti sull’Aurelia: se non lavoravano bene, lui li mandava a casa. Io, invece, ho sempre privilegiato il senso di squadra. Questo non vuol dire coprire le responsabilità degli assessori, ma rimediare ai possibili errori. Se c’è da recuperare una mancanza, lo si fa e basta, per il bene del comune. Tutti siamo in grado di sbagliare. La mia giunta è, per l’appunto, una squadra, e io sarò in squadra con loro fino alla fine.

Nonostante Carrai, la lista di Pezzini è rappresentata dall’assessore Sandra Galeotti, sua fedelissima, e dai consiglieri comunali. Con questi ultimi come sono, adesso, i rapporti?

I consiglieri di Camaiore nel Cuore sono formalmente usciti dalla maggioranza solo quest’anno, in polemica con me su alcuni temi, come quello della partecipazione. Avevo offerto anche ad uno di loro, Marco Lunardelli, di prendere proprio la delega alla partecipazione per lavorare su questo tema, ma ho ricevuto un ‘no’. Se mi poni un problema, ti offro la soluzione e la rifiuti, allora devo pensare che sei solo in cerca di un pretesto per uscire. Al momento, hanno fatto sapere che in aula voteranno analizzando volta per volta le nostre proposte.

Dopo la batosta alle urne nel 2017, dove lei è riuscito a stravincere al primo turno, il centrodestra camaiorese non ha passato e nemmeno ora sta passando un bel periodo. Nonostante abbiano avuto cinque anni per prepararsi, sembra stiano ancora litigando sul nome da candidare il prossimo anno. All’opposizione in consiglio, invece, come si sono comportati?

Ci sono state fasi alterne. Da momenti di opposizione becera ed estrema, a fasi di proposizione costruttiva. I singoli consiglieri di minoranza, invece, si sono posti in modo diverso a seconda delle indoli personali. Noi abbiamo sempre detto “guardate, noi vogliamo fare questo lavoro, e non abbiamo la pretesa di essere gli unici a saperlo fare”. Siamo sempre stati disponibili ad accettare idee e proposte. Per esempio, il salvataggio della Pluriservizi durante il primo mandato è stato possibile grazie anche al contributo della minoranza, a partire da Alberto Matteucci, mio sfidante nel 2012. Un lavoro simile lo stiamo facendo anche adesso nelle commissioni per il piano operativo, dove si lavora insieme e in armonia. Un rapporto con l’opposizione sicuramente diverso rispetto a quello che c’era prima di me.

In ogni caso, dai partiti o comunque dal mondo del centrodestra arriverà, prima o poi, il nome dell’avversario numero uno di Pierucci. Si fanno tanti nomi, da Claudia Bonuccelli a Riccardo Erra, da Pierfrancesco Pardini a Marcello Mancini, da Massimiliano Micheli a Marco Daddio, con la mina vagante Giampaolo Bertola pronta a scendere nuovamente, e ancora una volta, in campo. Inoltre, non è raro che, dopo dieci anni di mandato, un comune tenda a spostarsi politicamente verso la fazione opposta. Pensa che, considerando anche tale inerzia, almeno uno di questi nomi possa avere la meglio su Marcello Pierucci?

Ovviamente, come ho detto, si apre un ciclo nuovo e la cittadinanza sceglierà chi saprà interpretarlo meglio. Non penso, però, che ci sia questa gran voglia di cambiamento da parte dei camaioresi rispetto agli ultimi dieci anni. Sicuramente ci sono priorità diverse, nuove, in larga parte dovute al Covid e alle sue conseguenze. Tutti noi, oggi più che mai, abbiamo bisogno di certezze: sarà una campagna elettorale sana se si parlerà di cosa ci aspetta dopo questo periodo buio e triste per il mondo intero. E soprattutto, non sarà, come dicono, un referendum sulla mia persona, visto che non mi candiderò neanche come consigliere comunale.

Ma, anche se non da candidato, sarà comunque in primo piano nella prossima campagna elettorale, no?

Nella misura in cui ci sarà bisogno, sì.

Tra più o meno otto mesi la sua esperienza come sindaco di Camaiore terminerà. Che Alessandro Del Dotto ci dobbiamo aspettare per il futuro?

Continuerò a fare l’avvocato, ma sicuramente non abbandonerò la politica attiva.

Qualcuno dice che lei si vorrebbe candidare in Parlamento nel 2023. Conferma?

Sono cose che non si decidono ora. Se nessuno te lo propone o non si concretizza l’occasione, nemmeno ti poni il problema. Non sono più i tempi in cui i sindaci, finito il mandato, vanno sparati in Regione o a Roma. Sicuramente metterò a disposizione la mia esperienza alla coalizione che, speriamo, amministrerà Camaiore dal 2022. E non significa per forza avere incarichi, sia ben chiaro.

Lei Del Dotto è un uomo di partito?

Sì, ma con una concezione di partito diversa da quella che il mio partito ha oggi. Ho sempre detto che il Pd non è autosufficiente, che c’è bisogno di dialogo, di coalizioni, di mettersi al passo coi tempi. Il Pd è ancora un punto di riferimento ed ha una classe dirigente molto forte e molto rappresentativa, soprattutto a livello locale. Ma lo schema organizzativo e di proposta è del tutto sfasato rispetto alla nostra epoca. Qual è la funzione di un partito? Governare a tutti i costi o tornare a rappresentare?

E l’offerta politica?

Ci sono argomenti di cui il Pd non parla. Poniamo il tema della tutela delle partite iva. Nell’Ottocento la Sinistra si occupava degli operai perché nessuno se ne interessava. Adesso i lavoratori sono molto tutelati nel nostro paese, dall’assistenza sanitaria alla pensione, ma il nuovo operaio degli anni duemila, a partire dalla mia generazione, è la partita iva: tutto quel mondo di autonomi che dev’essere maggiormente considerato. Ne sento parlare Salvini, con un’offerta semplicemente retorica, e non ne sento parlare il mio partito.

E questo silenzio è dato dall’assenza di idee? Dall’incapacità di creare la ricetta giusta?

Se, negli alti gradi del partito, a fare i dirigenti, c’è gente che non ha contatto con la realtà quotidiana e non sa di cosa si parli, è ovvio che il partito non dice niente. Ma quello delle partite iva è solo un argomento: il tema del rapporto economia-ambiente, che sarà campale nel futuro, dovrà essere sviluppato in maniera seria e attenta. Il Pd ha una base potentissima, composta soprattutto dai dirigenti locali, ma con una distanza siderale dall’ambiente organizzativo centrale, dove il partito è praticamente sfaldato.

Un uomo di partito, quindi, che però è critico nei confronti dello stesso.

C’è sempre da migliorare. Per questo mi piacerebbe mettere a disposizione la mia esperienza di profondo contatto con il territorio, affinché sia un valore aggiunto per il Pd, quantomeno territoriale. Magari non sarà possibile con il partito a livello regionale, con il quale ho avuto e continuo ad avere signori scontri. Diciamo che non ho buonissimi rapporti con i piani alti.

Questo pensa che possa metterle i bastoni tra le ruote per una sua futura carriera?

Probabilmente sì.

Gliene frega qualcosa?

Tendenzialmente no, dato che sono più portato a rimanere nel mezzo alla gente e meno propenso agli ordini di scuderia.

Ci dia un suo pronostico finale sulle prossime elezioni comunali a Camaiore.

È una partita molto aperta. Più aperta rispetto a cinque anni fa, per ovvie ragioni. Ma i pronostici non li ho mai amati, nemmeno quando ero candidato io. Li vedo come una mancanza di rispetto verso gli elettori, che non sono stupidi e sapranno scegliere sui contenuti e non solo sulle persone. Siamo in un’epoca strana. Camaiore tendenzialmente è una terra di centrodestra, soprattutto a livello nazionale, ma i camaioresi sono persone molto intelligenti e pragmatiche, che, a scanso di ideologie, scelgono chi incarna la proposta migliore per il bene del loro comune. Per questo credo che Marcello Pierucci abbia delle grandissime chanches.

Visto che si parla di comunali… Lei a Roma chi avrebbe votato?

Un pensierino su Carlo Calenda l’avrei fatto. Ho conosciuto e apprezzo Gualtieri, ma ho sentito Calenda più vicino al ruolo che un sindaco normalmente ha. Molto poco ideologico ed estremamente pragmatico.


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