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Le mamme italiane destinate all'estinzione

venerdì, 10 febbraio 2017, 20:21

di aldo grandi

Persi come siamo in questa folle corsa verso non si sa nemmeno bene dove, non ci rendiamo conto - tantomeno se ne accorgono i nostri amministratori pubblici - che la nostra società, vorremmo anche aggiungere la nostra civiltà, quella occidentale, come le sue colpe e i suoi meriti, con la sua storia millenaria, sta per esalare l'ultimo respiro. A dirlo non siamo noi, sono i numeri e i dati diffusi dalla Asl relativamente alle nascite negli anni 2015 e 2016 all'interno dell'area di riferimento e negli ospedali di competenza: Pistoia, Firenze, Empoli, Pescia, Prato. Essi parlano di un rapporto di 1 a 3 nella migliore delle ipotesi, ma in alcune realtà siamo già all'1 a 2 e, a Prato, siamo ad un passo dal... sorpasso. Infatti, se guardiamo con attenzione, vediamo che nel 2015, all'ospedale Santo Stefano, dei 2 mila 444 naonati, 1334 sono stati partoriti da mamme italiane e 1110 da madri straniere. L'anno scorso, il 2016, sono stati registrati 2 mila 502 nascituri le cui mamme italiane sono state 1261 contro le mamme straniere che hanno toccato quota 1241. E' evidente che quest'anno ci sarà il sorpasso. Questi, cari amministratori di Sinistra (e di destra) sono numeri impietosi, che vogliono dire solo e soltanto una cosa: tempo 30, forse 40 anni, gli italiani di origine italiana saranno solo una minoranza e i nuovi italiani, ammesso che lo diventino, avranno nel cuore, così come nella testa, non certamente Manzoni o la Divina Commedia, le nostre tradizioni gastronomiche o la nostra cultura, i nostri usi e costumi e la nostra più o meno sentita religione. No, se ne fregheranno di ciò che siamo stati.

La verità è che questa classe rammollita e ideologizzata di politicanti da strapazzo, di amministratori pubblici degni di essere presi a calci nel culo, hanno svenduto la nostra identità nazionale per un pugno di lenticchie sull'altare del pregiudizio razziale, dimenticando che difendere ciò da cui veniamo è difendere una società tollerante in grado di educare anco più che imporre un sistema di valori e di vita che niente, purtroppo, ha, spesso, a che vedere con i Nuovi Venuti.

Sembra che tutto ciò che appartiene al nostro passato, di bello e di brutto, di rosso e di nero, di antico e moderno, debba essere sacrificato in nome di un'accoglienza a senso unico quasi dovesse essere il prezzo da pagare per chissà quali peccati originali. Siamo pronti a ucciderci tra italiani solo perché animati da opinioni e convinzioni diverse, non esiste più un senso di appartenenza se non quello fomentato e causato dalla lotta di classe, dalla lotta tra chi possiede e chi non ha, tra chi lavora e chi no, tra chi crede nel Pensiero Unico Dominante e lo vuole imporre e chi, al contrario, non ci sta a soccombere e resiste. Resiste. Resiste.

La responsabilità di questo crollo, di questa tragica evidenza ricade in coloro che hanno creduto fosse inutile sentirsi italiani e più importante comunisti ossia legati a una ideologia per la quale tutto ciò che non è contemplato da essa è una sovrastruttura voluta da una classe dominante - la borghesia - per sottomettere e sfruttare un'altra classe - il proletariato - che nemmeno esiste più. Eccoli i risultati. E se tutto ciò poteva avere una ragione all'indomani del genocidio della seconda guerra mondiale, oggi non ha più senso ed ecco, allora, il risvegliarsi di un senso di appartenenza, di un bisogno di appartenenza, di una necessità di appartenenza che viene definita dagli intellettuali radical chic e choc, populismo o, peggio ancora, razzismo o anche fascismo. Non è così, fortunatamente. E', semplicemente, il desiderio antropologico-culturale di sentire dentro di sé le radici della propria esistenza, del proprio passato, qualunque esso sia, con i suoi errori e le sue tragedie, ma consapevoli di esservi appartenuti e da esso derivare. 

Ha detto bene Marine Le Pen alcuni giorni fa: «Non ci sono e non ci saranno altre leggi e valori in Francia, altrimenti che francesi. Tutti coloro che sono arrivati e si sono installati in Francia lo hanno fatto per trovare la Francia e non per trasformarla ad immagine e somiglianza dei loro Paesi d’origine. Se avessero deciso di vivere come a casa loro, sarebbe stato sufficiente che vi restassero». Sottoscriviamo.


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