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Gionata chi?

lunedì, 20 marzo 2017, 22:27

di aldo grandi

A ognuno, nella vita, dovrebbe spettare, almeno, un quarto d'ora di celebrità. Anche a chi, non avendo la pazienza di informarsi, finisce per scrivere inesattezze e, soprattutto, dimostrare una ignoranza elevata all'ennesima potenza. A noi dispiace che qualcuno, tra i politici e i politicanti da strapazzo che albergano in Versilia, se la sia presa per un articolo apparso qualche giorno fa e che ha totalizzato, mai accaduto prima, alcune migliaia di visualizzazioni soltanto perché denunciava un ipotetico accordo sia pure tacito tra un esponente del centrosinistra candidato a sindaco, Michele Molino e il vice-coordinatore regionale di Forza Italia Massimo Mallegni. L'articolo non era firmato e la cosa ha suscitato qualche polemica al punto che tale Gionata Paolicchi, del quale non conoscevamo ne conosciamo il profilo professionale apprendendo, proprio ora, che si occupa di pesca - beato lui - proprio dialogando su facebook con il signor Bruno Murzi, candidato a sindaco di una lista civica, ha avuto a che dire sia sull'articolo, sia sul fatto che non fosse firmato, sia sul giornale, la Gazzetta, che pubblicherebbe 'stronzate', un giornale, come scrive 'amatoriale' con un direttore - il sottoscritto - non iscritto all'albo mentre lui, il Gionata Paolicchi, all'albo - quale?, quello delle figurine Panini? - è iscritto da decenni. Noi non sappiamo quale sia il grado di cultura e di conoscenza storica, oltreché religiosa del Nostro, ma se non rammentiamo male, Gionata era il nome di un personaggio biblico passato alla Storia per il coraggio indomito.

Coraggio che, sinceramente e nonostante le, sicuramente, non facili imprese in qualità di fotografo e regista di immagini e filmati di spessore sportivo, non pare appartenga al giornalista Gionata Paolicchi iscritto all'albo dei giornalisti pubblicisti della Toscana il quale dimostra anche una profonda ignoranza e, se ce lo consente - ma anche se non ce lo permette - non ci risulta che abbia militato in qualche quotidiano d'assalto o similare come cronista e noi, purtroppo, abbiamo il brutto difetto di riconoscere, al di là delle tesserine rilasciate dall'ordine, la patente di colleghi e di giornalista a chi, nella vita, ha passato più della metà dein suoi giorni a spaccarsi il fondoschiena nel cercare - e trovare - notizie. Questa è, secondo noi, la vera e unica distinzione che fa la differenza tra un giornalista e un cronista. E mentre il primo non è detto che sia anche il secondo, non può esserci un secondo che non sia anche il primo.

Gionata Paolicchi si domanda come mai il pezzo non sia firmato. Forse, è dai tempi del Popolo d'Italia diretto da un giornalista con i controcoglioni rispondente al nome di Benito Mussolini, che un pezzo politico senza firma viene attribuito al direttore che è sempre, comunque, responsabile. E se il Gionata fosse andato a dare un'occhiata si sarebbe accorto che, sulla homepage de La Gazzetta di Viareggio, c'è ben scritto sia il numero di iscrizione del periodico al tribunale di Lucca sia il nome del suo direttore ossia chi scrive.

Quanto all'iscrizione all'albo, caro Gionata, in quello della Toscana, non lo avrebbe mai trovato per il semplice motivo che Aldo Grandi è, da sempre, iscritto all'ordine dei giornalisti professionisti di Roma e del Lazio dal 1992. Se, poi, avesse avuto un po' più di umiltà abbinata anche ad un minimo di competenza professionale, avrebbe approfondito la ricerca come fa una buona penna e si sarebbe accorto, digitando su Google il nome del direttore ir-responsabile della testata - sempre l'autore di queste righe - che nella sua lunga, ma ancora, si augura, breve carriera ha pubblicato qualcosa come undici volumi per case editrici quali Rizzoli, Baldini&Castoldi, Einaudi, Sperling&Kupfer, Mursia oltre a scrivere per il Corriere della Sera e per la Nazione. Come vede di amatoriale c'è ben poco.

Le 'stronzate' cui lei, caro Gionata, fa riferimento, sono quelle che lei scrive con tanta facilità, come si addice di questi tempi, tra voi amanti dei social, Facebook in primis, dove pensate che si possa scrivere tutto e il contrario di tutto senza il benché minimo discernimento e senza credere che, magari, qualcuno può leggerle e comprendere il vostro livello di intelligenza. Nel suo caso, mi creda, davvero misero. Ma se a lei è sufficiente, per sentirsi qualcosa, una tessera professionale, prego si accomodi. In fondo questo, l'Italia, dal fascismo alla partitocrazia, è sempre stato il paese delle tessere.

 

 


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