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Cristiana Francesconi, una leonessa a difesa della libertà di stampa

venerdì, 9 febbraio 2018, 22:53

di aldo grandi

Se lo merita. Senza ombra di dubbio. Da sette anni da quando, cioè, è nata la Gazzetta di Lucca fondata da questo umile scribacchino di provincia, lei, a titolo gratuito, ha accettato di assistere in qualità di avvocato il suo direttore dalle innumerevoli cause per diffamazione a cui è stato sottoposto. Cristian Francesconi non è solamente un avvocato, ma qualcosa di più: un'amica, una confidente, una complice a volte e sempre, comunque, una paladina che si erge a difesa della libertà di fare critica e informazione, spesso lontano anni luce dai criteri del cosiddetto PUD (Pensiero Unico Dominante). Grintosa e allo stesso tempo sensibile, combattiva e coriacea di fronte alle presunte ingiustizie e alle palesi ipocrisie che sovente imperversano nell'arena legale, Cristiana Francesconi ha scelto, sin da subito, di militare da quella che Barbara Pavarotti ha definito, a tutti gli effetti, la parte sbagliata, fuori e al di sopra delle righe, ossia quella su cui si attestano le Gazzette accompagnate dal loro fondatore. Questa vittoria, questa riparazione decretata dal tribunale del riesame nei confronti di un provvedimento come il sequestro preventivo di alcuni articoli apparsi nella rubrica Coglioni in divisa sulle Gazzette di Pistoia, Massa e Carrara, del Serchio e di Viareggio, per assoluta assenza di procedibilità e non soltanto, dimostrano l'attaccamento di questa donna alla causa della verità e del buonsenso. Il 7 febbraio il suo assistitito, ossia chi scrive e lei stessa sono stati ascoltati dai giudici del tribunale del riesame che hanno ravvisato, nel loro giudizio finale, la palese incongruenza del provvedimento anche e, soprattutto, in nome dell'articolo 21 terzo comma della Costituzione.

Il sottoscritto non può non ringraziare questo avvocato del foro di Lucca, ma residente a Lido di Camaiore e con studio a Viareggio, che ha sacrificato ore di lavoro per dedicarsi a difendere e combattere per l'affermazione del diritto di ogni giornalista a scrivere ciò che vuole in quanto fondamento del principio costituzionale della libertà di stampa e di espressione. Cristiana Francesconi non è una che si tira indietro di fronte alle difficoltà e ai potenti, ma è altrettanto saggia e lo ha dimostrato, nel saper modificare tattica e, perché no?, strategia a causa in corso. Si è battuta come una leonessa contro gli antagonisti che ci avevano querelato senza ragione e ha vinto, ha battuto un funzionario della Sinistra che non aveva gradito alcuni aggettivi, ha sconfitto, dimostrando l'esattezza delle affermazioni contenute nell'articolo, il rappresentante di un colosso dell'accoglienza agli immigrati e altre battaglie ha combattuto, qualche volta subendo piccole ferite, ma, alla fine, riportando rinfrancanti vittorie. Come, appunto, è questa relativa al ricorso da lei presentato contro il provvedimento di sequestro preventivo degli articoli apparsi sulle Gazzette, richiesto dal Pm, convalidato dal Gip su iniziativa del comandante provinciale dell'Arma di Lucca colonnello Giuseppe Arcidiacono.

Non è, si badi bene, la vittoria di Aldo Grandi ossia dello scrivente, ma la vittoria del principio della libertà di stampa sancito dalla nostra Repubblica laddove il sequestro preventivo può essere disposto soltanto nei casi previsti dalla Costituzione e dalla legge per cui esiste, proprio una riserva in tal senso.

Nessuna rivincita, ci sentiamo di aver ottenuto, ma l'unico pensiero va all'appuntato Domenico Ricci, medaglia d'oro al valor civile, massacrato dalle Brigate Rosse a via Fani e fratello del suocero dell'autore di queste righe. Mai, infatti, questa Gazzetta e le sue consorelle avrebbe accettato l'onta di essere denunciato per vilipendio delle Forze Armate e, nella fattispecie, dell'Arma dei carabinieri. 

I giudici del tribunale del riesame hanno ristabilito la Giustizia e avvalorato il buonsenso.  

 


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