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Ce n'è anche per Cecco a cena

Ci ha rovinati Berlinguer

lunedì, 6 agosto 2018, 13:12

di barbara pavarotti

Il partito democratico? Gira una definizione divertente: è il partito della ZTL, rinchiuso in un recinto fortemente arroccato al proprio interno e alimentato dalla convinzione della propria superiorità morale. Il partito che non ha più nessun rapporto con il popolo che definisce, anzi, populista. Il partito della “casta” che disprezza i “barbari” che l’hanno bocciato alle elezioni. Elettori - la stragrande maggioranza degli italiani – che non hanno capito nulla e si sono affidati ad altri barbari moralmente inferiori. Il Pd è sorretto in questo giudizio dalla quasi totalità della stampa e tv che, non a caso, viene sempre più snobbata dai cittadini “barbari”.

In questa melassa propagandistica gli articoli davvero interessanti, che dicono qualcosa di nuovo sono rari. Abbastanza clamoroso è dunque uno del direttore responsabile di “Libero”, Pietro Senaldi, che rovescia un mito fin qui intoccabile, a sinistra come a destra: quello di Enrico Berlinguer. Scrive Senaldi: “A rovinare la sinistra per le future generazioni fu Enrico Berlinguer, quasi quarant' anni fa. I compagni avevano ancora le mani e la testa sporche di sangue, i più vecchi per la guerra civile e i più giovani per il terrorismo rosso, e il segretario del Pci lanciò la questione della superiorità morale. Il dogma in base al quale a sinistra sono più buoni, onesti e puri geneticamente, per diritto di nascita, a prescindere dalle loro azioni, elevati dal solo fatto di dichiarare la giustizia sociale come loro ideale. Anziché farsi una risata, l' Italia gli credette. A sinistra diventarono tronfi e spocchiosi fino al razzismo e a destra nacque il complesso d' inferiorità verso i compagni che fino all' avvento di Salvini ha contraddistinto chiunque non appartenesse all' élite culturale sinistrorsa.

Da allora lo scontro politico per i progressisti si è ridotto alla lotta tra i buoni e i cattivi, tralasciando ogni reale confronto sui contenuti. Di ciò la sinistra è morta, la sua politica si è autoconfinata alla demonizzazione dell' avversario, tralasciando qualsiasi tentativo di adeguarsi ai tempi e dare risposte pratiche alle esigenze degli elettori e perdendo il contatto con il Paese reale. La sinistra non si è più preoccupata dei problemi né tantomeno delle soluzioni, diventando squisitamente ideologica e limitandosi a bastare a se stessa.
Ma se passi la vita a guardarti l' ombelico, sbatti contro il muro e gli altri ti mollano”.

Non ha tutti i torti Senaldi. Ogni santo giorno ci si rende conto di questa tara che affligge il mondo progressista e che, come scrive il direttore di Libero “ da plus si è trasformata in maledizione, talvolta tragica, spesso comica. La sinistra è talmente compresa nel ruolo salvifico dell' umanità che si è assegnata da sola da essere diventata intimamente razzista”.

Sì, se per razzisti si intendono tutti coloro che sono convinti della propria superiorità, di essere sempre nel giusto e chi disprezza chiunque abbia un pensiero diverso, tale da non essere degno nemmeno di essere ascoltato. Anzi deve essere ripudiato e isolato. Anche così nacquero i regimi totalitari, con una parte della popolazione appecoronata a una classe dirigente che si credeva un’élite, intenta a domare menti e coscienze, convinta di essere – lei sola – nel giusto.

Riflettiamo, gente, riflettiamo su questo razzismo più che palese, ormai. Da una parte la plebe ignorante, preda delle sirene dei vari Salvini o Di Maio, e dall’altra loro, gli illuminati. Gli unici e soli destinati, secondo loro, a salvare l’umanità.

 

 


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