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Ce n'è anche per Cecco a cena

Del Ghingaro sindaco di Viareggio, confesso che ho sbagliato

giovedì, 31 gennaio 2019, 15:42

di aldo grandi

Con Giorgione Del Ghingaro ci conosciamo da tanti anni, dai tempi del suo primo mandato a Capannori e da quando, lo ricorderà benissimo, i rapporti con La Nazione redazione di Lucca allora guidata da Remo Santini erano diventati così pessimi che più pessimi non si può. Le cose della vita hanno, poi, portato a Viareggio, come sindaco, lo stesso King George e, guarda caso, a capo della redazione viareggina della Nazione quello stesso Remo Santini che, a quei tempi, sfornava una rubrica denominata il Capannorotto in cui non ne passava una a Giorgione nostro. Adesso non sappiamo se i rapporti tra i due sono migliorati e, francamente, nemmeno ci interessa più di tanto. Quel che ci interessa, invece, è prendere atto, con rammarico e delusione, di aver sbagliato quando, al momento delle elezioni amministrative di Viareggio, il sottoscritto e la sua Gazzetta, appoggiarono nemmeno tanto velatamente l'attuale primo cittadino di Viareggio. All'epoca era, a pensarci bene, un altro mondo, e chi scrive fu attratto da quella sorta di mania della concretezza e del pragmatismo che, indubbiamente, oltre ad una indiscutibile esperienza amministrativa e di governo, il Nostro portava con sé. In più, sembrava e, probabilmente lo era, avversario esplicito della nomenklatura del Pd con quest'ultimo che, ricordiamo bene, non lo voleva nemmeno iscritto nelle sue file. Di acqua e non solo, sotto i ponti ne è passata parecchia, e a distanza di anni ci ritroviamo un primo cittadino che si è schierato, da sempre, con il gauleiter della Regione Toscana Enrico Rossi, politicamente il peggio del peggio e storicamente anche di più. Adesso ci dobbiamo anche sorbire il comunicato stampa inviatoci stamattina, dell'appoggio incondizionato del sindaco di Viareggio a Enrico Rossi e alla sua guerra al decreto Salvini sulla sicurezza e non soltanto. Appare evidente che Del Ghingaro vuole restare in corsa nella vasta galassia della Sinistra ormai ridotta a una percentuale tutt'altro che staliniana, ma non capisce che, ormai, la gente dell'immigrazione incondizionata - la gente che lavora, non quella che ha tempo per sfilare in piazza o organizzare manifestazioni verniciate di rosso - perfino i viareggini, ne hanno le tasche piene. Giorgio Del Ghingaro è uno che tira diritto, ma a volte farebbe bene a svoltare alla prima curva. Invece è testardo come un mulo e non è un caso se, poche sere fa, camminando in Passeggiata, l'autore di queste righe ha udito critiche feroci da parte di alcuni commercianti alle misure adottate da questa giunta.

Abbiamo anche ricevuto, in redazione qualche giorno fa, il comunicato con cui la giunta GDG ha aumentato la tassa di soggiorno, della serie spremiamo fino all'osso la polpetta turistica anche a costo di farla diventare, per qualcuno, avvelenata. Anche Giorgino - scusateci ma, per noi reduci dalla capitale degli anni Settanta, Giorgione era solo e soltanto Giorgio Chinaglia, centravanti della Lazio mai dimenticato - invece di pensare a Viareggio e alle sue problematiche, per non restare indietro e con il sedere per terra, ha scelto di cavalcare l'ondata antipopulista e immigrazionista, così, tanto per far capire che la Sinistra, questo coacervo di incapaci e inadatti a gestire la cosa pubblica anche quando essa è, soprattutto, privata, può contare su di lui. 

Non a caso, ben presto, si dovranno contare gli alleati in vista di una resa dei conti che, ci auguriamo, metterà all'angolo, senza guardare in faccia nessuno, deputati, senatori, consiglieri regionali e provinciali oltreché amministratori dediti, soprattutto, a curare gli interessi di chi italiano non è soltanto per il fatto di non riuscire a concepire un minimo di solidarietà e di identità nazionale che dovrebbero appartenere, come accade da sempre, a tutti i cittadini di un determinato Paese. Invece siamo arrivati al paradosso che la Sinistra è, a tutti gli effetti, il primo partito antinazionale, antitaliano e antitutto ciò che serve a rompere i vincoli di dipendenza con gli organismi sovranazionali europei e mondiali. In sostanza, la Sinistra è diventata sinonimo di globalizzazione spinta esattamente come il capitalismo, cioè quello che era, una volta, il suo più acerrimo nemico. E, a difendere le identità locali, restano movimenti e partiti che richiamano alla mente la maggioranza silenziosa degli italiani, quella che, negli anni della cosiddetta contestazione, non aveva tempo per scendere in strada dovendo badare, concretamente, a guadagnarsi il pane.

Chi scrive, pur mantenendo simpatia umana per Giorgio Del Ghingaro, pappa e ciccia, lo ricordiamo, con Massimo Mallegni senatore di Forza Italia - a proposito, esiste ancora qualche differenza tra il Pd e il partito della Mummia? - con Andrea Tagliasacchi sindaco Pd o quasi in quel di Castelnuovo e con ambienti ecclesiastici d'Oltretevere, non può oggi non confessare l'errore commesso anni fa. Paradossalmente, la provincia di Lucca è diventata l'ultima roccaforte o quasi dei nipotini di Stalin e tutti, soprattutto quelli che hanno soldi a palate e monopoli a disposizione, si impegnano e impegneranno affinché continui ad esserlo. Noi, tanto per puntualizzarlo, faremo, in senso inverso, altrettanto e senza soldi né collari che ci impediscano di muoverci in libertà.


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