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Ce n'è anche per Cecco a cena

Di Volponi ce n'è uno, tutti gli altri son nessuno

mercoledì, 6 marzo 2019, 20:23

di aldo grandi

Sono e saranno in molti, immaginiamo, coloro i quali si strapperanno, metaforicamente, le vesti e i capelli per dimostrare il dispiacere se non, addirittura, il dolore per la scomparsa di un imprenditore, Mauro Volponi, che ha fatto del commercio una ragione di vita e delle sue scarpe un valido motivo per non mollare mai. Volponi era un genio nel suo settore, realizzava e imponeva la sua moda e i suoi prodotti senza cercare conferme e conforto in niente e nessuno che non fossero la sua abilità, la sua esperienza, la sua convinzione. Voce e volpe nel deserto in un mondo di pecore abituate a belare tutte insieme, questo straordinario esempio di eccellenza italiana era divenuto, ormai, parte integrante dell'arredo urbano di Forte dei Marmi, una città che lui, fiorentino di nascita, amava al punto da trasferirvisi per poter stare ancora più vicino alle sue creature. Volponi, quest'uomo consapevole del proprio valore, disponibile a trasmetterne gli effetti, alieno da sorrisi compiacenti e, a volte, brusco ed esigente con i suoi collaboratori e anche con se stesso, non amava le luci dei riflettori a cui preferiva il lavoro, l'impegno costante e la professionalità. Faceva, perché non dirlo?, un po' razza per conto suo, negli anni sempre ad allestire un arredo singolare, originale, spettacolare per le festività natalizie o per l'arrivo della primavera e dell'estate, un arredo, però, unico, diverso da tutti gli altri e questo suo modo di comportarsi gli aveva creato, nel tempo, non pochi critici anche e, soprattutto, tra i colleghi e, perché non aggiungerlo?, tra gli amministratori del Forte. Abituato a dire quello che gli passava per la testa e dotato di una testa decisamente superiore a molte altre, non esitava a portare avanti con convinzione la sua battaglia per la difesa e la conservazione di una Forte dei Marmi che non dimenticasse mai cosa era stata e cosa era diventata.

Noi ce lo ricordiamo le volte in cui varcavamo la soglia del suo negozio di via Carducci, lui con i suoi pantaloni neri e la maglia di colore blu, sempre gentile e ospitale verso i suoi clienti, capace di accarezzare, con le sue mani, i piedi più dolci e femminili che a centinaia si rivolgevano a lui per scegliere cosa indossare. Volponi era nato per stare in mezzo alla gente, come ha detto giustamente Daniela Broch, trasudava d'amore per le sue cose e quelle sue cose erano le sue scarpe e tutto ciò che le accompagnava. In comune lo conoscevano tutti e tutti sapevano che, da fiorentino verace, era un individualista nel suo genere, sempre alla ricerca della novità, della perfezione, un artista ancor più che un commerciante. 

Volponi apprezzava l'onestà intellettuale, non sopportava gli ipocriti e sapeva riconoscerli al... tatto e, in particolare, alla vista. Nonostante l'aspetto a tratti burbero, in realtà era un uomo sensibile, generoso, che quando era convinto di avere ragione andava fino in fondo. Le grandi maison della moda extralusso lo avevano più volte preso nel mirino, accusandolo di contraffazione, in sostanza di aver copiato i loro modelli e di averli esposti nelle vetrine dei suoi negozi. Perse e vinse battaglie giudiziarie contro colossi del settore, combattendo senza esitazione per difendere il proprio marchio, ma, soprattutto, il diritto a creare le sue scarpe e i suoi prodotti. I suoi negozi erano sempre pieni, i suoi modelli, mai anonimi né comuni, attiravano gli appassionati degli oggetti esclusivi che lui immancabilmente, ad ogni stagione, riusciva a mettere in mostra. 

Aveva, Volponi, idee avanti anni luce rispetto a tanti altri operatori commerciali, aveva portato la moda italiana a St. Tropez, sulla Costa Azzurra, le sue scarpe con il suo nome erano conosciute tra i frequentatori del jet-set, ma non soltanto. Volponi era ed è stato, per anni, il simbolo di Forte dei Marmi, con quell'arredo incredibilmente ricco di originalità che ad ogni occasione non mancava di sfoggiare, anche a costo di doversi sobbarcare il costo delle invidie e delle multe che li venivano, a volte, inevitabilmente somministrate. Conosceva le persone e sapeva distinguerle. Andava alla sostanza in un mondo dove dominava l'apparenza. Non conosceva gelosie e invidie, soprattutto perché era destinatario di questi due stati d'animo da parte di colleghi e dei molti che non lo avevano mai ascoltato. Per la sua città avrebbe voluto di più, in tutti i sensi e sotto tutti gli aspetti, dal decoro urbano alla sicurezza e per quanto riguardava i suoi negozi tutto ciò che faceva per renderli più belli di quel che già erano, lo faceva a spese proprie, senza chiedere niente a chicchessia tantomeno alle organizzazioni di categoria o alla pubblica amministrazione. 

Nel 2015, durante una intervista che gli facemmo, così si espresse, senza peli sulla lingua e le sue riflessioni, mai superflue né superficiali, rendono bene l'individuo e i suoi principi: 

Forte dei Marmi? Bisognerebbe che qualcuno pensasse al decoro urbano e alla sicurezza, il sorriso è gratis. Dico questo perché è proprio quello che c'è. Le autorità amministrative e politiche dovrebbero pensare a questi due aspetti, fondamentali, sicurezza e decoro urbano, il resto viene da sé. Invece niente di niente, abbandono e trascuratezza trionfano, non ci sono iniziative adeguate. Il sindaco Buratti? Non lo conosco e non ho mai avuto occasione di parlarci. Mi sembra molto preso dalla cura della sua immagine, ma quanto a quello che sta facendo per Forte dei Marmi, francamente vedo poco. Guardi, ad esempio, gli immigrati che vendono prodotti griffati e fasulli. Per carità, non ce l'ho con loro, ma non ci vuole molto per capire che si riforniscono in magazzini che in molti conoscono e che se si volesse, realmente, estirpare questo fenomeno, si potrebbe farlo. Evidentemente ai nostri politici va bene così. Sono decenni che vendo scarpe qui al Forte. Mi piacerebbe che qualcosa cambiasse un po' in tutto il commercio e tra la gente, che non ci fosse malcelata soddisfazione quando un commerciante chiude o si trova in difficoltà, mi piacerebbe che fossimo tutti molto più vicini e umani. Il lavoro va bene, ma noi non ci stanchiamo mai di investire, di credere in questa città e nell'ambiente, straordinario, che la circonda. Forse qualcuno non lo ha notato, ma in Versilia, quest'anno, si ricominciano a vedere le famiglie che, fino all'anno passato, se ne andavano da qualche altra parte. Adesso, con quello che succede all'estero, preferiscono puntare sul sicuro e tornare al Forte ed allora è qui che dobbiamo fare in modo di farceli restare il più a lungo possibile affinché ritornino.


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