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Ce n'è anche per Cecco a cena

Carabiniere ammazzato, ma quali lavori forzati?, pena di morte e via...

sabato, 27 luglio 2019, 20:14

di aldo grandi

Nemmeno il tempo di prenderci due giorni di riposo per celebrare il compleanno ed ecco che il colonnino del Cecco a cena rivendica i propri diritti. E la realtà, va detto, non ci pensa granché a fornire spunti per i nostri commenti. A Roma un carabiniere è stato ammazzato. In un primo momento, si è detto, per mano di un maghrebino mentre, poi, è venuto fuori che a uccidere il militare sarebbe stato un giovane americano che di maghrebino non aveva alcunché. Fortuna che noi, pur non avendo grande simpatia per l'immigrazione spinta, non facciamo grandi distinzioni in merito a chi commette delitti efferati. Bianco, verde, giallo, rosso, nero, marrone non importa. Chi ha ammazzato con otto coltellate - o sette a seconda dei punti di vista - il carabiniere, merita di essere soppresso. Via libera, quindi, alla pena di morte che, in democrazia, rappresenta una garanzia sia per la collettività sia, paradossalmente, per l'imputato. Le prime voci sul fatto che a compiere il delitto fossero stati due immigrati aveva scatenato una polemica che vedeva coinvolti da un lato coloro i quali gli immigrati li vorrebbero sistematicamente altrove e chi, all'opposto, li vorrebbe un po' ovunque tranne, ovviamente, in casa propria. Noi non siamo mai stati teneri con chi sbarca sulle nostre coste e abbiamo sempre detto che di criminali in casa nostra ne abbiamo già così tanti da non aver bisogno di aggiungerne altri.

Dobbiamo, tuttavia, essere onesti. Alzi la mano chi, di fronte alle prime notizie scaturite dopo l'omicidio, non abbia indossato, noi compresi, la divisa da guerra pronti per partire e combattere l'immigrazione selvaggia? Non erano, quindi, dei maghrebini gli assassini, ma, a quanto pare, dei bianchissimi americani, per di più alloggiati in un albergo di... lusso a 152 euro a notte - ed è di lusso un albergo che costa così? - i quali avevano preso una fregatura nell'acquisto di cocaina a Trastevere e nel tentativo di riprendersi i soldi, hanno distrutto, almeno uno, due esistenze, la propria e quella del carabiniere. 

Ora, se siamo onesti, non possiamo fare distinzioni. Certo, l'americano bianco che ammazza un militare non ha la stessa dirompenza e la stessa potenzialità politica che se ad uccidere fosse stato un africano, ma la realtà è sempre la stessa: un rappresentante delle forze dell'ordine che è stato ammazzato come un cane senza motivo. Qualcuno, per questo, deve pagare e se a nostro avviso la pena di morte meritava il maghrebino assassino, la stessa pena merita l'americano doc.

Che Roma - e non solo Roma - si sia trasformata in una sorta di discarica umana a cielo aperto, lo hanno percepito in primis i suoi abitanti, poi anche noi che non ci viviamo più, ma che ci andiamo spesso. Microcriminalità diffusa ovunque, persino nel cuore del centro storico, droga che si acquista come fosse una pizza e disgraziati e delinquenti di tutte le razze e di tutte le religioni che vanno su e giù come criceti per le sue strade. Con tutti i criminali che già abbiamo nei nostri confini bucati come un colabrodo, esiste la necessità di far entrare ancora più gente proveniente da altri mondi e altri evi con la consapevolezza che ci sarà, sempre e comunque, un numero più alto di delitti commessi?

Anche Salvini aveva commesso l'errore di credere al maghrebino omicida e aveva postato un commento augurandogli la pena a vita dei lavori forzati. Senza sapere, forse, che ormai i lavori forzati li fanno le persone qualunque, commercianti, liberi professionisti, dipendenti di tante aziende private, tutti impegnati nella quotidiana lotta per l'esistenza. Gli altri, i detenuti, non fanno più lavori tantomeno forzati. Noi non possiamo fare altro che ribadire il nostro giudizio: chiunque ha ucciso dovrebbe essere ucciso a sua volta. la vita toglie e la vita dà, ma quando a toglierla è qualcuno bene identificato, allora è il caso che qualcun altro provveda a rimuoverla anche a lui.

 


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