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Dimissioni in fondazione, ma che meravigliosa figura di merda

martedì, 16 luglio 2019, 21:48

di aldo grandi

Noi non sappiamo se nel linguaggio del Pensiero Unico Dominante la parola merda è bandita alla pari di tante altre per cui, alla fine, rischieremo anche questa volta l'esposto o la denuncia. Nel linguaggio della gente comune, quella generalmente accusata di essere sovranista, populista, razzista e, inevitabilmente, fascista, la parola merda rappresenta un sostantivo e a volte anche un aggettivo con un significato indiscutibilmente manifesto a tutti. Fare, quindi, una figura di merda, vuol dire, alle nostre latitudini, essere incapaci di saper gestire qualcosa e finire inevitabilmente per far scoppiare un gran casino. E' quello che, in sostanza, è accaduto a coloro che hanno gestito - e sono diversi i cui nomi, tuttavia, evitiamo accuratamente di fare per non incorrere nell'ennesima querela per diffamazione - la vicenda delle dimissioni annunciate e, poi, ritirate del maestro Alberto Veronesi presidente della Fondazione Puccini. Non solo, peraltro, le dimissioni erano già state decise, ma, addirittura, il consiglio di amministrazione aveva anche già individuato il nuovo ruolo per Veronesi, quello del direttore musicale del Festival Pucciniano. Quanto ai motivi, no problem, tutto già previsto: troppo impegno personale e, quindi, necessità di ridurre la partecipazione alle attività della fondazione oltre a una nuova ristrutturazione delle fondazioni disposta dall'amministrazione comunale di Viareggio. Il diavolo, si sa, fa le pentole, ma, puntualmente, si dimentica di fare anche i coperchi.

Il consigliere ex Forza Italia e, adesso, della Lega Alessandro Santini, si è gettato a capofitto sulle anomalìe di questa storia e ha anche formulato una interrogazione urgente al sindaco che, tuttavia, non l'ha cagata nemmeno di striscio. Non solo. Giorgino Del Ghingaro da Capannori, furbo e scaltro quant'altri mai, oltre a non commentare la notizia diffusa a livello nazionale delle dimissioni di Veronesi, ha anche postato sul suo profilo facebook una sua foto di qualche tempo fa con il suo pupillo dalla capigliatura fluente quasi come a dire: beoti voi che avete creduto alle dimissioni del mio maestro preferito. Ma qui, caro Giorgione, nessuno è beota, casomai beato e in ogni caso tutt'altro che imbecille. 

A noi - altra querela per apologia di fascismo - frega poco o nulla delle dimissioni di Alberto Veronesi. Sono problemi suoi e di chi, eventualmente, prima lo ha dimesso, poi, ripensandoci come i cornuti, lo ha recuperato. A noi - arieccoci - interessa di più sapere, essendo giornalisti, chi ha bloccato la notizia domenica mattina quando era già stata diffusa gettando una colata di vergogna e di cemento sull'informazione pubblica e sul diritto delle persone comuni di avere una informazione pluralista e oggettiva. Viviamo in una provincia dove ci sono facce come il culo che si sciacquano la bocca declamando i principi della democrazia ivi compreso, in primis, quello della libertà di stampa. Nella realtà dei fatti questa libertà non solo non esiste, ma è, addirittura, mistificata da chi crede di potersi permettere tutto e il contrario di tutto. Non è il momento, adesso, di fare nomi e cognomi perché, se li facessimo, ci beccheremmo la solita querela alla quale, però, sapremmo benissimo come e cosa rispondere. Preferiamo attendere il momento giusto per sputtanare il sistema di gestione del potere e dell'informazione che esiste in questo momento in una vasta area della nostra provincia.

Non esitiamo a dire, senza timore di essere smentiti, che tra coloro che si ritengono degni di indossare le vesti di questo mestiere, quello del giornalista, al di là e oltre alle Gazzette ce ne sono ben pochi e non perché noi siamo meglio degli altri, ma per il semplice motivo che noi siamo editori e direttori di noi stessi e non dobbiamo rendere conto né leccare il culo ai potenti di turno, siano essi esponenti politici siano essi imprenditori o persone con il portafoglio enormemente gonfio.

Noi sappiamo esattamente che cosa è accaduto, ma non sappiamo perché, ossia per quale ragione tutto sembrava già stato deciso e, invece, tutto è stato rimesso in discussione. Giorgino e il suo staff della comunicazione si guardano bene dal dire anche solo una parola, nonostante il capannorotto sia uno che, sul proprio profilo facebook, spesso si attarda in chilometrici sfoghi o considerazioni.

A noi - terza volta, scatta la querela per forza - sovranisti, populisti e, in fondo, gente di buonsenso, sembra che sia stata, comunque, fatta una meravigliosa, robusta, clinicamente sana figura di merda.


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