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Ce n'è anche per Cecco a cena

Querele, denunce, processi, procedimenti disciplinari, censure, sospensioni ma, alla fine, le Gazzette sono ancora lì, più forti che mai

venerdì, 23 agosto 2019, 21:47

di aldo grandi

Da quando questo folle scribacchino di provincia ha aperto, una per una, le Gazzette, non sono mancati - tutt'altro - le querele, le denunce, i processi, i procedimenti disciplinari al (dis)ordine dei giornalisti, gli avvertimenti, le censure, financo le sospensioni, addirittura, per tre mesi. Ma le Gazzette, a cominciare da quella di Lucca che ne tira le fila, a quella del Serchio che la segue a ruota, a Viareggio e Massa Carrara che inseguono e non mollano a, per chiudere, last but not least, la Gazzetta di Pistoia, sono ancora lì, più forti che mai, più risolute che mai, più incazzate che mai. Ce l'hanno non con la gente comune ché, quella, ha ben altre cose a cui pensare che far arrabbiare le Gazzette, bensì con il potere, indistintamente e, in particolare, quello a una dimensione per dirla con Marcuse, quello del pensiero unico dominante che non è, attenzione, il pensiero della maggioranza silenziosa, purtroppo, ma quello di coloro che detengono la stragrande maggioranza dei mezzi di comunicazione e che hanno occupato i posti che gestiscono la cultura e la impongono alle maestranze. Abbiamo avuto una infinità di processi e, oggettivamente, non facili da affrontare, ma risolti grazie alla bravura e alla grinta del nostro legale di fiducia, Cristiana Francesconi del foro di Lucca. Ce ne resta uno solo, quello intentatoci da Laura Boldrini, all'epoca presidente della Camera, che andremo a partecipare a fine ottobre. I risultati delle statistiche (stats) degli ultimi 30 giorni dicono che la Gazzetta di Lucca è letta non solo a queste latitudini, ma anche in altre parti della penisola. 

Dal 20 luglio al 20 agosto, infatti, la Gazzetta di Lucca ha conseguito 347 mila 358visitatori unici assoluti cioè dispositivi (Ip) che si sono collegati, almeno una volta, al giornale.

La Gazzetta del Serchio ha avuto 211 mila 151 visitatori unici assoluti.

La Gazzetta di Massa e Carrara ne ha avuti 131 mila 495.

La Gazzetta di Viareggio ne ha presi 128 mila 837.

La Gazzetta di Pistoia ha prodotto 31 mila 257 visitatori unici assoluti.

A Lucca, quando siamo nati, nel lontano, si fa per dire, 2011, volevamo diventare, in tre anni, il giornale più autorevole della città e, sul fatto che ci siamo riusciti, ormai, non ci sono più dubbi e per autorevole intendiamo che fa discutere, che provoca, che stimola, che urta, che oltre al fioretto tira anche e, soprattutto, di sciabola. Chi legge il nostro giornale sa che, a differenza di tanti altri, quando lo apre, non sa mai cosa può trovarci: è imprevedibile, ingestibile, incontrollabile, indomabile, insofferente ad ogni costrizione, assolutamente incapace di dire sempre o, anche, solo a volte di sì. Come un bambino corrucciato, il più delle volte dice no e non per partito preso, ma perché si è, ormai, rotto ampiamente le scatole - ed è un eufemismo - di dover ingoiare tutti i rospi che questa classe dirigente senza palle e senza pelle cerca di far ingoiare alla gente comune, quella che lavora e che non ha bisogno del reddito di cittadinanza per mangiare, quella che usa la pancia per pensare piuttosto che la testa controllata dal Grande Fratello verniciato di rosso, quella gente che viene spremuta e spremuta e ancora spremuta con tasse e imposte dai parassiti, infiniti, che di tutti i colori, di tutte le razze e a tutte le latitudini della penisola, albergano tra le sue fila.

Quella gente comune che si sente, giustamente, sovrana in casa propria e che ne ha pieni i coglioni di dover accogliere senza nemmeno essere consultata, come se tutto fosse scontato, come se tutto fosse dovuto. Ecco perché la fortuna delle Gazzette, perché di fronte ai giornalisti a un tanto al chilo, che appartengono ad una delle categorie più sputtanate del sistema solare, non accetta di chinarsi e prostituirsi al politicamente corretto tanto in voga nelle redazioni dei giornali cartacei e non di questo stivale. Qui, di politicamente corretto, ci sta solo la tazza del cesso su cui andiamo a votare pardon, a svotare. Ecco, le Gazzette stanno con tutti coloro che, stanchi di essere presi di mira, vogliono essere liberi di esprimersi come quando sono sulla tazza del Wc. Liberamente e in santa pace, ma anche pronti, come le formiche nel loro piccolo, ad incazzarsi. Di brutto.


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