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Scritto da aldo grandi
Ce n'è anche per Cecco a cena
01 Aprile 2022

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Ebbene sì, lo ammettiamo senza problemi. Abbiamo creduto, e con lucidità e anche come molti altri, che Giorgio Del Ghingaro si sarebbe candidato a Lucca come sindaco e, quando, ormai, davamo tutto per scontato ed eravamo arrivati, non da soli, a quel 95 per cento di probabilità ossia quasi certezza, ecco che il Nostro o il Vostro e, comunque, adesso, né l'uno né l'altro, ha fatto marcia indietro. pochi metri prima di spiccare il salto, di fare quello che aveva sempre desiderato di fare. E' stata una grande illusione anzi, 'la' grande illusione di una città che aveva visto in lui il sindaco capace di andare oltre i partiti, oltre i condizionamenti, oltre la mediocrità. Invece, così non è stato e, lo diciamo senza timore alcuno, siamo rimasti delusi ancor più che arrabbiati. Amareggiati non tanto per un rifiuto che ci sta - ce ne sono stati di ben più gravi e altisonanti - ma per le premesse e, lasciatecelo dire, per quel clima di fiducia e di speranza che, dopo il suicidio politico del centrodestra lucchese, ci aveva animato. Una storia, la nostra e quella di chi scrive in particolare, con l'ex sindaco di Capannori, che è iniziata quando ci siamo resi conto che il tavolo del centrodestra era, sostanzialmente, una emerita perdita di tempo per non dire peggio quando, cioè, la nostra convinzione politica ossia quella di candidare Mario Pardini e puntare tutto su di lui, era naufragata miseramente nel mare agitato delle beghe personali, delle antipatie incrociate, delle ambizioni e presunzioni esasperate.

Quando ci siamo accorti, netta sin da subito la percezione, che il centrodestra tutto nessuno escluso stava prendendo in giro Mario Pardini convinto che ne avrebbe potuto fare anche a meno, bene, allora abbiamo compreso che l'unico modo per non doverci sobbarcare altri dieci anni di Vietina-Tambellini-Pd-Gendermania-accoglienza a 360° sarebbe stato quello di confidare nell'arrivo di un sindaco che aveva già fatto il suo e del suo e che, notoriamente, mal sopportava le ingerenze altrui, un sindaco entusiasta, decisionista, in parte anche gaudente, ottimista e sempre positivo. Ci siamo sbagliati. Lo ammettiamo e, per questo, fustigateci pure, ma credetci se vi diciamo che lo abbiamo pensato e creduto in buona fede e, soprattutto, con fondate ragioni ed evidenze.

Adesso inutile piangere sul latte versato anche se siamo convinti che in quel latte piangerà e anche a lungo proprio Giorgio Del Ghingaro che, sciegliendo come ha scelto, si è legato mani e piedi ad un Pd da cui ha dimosrtrato di dipendere in tutto e per tutto nonostante dichiarazioni e siluramenti che non hanno, a questo punto, alcun senso. Giorgio Del Ghingaro avrebbe desiderato più di ogni altra cosa, a livello politico, scendere a Lucca, ma c'è stato qualcosa di più importante o più inquietante, che lo ha spinto a rinunciare. Ed è qui, proprio di fronte all'ultimo salto che si vede la differenza tra chi è disposto a rischiare per inseguire i propri sogni e chi, al contrario, ha sempre bisogno di sentirsi 'protetto', garantito, di avere, in sostanza, sempre una rete sotto il culo affinché, in casi estremi, non si faccia male cadendo. Del Ghingaro ha avuto paura di restare solo, di scendere a Lucca senza una adeguata, a suo avviso, protezione. Non ha creduto e non si è fidato di noi e di chi gli prospettava una vittoria facile dovuta non al Pd, un altro dei partiti tutti indistintamente - che rappresentano il cancro di questo disgraziato Stivale, ma alla gente, ai lucchesi che avevano voglia di cambiare e di guardare oltre la siepe. Questa la sua condanna che lo relega a non essere più King George, ma, semplicemente, Giorgio Del Ghingaro, un sindaco che si accontenta e che al salto e ai salti coraggiosi preferisce le passeggiate in pianura.

A questo punto inutile piangersi addosso. Guardiamo avanti. 

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