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Cronaca

Sbirciando tra gli hangar in Cittadella... siete pronti per Carnevale?

giovedì, 16 gennaio 2020, 17:27

di chiara bernardini

Ed è con uno dei ritornelli più iconici del mondo Disney che le porte della Cittadella si spalancano: "L'amore avvolgerà i sogni e la realtà". Già. Avremmo potuto scegliere una citazione d'alto livello. Avremmo potuto pescare un gran bel filosofo per rompere il ghiaccio. No, tra tutti la decisione è ricaduta su "Il re leone": ma sì, Carnevale in fondo è un po' così. Carnevale è l'occasione in cui i bambini fingono di essere grandi, i grandi possono tornare finalmente ad essere bambini e, perché no, riscoprire fugacemente il significato di amarsi. La festa in sé è bella. Bellissima, certo. Ma se c'è una cosa ancor più suggestiva è il momento che precede l'attimo: i carristi nascosti nei loro hangar corrono contro il tempo affinché tutto possa essere perfetto e - con un pizzico d'immaginazione - ricordano un po' Babbo Natale nel giorno della vigilia, indaffarato in mezzo a miliardi di giocattoli da distribuire in una notte soltanto. Voglia di amore, di riscatto, di speranza. Questo si percepisce sbirciando il lavoro di ogni costruttore. 

Uno su tutti, quello dei fratelli Alessandro e Massimo Breschi: "Né di Eva, né di Adamo". È un viaggio alla ricerca dell'amore libero, universale e senza pregiudizi. "È un tema tanto vecchio quanto attuale - racconta Massimo - A chi mi accusa di aver messo su una costruzione politicamente di parte vorrei far notare che non è esattamente così. Credo sia giusto ostentare l'amore sopra ogni cosa e questo carro infatti non nasce solo come denuncia contro le discriminazioni, bensì a favore dell'integrazione. Ci sono tre coppie di statuette, senza un genere preciso, che ballano il walzer come simbolo di libertà e vengono abbracciate da cigni che si trasformano in mani: è da queste, infatti, che nasce la carezza, così come purtroppo lo schiaffo. In una società ancora lontana dalla coscienza di un sentimento puro questa costruzione vuol fare il primo passo e ricordare che l'amore è di tutti quelli che lo vogliono". 

Canta d'amor anche Fabrizio Galli che quest'anno con il suo "Abbracciami è Carnevale" dice basta all'odio e all'indifferenza. Un grido per la coesione e non solo a parole: la sua allegoria e le sue maschere, infatti, abbracceranno fisicamente il pubblico come a voler sfondare il muro dell'apatia. "Non ci abbracciamo più, è come se ci vergognassimo di questo gesto intimo che invece dovremmo ostentare, oggi più che mai - commenta Galli - Nel momento in cui stringiamo qualcuno rilasciamo endorfine che permettono a noi stessi e agli altri di tranquillizzarci. Solamente abbracciandoci, e abbracciando la cultura e la conoscenza, possiamo spiccare il volo e io voglio dimostrarlo nel bel mezzo di Carnevale, che è la festa regina dell'allegria". 

Lo consigliava anche un Ligabue d'annata intonando "Il patto è stringerci di più, prima di perderci", chissà che forse forse aveva ragione. Perdersi, già. Ci si può perdere in qualsiasi cosa, in un abbraccio - per l'appunto - in un sorriso, per strada o in un paio di occhi. A proposito di smarrirsi... "Alice, Alice!" Sentite anche voi? Eh sì è proprio lei: conclude il triennio delle favole Jacopo Allegrucci che quest'anno sfila con "Il Paese delle meraviglie 2.0". Attuale. Accattivante. Alice arriva di fronte al Bianconiglio che - come sappiamo - l'accoglie in un mondo che ha dell'incredibile. Luogo dove tutto diventa possibile. Fantastico, visto da fuori - che altro poi non è che quello dei social media - in cui la realtà si mescola alla fantasia. Ecco d'un tratto il rovescio della medaglia e Alice si trasforma in una strega cattiva che si nutre di "like": "Dopo il Pifferaio e Biancaneve ho scelto Alice per concludere questi tre anni - spiega Allegrucci - Il carro rappresenta la società odierna dove tutti nasciamo innocenti e buoni. Un'idea nata guardandomi intorno, osservando come i social network siano riusciti a entrare dentro di noi tanto da modificare il nostro essere, trasformando anche la persona più innocente in un'egoista alla ricerca di conferme. Siamo diventati tutti un po' Alice, spesso la difficoltà sta proprio nel riuscire a comprenderlo". 

Uscendo dalla tana del Bianconiglio rieccoci alla realtà. Il mondo sembra essere cambiato. Parola della famiglia Lebigre-Roger che conclude la trilogia del viaggio tornando a casa. "Home sweet home" è il titolo dell'allegoria che sfilerà sui viali a mare: "Avevamo lasciato i protagonisti alla ricerca di un pianeta migliore - affermano - Purtroppo non esiste e allora l'unica alternativa è salvare ciò che già  possediamo e che oggi rischia di varcare la linea di non ritorno". Eppure secondo i costruttori la speranza potrebbe essere davanti ai nostri occhi: lo dimostrano attraverso una rielaborazione della fiaba de "Il mago di Oz" mettendo in campo una gigante Greta Thunberg pronta - insieme alla necessaria collaborazione di tutti - a lottare per quel che resta del mondo. 

Irrompe poi Roberto Vannucci con una denuncia tutt'altro che banale: "Siamo il Paese con uno dei più alti tassi d'ignoranza nel mondo e non nel senso 'che s'ignorano le cose', ma proprio che le persone parlano senza sapere, convinte però di essere informate - spiega il carrista - Viviamo in una realtà in cui tutto è basato sul superficiale, sul disinteresse collettivo. Una popolazione in grado di puntare il dito contro gli altri e mai verso se stessi". "Beata ignoranza" - titolo dell'allegoria di Vannucci - rappresenta tutto questo: una miriade di libri in bilico, pronti a cadere e lasciar spazio alla disinformazione di cui siamo tutti vittime. Secoli di cultura che potrebbero essere cancellati a causa di un mondo in cui conta più un cuoricino su Instagram che sapere il nome del Presidente del Consiglio. Due realtà, disinformazione e cultura, che sono anche due lati della stessa medaglia e allora la domanda di Vannucci è chiara: "Sta a voi scegliere da che parte stare", nella speranza che - per una volta - il mondo prenda la decisione giusta. 

Talvolta è tra le mura domestiche che arrivano le idee, come si dice in fondo?! Bisogna sempre ascoltare i bambini e i ragazzi. Così è accaduto a Carlo Lombardi che chiacchierando insieme ai suoi figli ha dato vita al toro che vince contro il torero. "Olé" è la rivalsa dell'animale che sconfigge l'essere umano: "Rappresenta l'ingiustizia delle corride - racconta Lombardi - Ho capovolto l'effetto dei carri tradizionali raffigurando l'uomo sdraiato, vinto da un toro che finalmente può essere libero". Un tema particolare, quello scelto dal costruttore. Fuori dagli schemi e tutt'altro che convenzionale. Giusto così. Perché Carnevale significa anche - o soprattutto - esprimere ciò che si ha dentro nei modi più diversificati. 

Parla di lotta anche Alessandro Avanzini con una delle battaglie che maggiormente ha lastricato l'anno passato. Si gioca a chi è il più forte tra Stati Uniti e Cina su "Il grande balzo". La supremazia tecnologica con cui ogni giorno veniamo bombardati. "Non possiamo continuare a vivere nella nostra bolla ignorando ciò che accade nel mondo o ancor di più facendoci scivolare le cose di dosso - afferma Avanzini - Questa è la sfida delle sfide ed è rappresentata con un'aggressiva tigre asiatica sotto forma di robot con il volto di Topolino". Un titolo non a caso: lo stesso che venne utilizzato per il piano economico del dittatore cinese Mao Zedong che rivoluzionò completamente la Cina. 

Ognuno di noi, a una certa età - solitamente adolescenziale - ha staccato un poster da un giornale, l'ha attaccato in camera, meglio se sopra il letto, affinché al risveglio il volto per cui il nostro cuore batteva fosse lì, pronto a darci il buongiorno. Ecco, l'abbiamo fatto tutti. Poi qualcosa è cambiato: nell'era della socialmania quest'azione è stata esponenzialmente triplicata e oggi i nostri idoli non solo ci augurano una buona giornata, ma ci accompagnano fino alla buonanotte attraverso lo smartphone. L'allegoria dei fratelli Stefano e Umberto Cinquini descrive al meglio la situazione. Di primo acchito "Idol" potrebbe trarci in inganno e far pensare a un carro in onore di Cristiano Ronaldo. Osservandolo meglio ci si accorge che Cr7 c'entra ben poco. Come c'entra ancor meno il calcio. C'entra invece questo bisogno di dover, per l'appunto, idolatrare ad ogni costo qualcuno fino a trasformarlo in qualcosa privo di umanità. "Ero in viaggio con mia moglie - racconta Umberto - e facendo scalo a Dubai, in aeroporto, ho visto queste rappresentazioni di Ronaldo altissime, enormi. Ho pensato 'assurdo, non riusciamo proprio a vivere senza trasformare un idolo quasi in un Dio'. Ed ecco il calciatore approda al Carnevale di Viareggio". 

L'ultima scommessa è quella dei fratelli Bonetti che propongono l'idea originariamente nata l'anno scorso, prima che le sirene ingannassero anche loro. Sfileranno con "Robotika" e si chiedono "Fino a dove arriverà l'intelligenza artificiale?". Abbiamo le case smart, abbiamo Alexa che ci accende le luci, la tv e aziona gli elettrodomestici. Abbiamo telefoni che ci ricordano dove abbiamo parcheggiato la macchina, elargiscono consigli come dei vecchi amici e il mondo fuori va avanti come se niente fosse. I rapporti umani sono sempre più fragili e fugaci: "C'è una cosa che però noi possediamo e la tecnologia, per il momento, no: i sentimenti - spiega Bonetti - Noi proviamo rabbia, amore, gioia, dolore, tristezza e felicità. Questo ci differenzia dalle macchine ed è qualcosa che nessuno potrà toglierci, ma dobbiamo fare attenzione perché dimenticarsene è un attimo". 
Poca politica, quasi nulla, quindi al Carnevale di Viareggio. C'è invece la voglia di rivincita, di un riscatto. Sembra quasi che si siano messi d'accordo per esprimere l'esigenza di pace e amore nell'aria. E così, per concludere come abbiamo iniziato, "Fra tutti c'è perfetta armonia e ognuno incanterà". Già. 

 

Foto Giacomo Mozzi


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