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Cultura

Da Napoli a Firenze: Isa Danieli si fa abissina per Ugo Chiti

mercoledì, 27 febbraio 2013, 10:30

di Francesca Cecconi

Sin dai tempi dei tempi, il teatro in Italia è sempre stato associato a Napoli e al suo dialetto ricco, espressivo: quando questo si fonde in modo sapiente con un idioma spassoso come il nostro toscano, si può assistere a una divertente e esilarante commedia dai toni amari. A dar voce e movimento corporeo a questa drammaturgia è Ugo Chiti (tra i suoi lavori ricordiamo Benvenuti in casa Gori,1988, scritto con Alessandro Benvenuti) che dirige la sua storica Compagnia Arca Azzurra (sorta nel 1982) in questo nuovo allestimento di L’abissina Paesaggio con figure, con protagonista la grande Isa Danieli in qualità di “napoletana importata a Firenze”.

Case che letteralmente si aprono, permettendo di vedere oltre a semplici pareti che, come sipari, si dischiudono, lasciando scorgere un letto con un infermo o una spoglia dimora composta da sole tre sedie. Scenografia al risparmio quella di Daniele Spisa, concentrata sull’effetto scenico che funziona ed è sufficiente, poiché, grazie alla recitazione degli attori, è possibile immaginare tutto quello che non è concretamente visibile, ma che percepibile dall’emozione.  Il disegno luci di Marco Messeri rischiara il bianco e nero  dei quadri di scena, donando un’aurea di pathos a quella che, in apparenza, sembra una commedia, ma che, in realtà, è intinta nel nero del dramma.

Tanti personaggi e future vite intorno al capezzale del vecchio Lucesio, i più sperano nella sua morte e nell’eredità prosperosa che da essa possono giovarne. Prima tra tutti la vecchia amante, Nunzia, che con lui ha generato una figlia piuttosto brutta, dotata di una ragguardevole gobba, che l’uomo non vorrebbe riconoscere proprio a causa della difformità. Giacinta, a favor suo, è l’unica figlia superstite di Lucesio, tutti gli altri natali tentativi con molteplici donne hanno sempre portato alla nascita e successivamente alla morte dei poveri malcapitati. L’altro erede più papabile a livello di discendenza è Volpino (con la r al posto della l nel dialetto toscano) che, ad ogni ingresso, augura la morte all’anziano, se non per mano divina, per mano propria, talvolta sognando a occhi aperti. L’ultimo, in apparenza, eleggibile discendente è il feto tenuto in grembo da Ersilia, prospetto nel quale Lucesio ripone buona parte delle proprie speranze.

Le vicende si susseguono in maniera vivace ma scorrevole, e il pubblico entra nella storia grazie a quel linguaggio, così vicino e, a suo modo, consueto da commentare a sua volta in toscano ciò che la scena propone. Merito di una recitazione spontanea, immediata, di un cast assai abile: da Barbara Enrichi, nel ruolo della figlia che, oltre alla gobba, è caratterizzata da una manina monca sempre attaccata al petto e che la madre, inutilmente, cerca sempre di posizionare lungo il corpo; a Giuliana Colzi, perpetua tuttofare e domestica del dottore alla quale non sfugge un pettegolezzo. E, ancora, Dimitri Frosali, con il suo rozzo Vorpino, senza peli sulla lingua; la giovane Giulia Rupi nelle rossi vesti di Ersilia, gravata in grembo dal difficile e, mai più nome fu azzeccato, fardello; Massimo Salvianti è il vecchio Lucesio che, agonizzante, cita l’Eneide, alternando evocazione classica ai “dolci” appellativi di meretrice rivolti a Nunzia. E, infine, la napoletana fra toscani, abissina appunto, Isa Danieli: la sua bravura e il suo dialetto ci fanno attraversare tutto il nostro Novecento scenico di marca partenopea, rievocando l’Eduardo di Filumena Marturano, la popolaresca verve di Viviani, sino a certi personaggi tratteggiati da Annibale Ruccello, diretta dal quale l’attrice ha, a suo tempo, collaborato fattivamente, con risultati memorabili.

Niente fa presagire la sciagura che, in agguato, attende il proprio momento e darà vita all’ennesimo colpo di scena, lasciando il pubblico letteralmente spiazzato nel finale.

Le due ore di spettacolo deliziano il pubblico del Teatro Comunale di Pietrasanta, nuovamente soddisfatto dall’ennesima messinscena della stagione dei Teatri della Versilia. Prossimo appuntamento, venerdì (anziché sabato come da cartellone) a Camaiore, presso il Teatro dell’Olivo, con Pamela Villoresi e Il mio Coppi…pedala!pedala!


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