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Cultura

Alle porte del Carnevale i carristi svelano i loro segreti

lunedì, 4 febbraio 2019, 09:17

di chiara bernardini

È partito ufficialmente il conto alla rovescia. Ogni tassello sta per essere posizionato correttamente per permettere al sipario di alzarsi su una delle feste più magiche di sempre: Carnevale.

Per Viareggio, fin da tempi lontani, è un’istituzione. Le sfilate vengono ammirate dalle tribune o dai balconi delle case e, accanto alle creazioni in cartapesta, le persone cantano e ballano insieme alle maschere. Come unica regola l’allegria. Sulla cittadina versiliese in questo periodo cadono coriandoli rilasciando un’armonia contagiosa.

Non sarebbero possibili queste giornate senza l’impegno e la dedizione di coloro che quotidianamente lavorano alla realizzazione dei carri allegorici che, come d’incanto, il primo giorno di corso si materializzano in passeggiata. I veri protagonisti sono loro. Comunemente chiamati carristi, più corretto sarebbe definirli artisti. Con la propria storia, il proprio passato e il desiderio di condividerlo. Questo è il pensiero che li accomuna e li spinge a creare ogni anno qualcosa di nuovo.

“Nella costruzione di un carro c’è molto di più di quello che le persone vedono. Dentro vi è la vita di ognuno di noi. È un lavoro ricco di coinvolgimento. Riuscire a realizzare qualcosa che la gente possa apprezzare è un modo per sentirsi uniti l’un con l’altro – ha espresso Bonetti  che insieme al fratello quest’anno sfilerà con “l’inganno della sirena” col fine di avvertire le persone di stare attente ai pericoli della vita perché questi, spesso e volentieri, si presentano placcati d’oro. – È  un mestiere di sacrifici, impegno e dedizione. Mio zio creò Burlamacco nel 1930, io oggi sono fiero di poterlo rappresentare ancora.”

Viareggio può vantare a gran voce la capacità di saper rendere questa festa al contempo spensierata e profonda. Ogni costruttore progetta la propria opera mettendo dentro un po’ di sé e un esempio lampante è la famiglia Lebigre - Roger. “Carnevale è pura espressione del nostro essere. Siamo una squadra, elaboriamo in continuazione nuove idee e cerchiamo di metterle insieme fino all’attimo che precede la prima sfilata. È un momento catartico che spiegare a parole è difficile” ha raccontato il giovane Benjamin mostrandoci la loro creazione quasi ultimata. “Adelante – ha continuato – è il titolo, significa andare avanti e rappresenta la seconda tappa della ‘trilogia del viaggio’. Tre carri, uno per anno, che mirano a descrivere come gli ostacoli, i conflitti e i pregiudizi che la vita pone di fronte all’uomo possano essere superati.” Ad aiutare i protagonisti a raggiungere la meta ancora sconosciuta questa volta ci sarà Frida Kahlo. Donna e artista rivoluzionaria che ha avuto il coraggio di andare oltre le apparenze e le imposizioni della sua epoca proiettandosi verso un mondo di amore, ironia e forza. “È un tema che ci tocca molto, – ha concluso la famiglia - andare avanti ad ogni costo verso il futuro anche quando sembra impossibile. Questo facciamo noi e proprio come i viaggiatori rappresentati sul carro non sappiamo quale sia la destinazione, ciò che è certo è che ci arriveranno uniti e più forti.”

Sul coraggio di andare avanti si accoda Jacopo Allegrucci che quest’anno festeggia il suo 2° anno in 1^ categoria. Ricorda il passaggio dalla 2^ alla 1^ con emozione e ha confessato come “il debutto ‘tra i grandi’ sia stato ricco di emozioni contrastanti.” Quest’anno ammette di essere più tranquillo del precedente. Non per la gara in sé.  “Su quella non posso espormi perché finché non comincia e non termina tutto è possibile. Sono leggermente più rilassato semplicemente per il fatto che pur quanto emozionanti siano le prime volte sono inevitabilmente spaventose. Non sapere cosa aspettarsi  mette paura, indipendentemente dal fatto che l’avvenimento sia bello o brutto.” Sabato, Allegrucci sfilerà con “L’ultima Biancaneve” per far capire quanto sia pericoloso l’aumento esponenziale dell’inquinamento avvenuto negli ultimi tempi. Una crescita di cui anche i prodotti naturali ne subiscono le conseguenze diventando un vero e proprio veleno per l’umanità. La stessa, lasciata al suo triste destino, rischia di scomparire.

Problemi attuali trattati quotidianamente attraverso ogni media esistente nel periodo di Carnevale “scendono in piazza”. A dimostrarlo Roberto Vannucci. Ammirevole persona che, nonostante la sua famiglia fosse dedita alla costruzione dei carri da più di 70 anni, entrando in tale ambiente volle crearsi un nome tutto suo partendo da zero. Quest’anno l’uomo a cui – a detta sua - “nel sangue scorrono coriandoli”,  in collaborazione con Greenpeace (una delle più grandi organizzazioni mondiali a protezione dell’ambiente), sfilerà con “Altamarea” sul quale una balena ricoperta di rifiuti cercherà di salvarsi la vita. Questo per lanciare un monito alle persone e far capire loro di “essere ancora in tempo per un’inversione di rotta, salvando il mare e noi stessi”.

Un pizzico di satira non fa mai male. Il Carnevale è divertimento in fondo, o meglio è “una primavera nell’inverno”. Perlomeno così è per Luca Bertozzi che ogni anno cerca di esprimere e descrivere la drammaticità del mondo con la fondamentale componente dell’allegria. “La preparazione di un carro è cosa complessa. Non sarà mai veramente completo ed è proprio questo il bello.” Racconta che in questo mestiere, come nell’arte, “non sai mai se la prossima opera sarà migliore o peggiore della precedente. Per scoprirlo devi viverla. Ogni volta è come rinascere insieme alla tua creazione ed è un’enorme spinta motivazionale per migliorarsi giorno dopo giorno”.

Luca, dopo aver frequentato l’istituto d’arte e successivamente l’accademia, dedica la sua vita a questo mestiere e vede fin da bambino il carnevale come una magia. Lo accompagnava suo papà, ammirava le sfilate e si immaginava sui carri. Una volta tornati a casa cercava di ricostruire il suo in miniatura. Sono quelli i giorni che ricorda con maggior trasporto. Nonostante gli anni passati e il mestiere ormai avviato, alla scelta del suo “carnevale più significativo” non ha dubbi e risponde “quelli vissuti da bambino che mi hanno fatto capire cosa sarei voluto diventare da grande”.

Tra qualche giorno il giovane Bertozzi entrerà in scena con il 50° anniversario della missione Apollo 11. Nel 1969 Neil Amstrong, Micheal Collins e Buzz Aldrin volano verso la luna. Nel 2017 Donald Trump promette di voler replicare, sfidando Cina, Russia e Giappone. Un modo, quello del carrista, di mostrare come qualsiasi cosa possa diventare merchandising di propaganda. Trump sogna nel suo letto e pian piano vola verso la luna, come bambini di Peter Pan per raggiungere l’isola che non c’è.

Ad animare ancor di più i corsi del sabato e della domenica ci penseranno le mascherate di gruppo. Tra loro la quota giovanile va per la maggiore. Come Silvano Bianchi, che metterà gli uomini in gabbia denunciando come la cattiveria umana stia distruggendo tutto ciò che la circonda influenzando radicalmente ogni forma di vita. Imprigionando l’uomo, Bianchi dimostra che “a Carnevale tutto è possibile ed è l’occasione perfetta per poter esprimere le proprie idee al meglio”. Anche i veterani si fanno sentire. Libero Maggini fermerà il tempo. Gatti volanti, uova ed elefanti con zampe da giraffa usciranno dalla cornice del grande Salvador Dalì impegnato nel famoso dipinto “La persistenza della memoria”.

“Un cane andaluso” è il titolo dell’opera di Maggini che mette in scena la sfuggevolezza del tempo che scorre.

La Cittadella del carnevale di Viareggio in questi giorni è vissuta più che mai. All’interno di ogni hangar tutti gli artisti lavorano per ultimare la propria opera d’arte e, nascosti dal resto del mondo, quella sarà la loro casa fino al colpo di cannone iniziale di sabato.

Foto di Giacomo Mozzi


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