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Cultura

'Hop Frog', lo spettacolo nella Versilia anni '70

martedì, 6 aprile 2021, 16:11

Niclo Vitelli ha realizzato un bel libro, scritto bene e questa è la prima virtù, dal momento che un libro si pubblica perché sia letto, compreso e valutato. Un secondo aspetto mi ha colpito: i tanti che nel testo vengono chiamati a essere protagonisti, con i loro ricordi e le loro storie. L’ultima parte del libro contiene le testimonianze di artisti che, ormai tanti anni fa, hanno vissuto quell’esperienza, serbandone una traccia profonda e affettuosa, talora avvolta nella malinconia dolce che ognuno di noi prova quando torna indietro nel tempo, a momenti belli che si sono vissuti e che sono irripetibili.

Il libro trasmette ai lettori anche una memoria storica, non solo il nome di un locale, Hop Frog, che segnò un’epoca di divertimenti fondati su una ricerca culturale inedita, sulla diffusione di musica moderna, di jazz, di cinema, di cabaret, di originali creazioni artistiche. Escono dalle sue pagine l’immagine di Viareggio e della Versilia, i cambiamenti della società tra le spinte innovatrici, per quanto a volte confuse, del Sessantotto e il riflusso nel privato degli anni Ottanta. La memoria storica è importante e la sua carenza, che segna il nostro presente, è un elemento di fragilità, non di forza. Non si tratta – e il libro non lo fa di abbandonarsi alla nostalgia del passato, ma di conoscerlo, metterne a fuoco approdi positivi e limiti, successi e sconfitte, così da individuarne eventuali radici ancora da valorizzare. L’autore è mosso, e si sente, da amore per la sua città e per la Versilia. Ci riconsegna definizioni celebri, ma che avvertiamo non come formali: città religiosa e anarchica, conformista e rivoluzionaria. L’attaccamento alle nostre città, al territorio, all’identità che ne nasce, è una caratteristica forte in noi toscani, vitale e anche positiva, quando non si confini in un microcosmo provinciale, chiuso, rancoroso ed egoistico. In Niclo Vitelli questo non avviene: né quando ripercorre i sentieri della storia, i tratti di una Viareggio città di pescatori, operai navali, renaioli, al di là del molo e, di qua, di ceti medi impegnati nel turismo, con una curvatura estiva volta allo svago e al turismo, né quando si interroga oggi, a partire da una crisi economica e sociale generale, sul futuro da costruire. Dal racconto di Niclo Vitelli emerge la figura di Piero Torri, un imprenditore animato da passione sociale e civile, lungimirante e coraggioso, che per tradurre le sue idee in fatti concreti guarda a ciò che si muove in Italia, a Milano, coinvolge giovani architetti, dà spazio ad artisti che iniziano il loro cammino, realizza un accordo con l’Arci. Ed emerge un impegno di elaborazione e di iniziativa dell’Arci, che oggi mi appaiono, senza esagerazione, straordinari: la cura per l’organizzazione nei confronti delle Case del Popolo e dei Circoli, per non disperdere questo enorme patrimonio realizzato con tanti sacrifici e anche lotte, innestandovi l’accoglienza e l’apertura al nuovo che si esprimeva nelle tendenze culturali e artistiche, in forma di spettacolo non tradizionali, in film poco o per niente presenti nei circuiti ufficiali, nella ricerca di un coinvolgimento diretto delle persone, non sempre soltanto spettatori. Nelle Case del Popolo entrarono così le giovani generazioni, ragazzi e anche ragazze. Vi entrarono attratti dalla musica, dal teatro, dal cabaret, dagli allestimenti delle sale che facevano sentire a proprio agio, ma ancor più da quello che univa la varietà delle proposte e che non disperdeva il fondamento dei Circoli: la socialità e la solidarietà.

(...continua)

Vannino Chiti
Prefazione

Il locale Hop Frog, nato a Viareggio alla fine degli anni '60, fu a lungo discoteca alternativa per i giovani e poi, a seguito dell’intervento dell’Arci Regionale e di quello locale, divenne uno dei punti di riferimento nazionali per le attività di cabaret, canzoni popolari, teatro mimo e della pantomima e cinema costituendo un importante riferimento di un progetto alternativo. Progetto di cultura e aggregazione, di spettacoli d’innovazione che ha contribuito alla contaminazione e all’incontro tra culture e soggetti diversi che caratterizzò la vita di Circoli e Case del Popolo toscane.

Il libro scritto da Niclo Vitelli è uno spaccato di informazioni, di ricordi e narrazioni sulla realtà giovanile di quegli anni, sul delicato rapporto tra le tradizioni operaie e quelle dei nuovi soggetti, sulla Versilia e sulla Toscana di allora.

Il libro si avvale del contributo del Presidente dell’Arci Toscana Gianluca Mengozzi, di Luciano Senatori che è stato dirigente dell’Uisp nazionale e regionale, della Vice Presidente di Legacoop Toscana, di giornalisti e di tanti artisti che hanno vissuto direttamente quell’esperienza come Alessandro Benvenuti, Aldo Tarabella, Pier Francesco Poggi, Nola Rae, Marco Columbro, Sergio Bini, Massimo De Rossi, Massimo Boldi, Lucia Poli, Daniele Trambusti.

Il racconto si conclude con un’importante proiezione sulle contraddizioni e sulla realtà dei tempi moderni, sulla complessità dei rapporti tra le nuove generazioni, i millennial e la fase di grandi mutamenti sociali, politici, culturali ed economici che la rivoluzione tecnologica rende oltremodo complessi e articolati.


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