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Scritto da lucia paolini
Cultura
22 Gennaio 2023

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Questa sera è andata in scena al teatro Jenco, la commedia di e con Andrea Savelli, la beffa del grasso legniaiulo. Un rifacimento di Savelli di testi quattrocenteschi, con tocchi anacronistici che racconta la famosa beffa ordita da Filippo Brunelleschi, ai danni di un ebanista, Manetto Ammanatini.

Geniale, ben costruita, egregiamente messa in scena e interpretata, una serata di puro divertimento.

Un grandioso Luca Avagliano apre la scena e con poche parole riesce immediatamente a entrare in empatia con il pubblico. Nessun distacco tra palco e platea, nonostante che in scena il tempo della narrazione sia ben diverso da quello reale. Questa è una delle parti belle di queste spettacolo, che riesce a catapultarti all’interno dell’epoca storica, senza scossoni, con grazia e ironia.

Presentati i personaggi, il pubblico si ritrova nella Firenze di Brunelleschi e di Donatello, che sono ancora alle prese con la loro idea di arte e non sono certo le figure che noi conosciamo, ma sono semplici uomini che si ritrovano, scherzano e si prendono in giro.

Tutta la commedia è giocata proprio sui parallelismi tra presente e passato, un rifacimento della storica novella, non tanto con tocchi moderni, ma che rimane nel suo tempo, lasciando al pubblico le risposte. Savelli si diverte a giocare con affermazioni che il pubblico sa se saranno vere o false, conoscendo come sono andati storicamente alcuni fatti. Come quando il Grasso prende in giro Brunelleschi e le sue folli idee per la costruzione di una cupola che pare essere impossibile. Oppure quando si afferma che il gioco del calcio non avrà mai un futuro. Intrecciate nella storia, vi sono anche alcuni racconti veri e particolari, come l’origine del nome della famiglia Rucellai, o le battaglie combattute da Donatello per sdoganare il nudo integrale. Questi momenti creano l’atto comico, regalando al pubblico bei momenti di comicità. La struttura ricalca quella del famoso film “amici miei”, che viene anche simpaticamente citato più volte e che effettivamente si ispirò a questo racconto per il prequel della saga. La storia racconta di uno degli amici della combriccola, detto il Grasso, che non si presenta ad una serata di bisboccia e gli altri, per punirlo, decidono di fargli uno scherzo.

Tornando da lavoro, trova un altro a casa sua che afferma di essere lui. In un gioco di scambi di persona, dove cercano di convincerlo di essere un altro, il Grasso passa dalla prigione, alle abili mani di un domenicano, viene drogato , gli viene fatto credere che sia tutto un sogno, fino a che, sull’orlo dell’esaurimento, decide di andarsene in Ungheria.

L’entrata in scena del falso giudice è indiscutibilmente magistrale, visto che ad interpretarlo è un immenso Sergio Forconi. Le sue espressioni, la pulizia dei gesti, vederlo in scena è sempre e indiscutibilmente un regalo. Un cast d’eccezione con un bravissimo Olmo de Martino nei panni di Donatello, Emiliano Buttaroni che interpreta Filippo Rucellai, Lorenzo Carcasci nel ruolo del Grasso e Andrea Bruno Savelli che nelle vesti di Filippo Brunelleschi, detto Pippo, tiene mirabilmente in mano le fila di tutto l’inganno.

Un applauso a parte, oltre a Sergio Forconi, lo merita sicuramente Luca Avagliano, che oltre a vestire i panni del narratore iniziale, esplode nel personaggio del domenicano. Un’energia e una simpatia dirompenti.

Il pubblico coinvolto in sala, che canta con lui l’alleluia battendo le mani, è uno dei momenti ilari e folli dello spettacolo. La sua capacità di distruggere la quarta parete e di essere un tutt’uno con il pubblico, è stata una delle belle sorprese di questa serata.

Il pubblico, anche se non numeroso quanto la commedia avrebbe meritato, ha passato una serata meravigliosa, ridendo di gusto. Se qualche critica c’è stata è stata relativamente al cast completamente al maschile, che però, vista la storia, la tipologia della narrazione e l’epoca, è assolutamente corretto e il dialetto.

Sicuramente vedere questo spettacolo in un teatro di Firenze, acquista un valore aggiunto. In parte è vero che per apprezzarlo davvero al 100 per 100 si deve essere fiorentini d.o.c., anche se la storia raccontata è parte della cultura italiana e non solo fiorentina. Tra i commenti del pubblico, la difficoltà iniziale, non tanto ad entrare nella storia, ma proprio nel linguaggio. Questo però è veramente cercare un neo ad una serata che di fatto non ne ha.

Un tocco divertente, che è un po’ nello stile di Savelli, la scelta di una commedia ambientata nel periodo carnevalesco, proprio come quello che stiamo vivendo ora. Anche qui un ennesimo gioco, piccole briciole di pane di storie e cultura, che Savelli ama lasciare in giro per chi, avrà la voglia e la curiosità di cercarle.

Ultima curiosità, la storia raccontata, capolavoro del genere della novella spicciolata, tipico del '400 italiano, è una storia vera.

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