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Economia

"Non si può volare solo quando il tempo è bello"

domenica, 24 gennaio 2021, 14:13

di Alfredo Sforza

Sfigati, bamboccioni, choosy: il mantra di quindici anni di denigrazione generazionale. Politici, rappresentanti delle istituzioni, intellettuali si sono impegnati nell'elaborare gli epiteti più originali per screditare le nuove leve, ma hanno davvero ragione? Ecco la storia di Sebastiano, aviatore a 23 anni. 

Partiamo da una domanda per spaccare il ghiaccio: come ti chiami? 

Mi chiamo Sebastiano Bellè, ho 23 anni e vivo a Viareggio. 

Ci piacerebbe ricostruire insieme a te il percorso che ti ha portato a ottenere il brevetto da pilota. Come hai deciso di intraprendere questa carriera e perché proprio questa in particolare?

Premetto che in famiglia non c'è mai stato nessuno che fosse già introdotto in questo settore, né, tantomeno, che ne fosse appassionato. Sin da quando ero piccolo ho sempre avuto una forte attrazione per l'aeromodellismo e per gli aerei in generale. In quel periodo ho avuto anche la possibilità di viaggiare con i miei genitori prendendo spesso l'aereo. I miei studi liceali (liceo linguistico) non avevano niente a che vedere con questo percorso, finita la maturità non avevo le idee ben chiare. Iniziai ingegneria nautica e fu per un viaggio di piacere in Canada che realizzai che volevo diventare un pilota. Una volta salito sull'aereo capii che era la mia strada. 

E dopo questa realizzazione cosa hai fatto?

Tornato a casa ne ho parlato con i miei genitori che sono sempre stati molto aperti e disponibili a venirmi incontro. Quindi ho deciso di informarmi. Questa non è una cosa semplice quando ti affacci per la prima volta al mondo dell'aviazione, perché in un primo momento le informazioni che ricevi sono tante e confusionarie e questo scoraggia molte persone. Abitando a Viareggio ho avuto la fortuna di essere molto vicino al campo di volo Massa-Cinquale dove, all'epoca, c'era anche una scuola di volo. Lì parlai con un istruttore che mi disse intanto di provare, iniziando con un brevetto da pilota privato. Non avendo mai pilotato un aereo le mie aspettative potevano essere disattese. 

Quanto ci è voluto per conseguire il brevetto da pilota privato? 

Ho impiegato un anno e un mese a conseguire il brevetto da pilota privato. Percorso di studi che ho alternato al lavoro nella ditta di mio padre. Ottenuto il brevetto ho avuto la conferma definitiva: quello ero io. 

Come si articola il percorso di studi che avevi intrapreso? 

Avevo iniziato informandomi su Internet e parlando con persone interne al mondo dell'aviazione, scoprii di un'accademia a Roma. Una delle proposte dell'accademia era un percorso di studi modulare, che in sintesi permette di scomporre gli studi e viaggiare all'estero, abbassandone, tra l'altro, i costi. Credo che in questo tipo di carriera uno debba accettare l'idea di allontanarsi da casa, per un motivo o per l'altro. 

È in questo momento che sei andato in America? 

Sì, ho studiato per tre mesi in Florida, vicino a Cape Canaveral. Il clima in Florida è ideale per il volo e la benzina costa meno. È stata un'esperienza unica, eravamo costantemente impegnati nello studio. Tra i corsi e e i libri, a fine giornata avevamo solo le forze per andare a dormire. Là ho conseguito il brevetto strumentale, che permette di imparare a volare senza l'ausilio di riferimenti visivi e quindi anche in caso di maltempo, usando cioè solo la strumentazione di bordo. Il volo strumentale è la base per quello di linea perché, chiaramente, non si può volare solo quando il tempo è bello. 

La tappa successiva qual è stata? 

L'Inghilterra, Luton, vicino a Londra. Lì ho affrontato la parte forse un po' più ostica: i 14 esami dell'ATPL (Airline Transport Pilot License). Licenza che fornisce una copertura teorica totale e generalizzata della conoscenza di un pilota professionista. Le materie spaziano da human performance (come il corpo umano reagisce al volo), alle performance dell'aereo e alla sua composizione, fino alla fisica stessa del volo. Fatta la teoria dell'ATPL ho deciso di proseguire il mio percorso in Spagna. 

Quindi potevi proprio scegliere i luoghi e le scuole in cui studiare in qualunque momento? 

Sì, potevo scegliere. Potevo farlo anche in Italia perché è un percorso modulare, svincolato, per cui avrei potuto dire alla mia scuola: 'grazie, adesso vado da un'altra parte'. Ho scelto la Spagna perché mi affascina e per il suo clima. Là ho fatto l'abilitazione commerciale, la conversione del brevetto americano e l'abilitazione per la guida di aerei multi-engine (con più motori) e lo strumentale per quegli aerei. Ho affrontato anche il TEA (Test of English Aviation), un test che certifica la capacità del pilota di parlare inglese a un livello tecnico tale che gli permetta di lavorare nell'aviazione: in volo si deve necessariamente parlare tutti la stessa lingua e l'inglese è il pane quotidiano. Dopo il TEA c'è stata la parte delle simulazioni. 

Le simulazioni? 

In pratica sono dei videogiochi, dei cabinati, un po' come quelli nei parchi divertimento. Sono talmente realistici che possono benissimo essere considerati degli aerei imbullonati al pavimento. Sono delle cabine di pilotaggio collegate a dei pistoni idraulici che simulano i movimenti in volo di un aereo di linea. Così i piloti acquisiscono dimestichezza con il volo MCC (Multi Crew Cooperation), cioè s'impara a pilotare un aereo con l'equipaggio. Si viene sottoposti a scenari d'emergenza come la morte o lo svenimento di un pilota (pilot incapacitation), o l'avaria di uno dei motori. Scenari molto particolari, ma che possono accadere e la sicurezza nell'aviazione viene prima di tutto: non ci si può trovare impreparati a 40 mila piedi di quota. Fatto questo corso ero pronto per affacciarmi al mondo del lavoro. 

Era il 2019? 

Sì, ottobre 2019. Ho iniziato a mandare curriculum a una serie di compagnie aeree, certamente, anche estere e extraeuropee, per cui cinesi, asiatiche, a una delle Maldive addirittura. Nel giro di 5 mesi, il giorno del mio compleanno, fui chiamato da una importante compagnia aerea per fare un colloquio di lavoro in cui si sarebbero valutate le attitudini del pilota, per vedere se è adatto, le sue capacità tecniche e, per concludere, una prova pratica su uno di quei simulatori di cui ti parlavo prima. Si viene accoppiati a un'altra persona e il colloquio dura una giornata all'incirca. 

E com'è andato il colloquio? 

Con mia totale gioia il giorno dopo mi venne comunicato che ero stato selezionato da questa compagnia. Ahimé, si parla di febbraio 2020. Il Covid aveva iniziato a circolare anche in Europa, malgrado diverse precauzioni si pensava che la situazione fosse sotto controllo. Così, rientrato in Italia, ho seguito un corso di UPR (Upset and Recovery Training), che viene fatto su aerei acrobatici per insegnare ai piloti a recuperare l'aereo in condizioni di volo anomalo. In seguito, per esempio, a una forte raffica di vento che metta l'aereo in una condizione di insicurezza volo, il pilota deve imparare a recuperare e stabilizzare la macchina prima che succeda qualcosa di spiacevole. Ho avuto il tempo di ritornare a casa per sentire che l'Italia era entrata in lockdown completo. Ad aprile avrei dovuto iniziare l'abilitazione per il volo sull'aereo di linea della compagnia, ma l'Italia, come il resto del mondo, si affacciava a una fase critica dell'evoluzione della pandemia. Venne, quindi, tutto sospeso". 

Adesso invece? La notizia della distribuzione dei vaccini fa ben sperare? 

È difficile fare dei pronostici, ma sono convinto che le persone abbiano bisogno di viaggiare. Durante l'estate la situazione era lievemente migliorata. Tante persone avevano, comunque, timore a viaggiare, anche se il mezzo aereo è uno dei più sicuri grazie ai filtri dell'aria che garantiscono un ricircolo praticamente costante e alle stringenti abitudini di sicurezza igienico-sanitaria. Io credo che il mercato dei voli ripartirà, certo, in maniera molto lenta. La situazione causata dalla pandemia è pesante per l'economia dell'aviazione e per tutta l'economia in generale, quindi, chi magari prima poteva viaggiare con i voli a 20 o 30 euro adesso si trova costretto a rimanere a casa, al netto delle altalenanti restrizioni internazionali. Non è a cuor leggero che lo dico, ma purtroppo è ciò che deriva dalle crisi. Come ogni crisi anche questa avrà fine. 

Un ultima domanda per chiudere il percorso che abbiamo ricostruito: cosa ti senti di dire a un ragazzo che ha appena finito gli studi delle superiori, o che sta per concluderli, e ancora non ha le idee chiare sul proprio futuro? 

Penso che sia del tutto normale una volta terminato il percorso liceale avere dubbi riguardo il proprio futuro. Sono convinto che non bisogna forzare le cose iniziando subito un percorso di studi per paura di perdere tempo. Non è detto che la situazione migliore si presenti immediatamente, credo che la cosa migliore da fare dopo le superiori sia prendersi del tempo per capire cosa si voglia fare. Adesso è ancora più difficile viste le conseguenze del Covid sulle università e sul mondo dell'istruzione, ma sono sicuro che una volta capita la nostra strada si debba perseguirla senza demordere. Poi si può cambiare idea, sbagliare, fallire, è anche così che ci si conosce. È questione di farsi esperienza e mettersi in gioco. Il mondo dell'aviazione ne è un perfetto esempio. Durante il mio percorso ho conosciuto persone che hanno deciso di diventare piloti di professione a 40 o, addirittura, 50 anni. Perciò c'è sempre tempo per tornare indietro e cominciare qualcosa che più ci piace.

 

 

 


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