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Economia

Centri benessere chiusi: oltre due miliardi di ricavi persi nel 2020

giovedì, 8 aprile 2021, 18:23

Complessivamente in Italia operano oltre 149 mila imprese che danno lavoro a circa 263 mila addetti, nella sola provincia di Lucca le imprese del settore sono quasi un migliaio.

Il Centro Studi di Confartigianato stima che a seguito del covid-19 c’è stata una perdita di ricavi, in Italia, per 2,1 milioni di euro, circa il 33,6% in meno.

La concorrenza sleale dell’abusivismo, ampliata a seguito del lockdown e la chiusura delle attività del benessere nelle aree a maggior rischio determina, prosegue Roberto Favilla, gravi effetti sulle imprese regolari del settore.

Sulla base di dati Istat si stima che nei servizi alla persona il tasso di abusivismo sia del 27,8% per cui la chiusura degli esercizi regolari nelle zone rosse, concede spazi a richieste di servizi irregolari caratterizzati da un vero e proprio esercito di abusivi costituito da oltre 42 mila soggetti.

Dal 6 marzo 2021 ad inizio aprile, nelle regioni collocate in zona rossa, la chiusura delle attività regolari ha reso contendibile all’abusivismo il 57,2% dei ricavi del settore del benessere sull’intero territorio nazionale.

L’abusivismo, ci pare superfluo ricordarlo, genera un danno economico e sociale ingente e compromette la qualità e la sicurezza dei trattamenti; le imprese regolari, infatti, seguono i rigidi protocolli covid-19 per distanziamento, igienizzazione e per i servizi su appuntamento. Determina inoltre evasione di imposte dirette e indirette oltre che dei contributi sociali ed una concorrenza sleale nei confronti di chi opera regolarmente.

Favilla conclude dicendo che la spesa effettuata dalle famiglie a novembre 2020 per servizi di cura della persona è stata inferiore al periodo precedente la pandemia per 2 famiglie su 3 (67%) e il 37% ha smesso di ricorrere a questo tipo di servizi o lo fa in maniera saltuaria.

Che i nostri politici, a livello nazionale e regionale facciano pressioni sul Governo perché questi operatori possano lavorare anche se sono in zona rossa perché lo fanno “in sicurezza”.

Questo ci sembra, dopo le misure adottate per prevenire i contagi e dopo quanto sopra detto, il minimo da fare per non far morire la legalità e legittimare il “lavoro nero”.


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tuscania

auditerigi

Avvocato Francesconi

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essegi


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