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Scritto da aldo grandi
Enogastronomia
16 Giugno 2024

Visite: 364

Prendete un paese che sembra uscito da un libro di storia medievale. Un luogo dove, ogni ora delle ore che compongono un giorno intero, suonano, immancabilmente, i rintocchi delle campane il che significa che nel cuore della notte può anche capitare di essere svegliati all'improvviso. Un posto dove fa fresco visto che siamo a 250 metri di altitudine e dove la campagna è meravigliosamente verde e rigogliosa oltreché digradante verso il mare. In più, con una piazza, quella del Castello, dalla quale il panorama è unico per foto scattate al tramonto con le isole sullo sfondo. Si chiama Montescudaio, origini antichissime, una bella torre civica del XII secolo, qualche localino niente male, pochi abitanti cosa che non guasta mai e, soprattutto, un ristorante tra i tanti che si trovano a questa latitudini, che ci ha, letteralmente sorpreso in positivo.

Qui è un tiro di schioppo da Casale Marittimo, distante appena quattro chilometri e anche da Riparbella o da Guardistallo, zone che, in particolare sotto il profilo enologico, hanno acquisito una eco notevole e dove, tanti anni fa, i livornesi qui venivano da sfollati. Siamo anche a pochi chilometri da Cecina, paradiso, si fa per dire, dei cecinesi che non si sentono né pisani né, appunto, livornesi pur facendo provincia labronica. 

C'era un tempo, in pieno alto medioevo o anche mezzo o giù di lì, in cui un re di nome Baldovino denominato anche il lebbroso per via della proverbiale malattia che lo costrinse a indossare una maschera, regnava in quel di Gerusalemme ai tempi delle Crociate. In questa osteria-cafè-pizzeria, situata in via dei Tre Comuni, la proprietaria è una giovane di 35 anni, Valentina Lecci, mamma di due figli, cecinese doc, diplomatasi geometra all'istituto Buontalenti di Livorno, Scienze Politiche all'Università, ma, poi, resasi conto che la sua vera passione era fare lo chef. Così, dopo una decina di anni alle dipendenze dei suoceri titolari di un ristorante, insieme al marito conosciuto sui banchi di scuola, Daniele Bardanzi - da qui il Bardo del nome - la decisione di aprire il BardoVino con felicità anche del papà, Stefano Lecci e di mamma Ida. 

Oggi e dopo dieci anni - a proposito, il 19 settembre 2024 grande festa per il decennale - si fa fatica a tenere tutti quelli che vorrebbero, la sera, fermarsi a cena e si finisce per mandarne via parecchi. "Facciamo il possibile - spiega Stefano - ma a volte non ce la facciamo. Qui siamo una grande famiglia nel vero senso della parola, ma non bastiamo e serve personale che non è facile oggigiorno da trovare. Ci mettiamo passione questo si, cuore e come in tutte le cose in cui ci si mette questo ingrediente, la cosa funziona".

Eppure ci siamo finiti casualmente, più per curiosità che altro. Tante luci, tanti commensali, una sensazione di vivacità collettiva, una sorta di joie de vivre seduti a tavola, calice in una mano e forchetta nell'altra. Qui i camerieri, ma è un diminutivo, sono smart nel senso che anticipano, addirittura, i vostri desideri. Prendetene uno ad esempio, anche lui proveniente da Cecina, Massimo si chiama ed è eccezionale. Volevamo una pizza tanto per non perdere il vizio, ma senza tante storie ci domanda che senso ha mangiare una cosa, la pizza, che si trova ovunque invece, ad esempio, degli spaghettoni rossi gamberi e burrata, fuori menu, ma capaci di mandarti fuori di testa tanto sono buoni. Altro che pizza. E vogliamo parlare della trippa servita come antipasto e alla toscana? Stratosferica. Così come lo sformatino di verdure con degustazione di formaggi e composta di cipolle. Ma un altro piatto è, realmente, unico: l'agnello piastrato con patate coltivate dalla casa un agnello non tanto di dio, ma certamente da dio che non toglierà i peccati del mondo, ma sicuramente accontenta gli istinti fagici di questo cronista di provincia. Infine il dessert, una crema di yogurth con marmellata di fragole fatta in casa, tanta, tantissima roba e per niente stucchevole. Accompagnato da un Malvasia terre siciliane Igt Nicosia che doppiamo oltre ad un assaggio del mirto dell'Elba. Del resto, il nostro OMAD, One meal a day, il digiuno estremo intermittente h24 merita una forzatura dopo giorni di sacrificio. 

Prezzo più che onesto, ma per la simpatia, la cordialità, la disponibilità, il servizio veloce nonostante le decine di commensali, avremmo volentieri speso anche di più. Qui c'è vita oltreché speranza. Da provare assolutamente.

Osteria BardoVino

Via dei Tre Comuni 86

56040 Montescudaio

Tel. 0586 655123 - 389 8388106

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