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Scritto da aldo grandi
Enogastronomia
12 Giugno 2022

Visite: 278

A volte ritornano e quando, a farlo, sono pezzi di storia turistica nostrana, sia pure di marca strettamente enogastropnomica beh, allora è segno che qualcosa di buono si sta muovendo. E' il caso del ristorante Madeo a Forte dei Marmi, un tiro di schioppo appena varcato il casello autostradale Versilia sulla via di Scorrimento, dichiarato fallito nel novembre 2018 e, adesso, rentré à la grande grazie ad una società che ha voluto rilanciare in tutti i sensi uno dei pezzi più pregiati della riviera versiliese. Tra i promotori di questa rinascita, il trader e businessman il barone Giampaolo Lo Conte, un personaggio che vive e lavora tra Roma, Londra e New York e i cui interessi economici e personali spaziano dagli yacht di lusso alle criptovalute, dai mercati finanziari alla green  economy, alle corse dei cavalli e che è solito dare del tu ai frequentatori del World Economic Forum di Davos e scusate se è poco.. 

E' stato un evento, ancor più che una cena, quello organizzato e predisposto ieri sera al Madeo grazie alla professionalità di Sonia Rondini, responsabile della comunicazione riservato alla stampa e nel corso del quale abbiamo avuto la possibilità di riabbracciare un collega e caro amico, Riccardo Galli, giornalista sportivo del quotidiano La Nazione anche lui in loco per raccontare questa storia. Tra gli altri anche Marco Gemelli, giornalista gastronomico de Il Forchettiere e membro della World Gourmet Society, un vero esperto di enogastronomia e Paolo Salvetti, tra i fondatori di Versilia Today

Durante la serata hanno fatto capolino al tavolo anche alcuni professionisti - simpatici e di piacevole conversazione - della comunicazione e della organizzazuione di eventi come, ad esempio, Alex Pacifico, manager e talent scout nel mondo dello spettacolo o come Ezia Modafferi Baronio, moglie dell'ex calciatore della Lazio Roberto Baronio. 

Ma al di là di chi abbiamo incontrato, è ciò che abbiamo visto prima, degustato, poi, che ha attirato non soltanto le nostre pupille e papille gustative. Varcare la soglia del Madeo è come intraprendere un viaggio nemmeno tanto virtuale all'interno di una imbarcazione di lusso dove gli arredi e i colori riprendono e rimandano i classici colori che un tempo che, in parte, è ancora oggi, animavano le imbarcazioni che solcavano mari ed oceani.

L'opera di rivitalizzazione e anche, di ristrutturazione, del ristorante che i fratelli Bruno ed Alfio Vietina inaugurarono nel lontanissimo, si fa per dire, 1978 e che, successivamente, era stato condotto da Giuliano Gabrielli, deve essere costata non poco, ma il risultato e gli effetti del medesimo sono sotto gli occhi di tutti. Un pavimento in mogano da urlo e arredi dello stesso materiale con soffitti che sembrano formati da longarine di ferro simili a quelle utilizzate nei traghetti o nelle grosse navi da crociera e che, invece, sono fatti di legno verniciato di un bianco sporco che sembra rendere ancora di più l'effetto vintage.

Aprire le porte d'ingresso alla toilette sia per sginori sia per signore è una esperienza ai limiti del... traumatico: pare la cabina di una nave, anch'essa tutta in legno lucido con accessori splendidi e acqua che fuoriesce da rubinetti con miscelatore a cascata. Azz... tanta roba davvero. Pulizia al top e veramente come recita la pubblicità televisiva, qui ci potreste e ci si potrebbe mangiare dentro. Perdonateci l'ardire, ma non appena entriamo in un ristorante abbiamo la brutta abitudine di recarci in bagno per controllare il grado di pulizia. Sarà, forse, un po' indelicato, ma assicura un minimo o anche un massimo di affidabilità per tutto il resto. Un secolo fa c'era qualcuno che osava dire di come si potesse difendere il proprio Paese anche facendo la guardia ad un bidone di benzina. Parafrasando e con le dovute proporzioni, in questa epoca in cui, spesso, l'apparenza non corrisponde alla sostanza, anche saper pulire in maniera eccellente un Wc è cosa non solo gradita, ma rispettabilissima e da considerare.

In questo locale c'è anche un angolo del pesce, sembra di trovarsi, in un certo senso, al mercato ittico. Pesci che, come ci viene spiegato, vengono acquistati un paio di volte, in piena stagione nche tre, all'asta proprio per assicurarsi il meglio del meglio. Abbondano, era prevedibile, aragoste e astici immersi nelle vasche in bella vista. 

A inizio percorso prima di entrare nel salone, c'è, in bella vista, un modello di panfilo di quelli che quando li vedi non capisci se sono veri o fanno finta di esserlo. A parte le battute, scopriremo più tardi che si tratta di uno dei modelli prodotti e lanciati sul mercato del lusso galleggiante dalla Palumbo Superyachts, azienda napoletana a cui si rivolge Giampaolo Lo Conte da quando è sbarcato in questo settore che, a quanto pare, è, soprattutto all'indomani del crac finanziario del 2008 negli States, molto, ma molto più resistente ai condizionamenti esterni. 

Splendido, concedetecelo, il bancone del bar di quella che dovrebbe diventare, a restyling ultimato, una sorta di privé con veranda esterna per le occasioni particolari. Anch'esso in mogano lucido e di forma semicircolare come ogni bancone tradizionale che si rispetti, sarebbe stato asportato nientepopodimeno che dal transatlantico Rex, nave varata nel 1932 bombardata e affondata dagli inglesi l'8 settembre 1944 dopo che era finito in mano ai tedeschi. Fu successivamente smantellato e se, effettivamente, questo è uno dei suoi banconi di quando solcava con splednore gli oceani diretto negli Stati Uniti, beh, allora, chapeau! Attendiamo, però, eventuali conferme.

Accanto al salone una grande struttura arredata con gusto e destinata ad ospitare eventi - c'è anche un palcoscenico ad hoc - e aperitivi. Il soffitto è costituito da un immenso telo di tessuto - velluto? - rosso, molto elegante e tutt'intorno la vegetazione. Nelle intenzioni qui dovranno esibirsi artisti ispirati al cabaret francese visto che fu proprio a Parigi, allo Chat Noir, che nel XIX secolo aprì il primo locale del genere. Si dovrebbe partire, secondo la società che gestisce il Madeo, già in questa stagione, ma c'è la volontà di far diventare questa struttura un punto di riferimento per tutto l'anno destinato a chi cerca raffinatezza e professionalità oltre ad eccellenze enogastronomiche.

Quanto alla professionalità, restiamo piacevolmente colpiti dalla bravura e dalla classe con cui un cameriere riesce a versare nei calici champagne sollevando sopra la testa una bottiglia Magnum da 1,5 litri senza nemmeno una... sbavatura. Una nota di merito, cogliamo il punto, anche a tutto lo staff per un servizio agevole, veloce e condito da una cortesia e gentilezza tutt'altro che scontate.

E, finalmente, ci sediamo pronti a degustare i piatti che cominciano ad arrivare, ma che, da subito, catturano lo sguardo con segnali inequivocabili diretti, senza tanti preamboli, alla corteccia cerebrale e al suo contenuto. Il plateau di crudi adagiato su una collina di ghiaccio è uno schiaffo che colpisce senza far male e che accettiamo volentieri: ostriche, gamberi rossi di Mazara del Vallo, scampi, c'è da strabuzzarsi gli occhi. A fine portata, qualcuno si domanderà e si chiede se il nostro piatto ha ricevuto, essendo così colmo, anche i resti di qualche altro commensale a noi vicino: assolutamente no, tutta farina del nostro sacco, a cominciare dalle sei ostriche davvero inimitabili, belle cicciute che sono scivolate in bocca con una delicatezza prossima alla perfezione assoluta.

E', poi, la volta dei carpacci, di gambero e di orata, di una tartare di tonno e, dopo una breve pausa utile a riprenderci dalla sorpresa per la freschezza e il sapore delle portate, ecco sbarcare una frittura che più frittura non si può: di alici, triglie, verdure e totani. 

La conversazione con alcuni ospiti dicui abbiamo già parlato scorre via veloce, arrivano un coreografo e un modello di Armani che attirano gli sguardi delle signore, c'è molta gente ai tavoli, eppure l'atmosfera che regna è di quelle capaci di regalare un sogno anche stando ad occhi aperti. La luce calda arriva anche da abat-jour con paralumi di un blu intenso che si sposa benissimo con il mogano degli arredi. Sembra, lo ripetiamo, di trovarsi a cena su un panfilo in mezzo al mare, se è questo ciò che i nuovi gestori del locale volevano trasmettere beh, ci sono riusciti appieno.

In sottofondo la voce, a nostro avviso niente male, di una cantante che ci riporta alla mente Irene Grandi, in un repertorio che spazia dall'italiano all'inglese. Prima del dolce salutiamo e confessiamo, a noi stessi prima, pubblicamente adesso, che non pensavamo saremmo stati così bene. Un locale che consigliamo a tutti coloro che vogliono provare, almeno una volta, la straordinaria sensazione di sentirsi coccolati su una neva d'altri tempi - ma anche di tempi attuali - in mezzo almare. Per serate non gridate tra amici di consolidata fede e data, per innamorati, per chiunque voglia regalare e regalarsi qualcosa di speciale.

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