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Forte dei Marmi

A villa Bertelli "Don Camillo, Peppone e il crocifisso che parla"

mercoledì, 13 giugno 2018, 16:30

Dal 14 giugno al 15 luglio si terrà a Villa Bertelli, Forte dei Marmi, la mostra Don Camillo, Peppone e il crocifisso che parla,dedicata all’opera di Giovannino Guareschi (a cura diGiorgio Casamatti, Guido Conti e Federica Sassi) in concomitanza con le celebrazioni del cinquantenario della scomparsa dello scrittore.

L’esposizione si inserisce nell’ambito delle iniziative “Aspettando il Premio Satira”, che si terrà dal 4 al 7 luglio, ed è promossa dall’Amministrazione comunale di Forte dei Marmi e dal Comitato Premio Satira in collaborazione con la Fondazione Villa Bertelli.

In mostra circa 70 scatti di Osvaldo Civirani, scelti insieme ai figli di Giovannino Guareschi, che descrivono la preparazione delle scene, i momenti di riposo e di lavoro prima del ciak.

Sono immagini di scena che raccontano il regista Duvivier, Fernandel e Gino Cervi, prima o durante le scene, sempre però con un'ottica diversa e con un'angolazione trasversale che mettono in luce tutta la fatica e l'immenso lavoro necessario alla produzione di un film.

Un racconto nel racconto, inventando un modo non banale per accompagnare il lettore nel mondo di Guareschi sul crinale tra cinema e letteratura, lungo quel labile confine che oscilla tra la letteratura che diventa cinema e il cinema che influenza poi la letteratura.

Guareschi confesserà che gli ultimi racconti dei quasi 366 con Don Camillo protagonista, li aveva scritti pensando sempre ai lineamenti di Fernandel, come se il personaggio avesse assunto in maniera indelebile la faccia dell'attore francese. E quando leggiamo i racconti di Don Camillo non possiamo non pensare ai personaggi dei film.

Don Camillo, Peppone e il Crocifisso che parla sono, infatti, personaggi che hanno saputo vivere ben oltre il loro tempo, dimostrando come il messaggio che porta dentro di sé la letteratura di Giovannino Guareschi non abbia solo fondamenti politici o ideologici: è casomai vero il contrario.

Le ragioni storiche di questi racconti sono rimaste nella risacca del tempo, portando a galla la pietas umana di questo scrittore della Bassa: un messaggio universale che fa di lui uno degli autori italiani ancora oggi più tradotti al mondo.

La mostra è un modo per riflettere sul lavoro di Giovannino Guareschi come scrittore, sulle sue radici, sul suo mondo letterario, sui film e la fortuna dei lungometraggi tratti dalle sue raccolte di racconti. Molti critici sottolineano il fatto che la fortuna postuma di questo scrittore sia legata al successo cinematografico dei cinque film della saga di don Camillo, interpretati da Fernandel e Gino Cervi.

Questo non è del tutto vero: le continue traduzioni nel mondo sono il segnale che lo scrittore ha una fortuna indipendente dal successo cinematografico. In Italia sono ancora decine di migliaia le copie dei suoi libri vendute ogni anno, con continue ristampe, e questo successo non si può legare strettamente alla fortuna televisiva. C'è ancora una fortuna letteraria che va indagata nel profondo, perché Guareschi è uno scrittore popolare nel significato più nobile del termine.

La realizzazione e la produzione dei vari film girati a Brescello nella Bassa durarono 18 anni e furono accompagnati da polemiche anche feroci sepolte nei giornali. Recuperare quel mondo serve per rileggere i film in maniera diversa.

La mostra e il suo catalogo vogliono essere anche un modo per dare una dimensione letteraria diversa a Giovannino Guareschi, i cui personaggi affondano le radici nella tradizione novellistica della letteratura italiana.

Mercoledì 4 luglio alle ore 18.30, in Piazza Garibaldi a Forte dei Marmi, Giorgio Casamatti e Guido Conti, curatori della mostra e studiosi dell’opera guareschiana, intratterranno il pubblico sul tema “Tra cinema e immaginario”.

 

 


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