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Scritto da andrea cosimini
Forte dei Marmi
18 Giugno 2022

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Flottante, contango, deflazione. No, non stiamo riesumando una qualche lingua arcaica: stiamo parliamo, semplicemente, di finanza.

Facciamo così: bando ai tecnicismi, usiamo parole semplici. Il problema principale di oggi, a livello finanziario, è la prepotente inflazione (almeno questo termine 'tecnico' ce lo concederete) dovuta, essenzialmente, all'immissione nel mercato di troppo denaro liquido. Se a questo si aggiungono due dei più devastanti (e imprevedibili) flagelli che possono colpire l'umanità, ovvero una pandemia globale e una guerra locale (ma davvero, con la globalizzazione, si può ancora parlare di guerre 'locali'?), il gioco è fatto: la benzina vola a 2 euro, le 'termiti' in banca rosicchiano in silenzio i nostri conti correnti e la paura di investire in borsa si fa sempre più incalzante.

Troppo veloci? Ok, proviamo a fare un passo (anche due) indietro. Stamattina, nella splendida cornice di Villa Bertelli a Forte dei Marmi, il Gruppo Stampa Versilia, in collaborazione con l'Ordine dei Giornalisti della Toscana, ha avuto la bella idea di organizzare un corso di formazione per i colleghi pubblicisti. Tema della 'lezione': "Le parole della finanza dal Covid alla guerra". Relatore: Andrea Gennai, giornalista finanziario, penna de "Il Sole 24 ore". 

"Da 25 anni vivo di mercati finanziari per passione - ha esordito Gennai -. Non sono, però, uno di quelli che fa previsioni o dà indicazioni senza aver mai 'versato sangue' sul campo. Anche io investo in borsa e anche io conosco l'amara sensazione di perdere i propri soldi. Lo so, il mondo della finanza - per molti - è un grattacapo nel quale è difficile districarsi. Bisogna però cercare di addentrarsi nel meccanismo dei mercati perché, questi, entrano sempre più nella nostra vita. Serve capirli per comprendere il mondo che ci sta intorno".

Fatta questa doverosa premessa, Gennai si è subito addentrato nel misterioso (misterioso per noi profani) mondo della finanza mondiale: "Innanzitutto - ha tenuto a chiarire il giornalista - c'è da capire che 'economia', intesa come produzione di beni e servizi, e 'finanza' sono due cose ben distinte. Certo, la seconda è collegata alla prima; ma pensiamo a questo dato: il 70 per cento degli scambi a Wall-Street avviene tramite computer". 

Un chiarimento necessario per non partire subito con il piede sbagliato; ma facciamo degli esempi: "Il 61 per cento della torta porta la firma USA - ha spiegato Gennai -, mentre il resto se lo spartiscono le altre nazioni. La Cina - la seconda (ormai, quasi la prima) potenza economica al mondo - finanziariamente è debolissima (3 per cento). La Russia di Putin? Idem: 3 per cento circa. Questo ci fa capire, nel concreto, la differenza tra 'economia' e 'finanza'. Sì, ma l'Italia? "Un moscerino - ha ammesso il collega -, solo lo 0,8 per cento (e in più cala). Per farvi capire la sproporzione, Apple (la multinazionale statunitense), finanziariamente parlando, vale due volte il dato italiano..."

Tracciato il contesto, passiamo al problema: l'inflazione. Come ha potuto raggiungere gli attuali livelli? "Le banche - ha ricostruito il cronista de "Il sole 24 ore" - hanno cominciato, negli ultimi anni (e soprattutto dopo il Covid), a stampare denaro per immetterlo nel mercato, ma questo ha creato i presupposti per l'inflazione odierna. Quest'ultima, oggi al 7 per cento, dovrebbe invece aggirarsi al 2. Anche perché, se scendesse sotto lo zero, sarebbe un grosso problema per gli imprenditori (anche se, magari, potrebbe essere percepita come positiva da alcuni cittadini)". Domanda: ma le banche centrali possono fallire? "No - ha risposto Gennai -, nel caso, possono comunque continuare a stampare soldi". 

Dicevamo l'inflazione. Cosa conviene fare oggi: investire in borsa, nell'oro o rifugiarsi nei conti correnti? "L'inflazione alta è una tassa occulta - ha affermato il giornalista -. Ora come ora, conviene quasi investire (anche se, ovvio, c'è sempre il rischio di perdere...). Investire nell'oro è invece un modo per non sottostare al gioco delle speculazioni dei prezzi. Per le banche, l'inflazione è il male assoluto. Per questo la monitorano sempre". Possiamo dire allora che, il fatto che oggi sia cresciuta al 7 per cento, può essere interpretato come un loro fallimento...

Soluzioni? "Non ho la sfera magica - ha concluso il giornalista -. Oggi l'inflazione è alta e i tassi sono a zero. Ciò ha causato la crisi borsistica. L'Italia si trova a due passi dal baratro, a livello di titoli azionari, ed è seguita con attenzione. Il termometro è sempre lo spread (termine entrato ormai nel nostro lessico quotidiano), ovvero la differenza di rendimento tra btp e bond (anche questi ormai nel gergo comune) a 10 anni. Oggi lo spread è al 2 per cento. C'è bisogno di rialzare i tassi di interesse e abbattere i costi dell'energia per abbassare l'inflazione".

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