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Scritto da andrea cosimini
Forte dei Marmi
14 Febbraio 2022

Visite: 1748

Villa Bertelli, Forte dei Marmi: solo la location vale il prezzo del biglietto; se poi si aggiunge che all'interno, fino al 29 maggio, è possibile visitare una prestigiosa mostra con un centinaio di opere del più grande esponente dell'arte contemporanea, nonché inventore della 'pop art', allora il gioco è fatto.

"Andy Warhol e la new pop". Questo il titolo dell'allestimento curato da Simona Occioni, presidente della Fondazione Mazzoleni, sull'artista statunitense forse più riconoscibile al mondo per i suoi colori ed il suo stile. Nato a Pittsburgh (Pennsylvania), figlio di immigrati slovacchi, Warhol si è fatto strada nella 'Grande Mela', prima come pubblicitario, poi via via come grafico, illustratore, scultore, personaggio cinematografico e televisivo. Secondo artista più comprato e venduto al mondo, dopo Pablo Picasso, oggi è ritenuto, a tutti gli effetti, uno dei più influenti del XX secolo.

La mostra, al momento, è visitabile tutti i venerdì, sabato e domenica, dalle 16 alle 19; ma con l’arrivo della stagione primaverile, le aperture al pubblico potranno essere prolungate. La Gazzetta di Viareggio ha voluto incontrare la curatrice per capire meglio l'idea dell'esposizione ed addentrarsi nel mondo di questo straordinario artista.

Signora Occioni, com'è nata l'idea della mostra?


E' stata Villa Bertelli a contattarci e noi siamo stati felici di accettare la proposta. Come Fondazione Mazzoleni, infatti, da anni organizziamo importanti mostre in tutta Italia con migliaia di visitatori. A Forte dei Marmi, però, è per noi la prima volta.

E come sta andando?

La mostra ha inaugurato a gennaio inoltrato e si registra già un flusso pazzesco. Non era scontato visto il periodo dell'anno. Abbiamo deciso di puntare su un turismo di qualità.

Si può quindi parlare di un turismo legato all'arte?

Direi proprio di sì. Soprattutto in Italia, dove la moda viene apprezzata da tutti i turisti stranieri: svizzeri, inglesi, russi... D'altronde la nostra fondazione nasce proprio con lo scopo di valorizzare l'arte nel mondo, attraverso mostre prestigiose con nomi di richiamo che facciano da traino per i giovani artisti. Vogliamo portare l'arte in vacanza per attirare visitatori italiani e non.

Perché la scelta della 'pop art'?

Perché attrae esperti d'arte, ma anche persone che non hanno mai visitato una mostra. Il nostro obiettivo è quello di sensibilizzare all'arte soprattutto i giovani, proponendo allestimenti che non siano statici e noiosi, bensì dinamici ed interattivi.

Ci spieghi meglio

Per la mostra, ad esempio, abbiamo voluto coinvolgere tre giovani: Alessandra, che si è occupata di seguire tutta l'organizzazione, in qualità di event manager della Fondazione Mazzoleni; Amir, che si è dedicato alla grafica per la campagna pubblicitaria; e infine Nicola, un giovane attore che ha prestato la sua voce per recitare, sia in italiano che in inglese, il racconto del percorso artistico di Andy Warhol dando agli spettatori la possibilità di ascoltarlo in sottofondo mentre visitano la mostra.

Perché avete scelto proprio Warhol?

Perché è il più grande artista dell'arte contemporanea. E' stato rivoluzionario nel ripetere lo stesso soggetto un'infinità di volte, destando sempre curiosità. Nato come grafico, ha collaborato con grandi artisti. E' stato il numero uno a livello di immagine. Ha inventato l'arte pop, sfruttando l'era del consumismo.

Ci parli della mostra: quali opere sono state esposte?

Sono in tutto circa 100 opere originali di Warhol provenienti da diverse collezioni: alcune dalla Fondazione Mazzoleni, altre da collezionisti privati, alcuni dei quali hanno conosciuto di persona l'artista. Un particolare ringraziamento va anche ad Eugenio Falcioni, grosso collezionista, che ci ha prestato parte delle opere esposte.

Ci faccia una panoramica dell'esposizione

Sono cinque sale, allestite senza un percorso preciso, ma suddivise in sezioni: dalle celeberrime 'Campbell's', di cui Warhol evidentemente andava matto; ai 'flowers', a simbolizzare anche il rapporto profondo che aveva con la madre; fino alle mitiche icone - su tutte 'Marilyn' - riprodotte in serie con vari colori e formati. Tra gli oggetti più curiosi invece: la chitarra dei Rolling Stones, firmata dalla band, le scarpe di Michael Jackson e un ritratto firmato di Mao. Abbiamo inoltre realizzato del merchandising come t-shirt, borse, tazze, cataloghi e una splendida limited edition personalizzate di bottiglie di Franciacorta. Poi ci sono le sedie spaghetti...

Cosa sono?

Si tratta di sedie realizzate in limited edition dall'azienda bresciana Fiam, alla quale la nostra Fondazione si aggancia come partner per collaborare a sostegno dell'arte. A riprova che quest'ultima sostiene anche le aziende italiane.

Nel titolo della mostra si parla anche di "New pop". Ci spiega cos'è esattamente?

Sì. Al piano superiore abbiamo voluto allestire una sezione riservata ad altri sette artisti molto validi ed interessanti: Gomor, Save the Mask, Mart Signed, De la Vega, Notturno Studio, Giuliano Grittini e Luciano Mancuso. In questo periodo oscuro per tutti, soprattutto per i giovani, il colore rappresenta un modo per uscire dal buio. Per questo il pop, anche quest'anno, è di tendenza. Lo dicono gli stilisti di moda e lo si osserva nelle scenografie dove, spesso, vengono usate immagini dello stesso Warhol.

Siamo oramai in un mondo dominato dalle immagini. Cos'è l'arte oggi?

E' una moda. O comunque rappresenta uno stimolo per quest'ultima. Le aziende usano l'arte per mettersi in mostra. L'arte dà qualità ed espressione ai marchi. Certo, l'arte oggi è provocatoria: non ci si inventa più nulla. Con la "Merda d'artista" di Manzoni è finito un ciclo. Oggi 'fare arte' vuol dire soprattutto lasciare il segno, far parlare di sé.

Qual è la più grande eredità di Warhol?

Ha anticipato il mondo della comunicazione e del consumismo. Come Fondazione, collaboriamo spesso con accademie e agenzie grafiche, e loro prendono esempio e spunto da lui.

Grazie per la piacevole chiacchierata

Grazie a voi. Colgo quest'ultima occasione per rivolgere un ringraziamento anche al sindaco di Forte dei Marmi, Bruno Murzi, e al presidente della Fondazione Villa Bertelli, Ermindo Tucci, invitando ancora una volta tutti a venire a vedere la mostra.

Foto e video Josette


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