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L'interSvista

Simoni-Mallegni, c'eravamo tanto amati

mercoledì, 19 dicembre 2018, 17:36

di aldo grandi

Massimiliano Simoni, una grande edizione della Versiliana come direttore artistico e, come ringraziamento, subito 'trombato'. 

La parola 'trombato' forse non è la più appropriata perché più che trombato direi buggerato nei termini perché scientemente ho deciso, una volta appreso il nome del nuovo Presidente, di non restare nel ruolo. Quindi di interrompere il rapporto alla scadenza del mio mandato al 30 settembre 2018. Avevo chiesto prima a Massimo Mallegni, quando era sempre sindaco, di essere messo in condizione di poter lavorare nel modo migliore anche per poter preparare al meglio non solo la stagione 39^, quella del 2018, ma, soprattutto, quella della 40^ edizione ossia nel 2019. E per fare questo si doveva individuare un Presidente e un Consiglio di gestione che non solo fossero espressione del territorio, ma che avessero le qualifiche e le specifiche giuste che il ruolo richiedeva. Questo impegno l'ho chiesto, poi, anche al candidato sindaco Giovannetti da cui ho avuto assicurazioni del caso. Ritenendo Benedetti e il suo consiglio, fatte due eccezioni - Aldo Giubilaro e Francesco Pellati - non adeguati all'incarico assunto, ho deciso di prendere altre strade. 

Ma non è stato quindi il sindaco Giovannetti a mandarla via? 

No, nei fatti è stato l'assessore alla Cultura, il senatore Mallegni, che imponendo tale scelta, mi ha messo nelle condizioni di non poter accettare il rinnovo dell'incarico. L'incompatibilità tra il sottoscritto e Benedetti, vuoi per ragioni culturali vuoi per una concezione etica diversa della vita, era palese a tutti. 

Ma, mi scusi, con Massimo Mallegni non eravate pappa e ciccia fino a qualche tempo fa? 

Qui dobbiamo fare alcune precisazioni e andare un po' indietro nel tempo. Sono stato Presidente provinciale di Alleanza Nazionale fino alla liquidazione del partito nel 2009. Con Mallegni avevo condiviso un percorso politico che mi vedeva alleato con pari dignità. Nel 2010, con l'annessione nei fatti di Alleanza Nazionale a Forza Italia, ho scelto di starne fuori e per questo sono stato epurato dalla Presidenza del Festival Pucciniano dall'allora sindaco Luca Lunardini sempre di Forza Italia. Con Mallegni non più sindaco mi sono rivisto nell'estate 2014 quando stringemmo un accordo che permettesse al centrodestra di ritornare alla guida del comune di Pietrasanta. Lui, nel frattempo, stava risolvendo le vicende giudiziarie che dal 2006 lo avevano coinvolto. Con lui ho fondato la lista Pietrasanta prima di tutto ritenendo che i partiti allora rappresentati non fossero più lo specchio reale della società civile. Con questo movimento abbiamo fatto una lista unica alle elezioni amministrative del 2015 e con questa abbiamo vinto permettendo a Mallegni di ricoprire per la terza volta la carica di sindaco di Pietrasanta. Io ho scelto di non far parte dell'esecutivo per seguire quello che, ormai, dal 2010 facevo a tempo pieno, il mio lavoro di art director nel campo dello spettacolo, della cultura, degli eventi in genere. Andai, infatti a ricoprire il ruolo di Direttore artistico della fondazione Versiliana che già avevo guidato dal 2000 al 2010. Già allora Mallegni mi giocò il primo scherzetto mettendo presidente della Fondazione Versiliana il dottor Di Lorenzo di Roma, personalità completamente avulsa dalla realtà locale, con idee distintissime dalle mie, e la signora Maria Antonietta Di Benedetto, moglie del parlamentare Yoram Gutgeld, consulente economico di Matteo Renzi, grande animatrice dei salotti Vip della sinistra versiliese. Lì è stato il mio errore. Avrei dovuto capire che Mallegni, come il lupo, aveva perso il pelo, ma non il vizio. Sono rimasto lì fino al 2018 aiutando ancora una volta Mallegni che, nei fatti, è andato in tasca al cittadino che lo aveva votato come sindaco per candidarsi al Senato della Repubblica. L'ho aiutato perché, in quel momento, ho coltivato il sogno lontano che era quello di vedere a Pietrasanta un sindaco espressione della destra che fu prima di Almirante e, poi, di Fini, Alberto Giovannini. 

Bella riconoscenza, però. 

Evidentemente Mallegni aveva un antico debito di riconoscenza con il cavalier Alfredo Benedetti che, con lui, aveva condiviso tempi bui e riteneva, che il sottoscritto avrebbe accettato, obtorto collo, di rimanere al suo posto con l'ennesimo Presidente non adeguato al ruolo. 

E' saltata, immaginiamo, anche l'amicizia. 

Sì, ammesso che, per Mallegni io sia mai stato un amico. Io gli amici li tratto in maniera diversa. 

Lei è riuscito, questa estate, a mettere in piedi una edizione della Versiliana di grande riscontro di pubblico e di spese assai contenute. 

Nell'edizione 39^, per le attività del teatro, dello spettacolo, degli incontri al Caffè, che sono tornato a dirigere avevo un budget uguale a zero. Se si pensa che per la stagione precedente, solo per il Caffè, il Presidente Di Lorenzo, che si occupava direttamente dello stesso, tra cachet e rimborsi spese aveva destinato 115 mila euro. Si fa presto a fare i conti. Ho messo in campo tutti i miei rapporti e le mie conoscenze, anche in una logica di preparazione dei 40 anni del festival. E per questo avevo lavorato. Ritengo che per sostenere le attività del teatro, soprattutto quelle riferibili a ciò che non è commerciale, ma eleva lo spirito e le menti, si debbano investire risorse. Non si può fare Shakespeare o Pirandello senza spendere una lira. Il privato che fa rischio d'impresa investe nel pop e nel musical non certo nel teatro di tradizione. Questo ho cercato di far capire a più riprese prima a Mallegni e poi a Giovannetti. 

Inutilmente... 

Sì, inutilmente perché di fondo non si conosce la materia che tratto e si va dietro alla vuota demagogia perché non potrei diversamente definire dichiarazioni fatte dal nuovo Sindaco che, nella sostanza, afferma che con la cultura non si mangia e per questo si deve sostenere la spesa. Come Vittorio Sgarbi io ritengo che con la cultura si mangia eccome, soprattutto, in un Paese che vive di turismo e di storia. 

Massimo Mallegni, che prima aveva negato di essere candidato per Forza Italia alle elezioni politiche, poi non solo le ha vinte abbandonando la carica di Sindaco, ma si è voluto tenere anche l'assessorato con più deleghe: alla cultura, al turismo e ai rapporti internazionali. Della serie non voglio negarmi nulla... 

No, della serie Forza Italia non è stata al Governo e, quindi, io sono uno dei tanti deputati peones e, quindi, non avendo a disposizione uno staff romano, me lo creo a Pietrasanta. 

Che farà, adesso, Massimiliano Simoni? 

Massimiliano Simoni continua a fare quello che fa da sempre. Ossia seguire la propria attività immobiliare, continuare ad occuparsi di organizzazione e direzione di eventi e, soprattutto, gli è tornata anche la passione politica e la voglia di rimettersi in discussione. Per spiegarmi meglio mi sto guardando intorno per quanto riguarda il teatro. Ho alcune proposte che sto valutando in questi giorni. E per l'aspetto politico ho intenzione, a partire dall'anno nuovo, di tornare ad essere protagonista nel centrodestra. 

Una curiosità: ma se al Festival della Versiliana non sono stati assegnati contributi, c'è qualche altra manifestazione a carattere locale che li ha ricevuti? 

Assolutamente sì. E qui sta il surreale della vicenda. Faccio due esempi: il primo è il Dap Festival, Danza Arte Pietrasanta, che nella stagione 2017, con Mallegni Sindaco, ha ricevuto 100 mila euro dal comune di Pietrasanta e, nel 2018, con il commissario, 50 mila euro e per un caso singolarissimo anche il contributo da parte del Fus (Fondo Unico Spettacolo) per 40 mila euro. Il Festival della Versiliana dal Fus non ottiene nulla e il Festival che è al suo interno, ossia il Dap, riceve, invece, il suo sostegno: forse grazie ai buoni uffici interposti dalla dottoressa Paola Marucci, moglie del senatore Mallegni, e membro, dal 3 marzo 2018, della Commissione danza all'interno del Fus? Secondo esempio è la manifestazione l'arte del cavallo arabo che riceve contributi per 60 mila euro nel 2016, nel 2017 e nel 2018 e che, di fatto, è rivolta esclusivamente a un pubblico di nicchia arabo. 


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