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L'interSvista

Barbara Paci, la... Barbie con un cuore e, soprattutto, un cervello grande così

lunedì, 20 luglio 2020, 12:28

di aldo grandi

Per demonizzarla l'opposizione le ha già affibbiato il soprannome di Barbie bionda e stupida: ma della bambola più famosa al mondo ha soltanto la bellezza, oggettiva, oltre a un'eleganza innata e a una intelligenza e simpatia immediate. Nata a Venezia, delle donne venete conserva una spiccata eleganza e un'aristocratica bellezza nel portamento naturale. Può apparire au-dessus de la mêlée, al di sopra della mischia come scrisse Romain Rolland, distaccata e sulle sue, ma non è così. Anzi, è umile, ha voglia di apprendere e si è tuffata in questa avventura con entusiasmo e spontaneità tipici delle anime nobili. Riuscirà a sconfiggere nella singolar tenzone uno scaltro, altrettanto intelligente e simpatico avversario come Giorgio Del Ghingaro? A nostro avviso ce la può fare solo se sarà sempre e costantemente se stessa, una donna che ama essere tale e che ha ottenuto quello che ha senza accettare compromessi, ma con volontà e determinazione. Noi l'abbiamo passata al setaccio o, almeno, ci abbiamo provato.

Barbara Paci veneta di nascita, viareggina di adozione, lucchese d'istruzione: ci racconti un po' di sé.

Io sono nata a Venezia, ma dall'età di cinque anni mi sono trasferita a Viareggio con la mia famiglia. In  realtà con mia mamma e mia sorella che ancora vivono a Viareggio. Ho frequentato scuole elementari e eme a Viareggio poi ho preso il diploma al liceo artistico di via Fillungo a Lucca. Da lì ho proseguito questo percorso di studi e di specializzazioni con  la laurea in lettere moderne con specializzazione in arte contemporanea all'università di Firenze. Prima di intraprendere l'attività imprenditoriale di gallerista, per molti anni ho fatto parte di team presso importanti musei toscani e questo per me è stato un passaggio formativo. Passare dal museo Fattori di Livorno al museo Piaggio di Pontedera al museo Ragghianti di Lucca ha rappresentato per me una palestra di vita, soprattutto, perché mi ha insegnato a confrontarmi con progetti culturali di alto valore sociale e artistico, ma che devono sempre trovare un equilibrio e una mission con quelle che sono le istituzioni che li governano.

Lei fa la gallerista d'arte contemporanea: dicono che chi si occupa di arte abbia la testa fra le nuvole. 

La ringrazio moltissimo per questa domanda così chiariamo una volta per tutte questo equivoco. Io sono, prima di tutto, una imprenditrice che ha aperto la sua attività con il prestito d'onore che si dava, un tempo, alle donne che non avevano nessuna garanzia da offrire se non quella di una fiducia sulla persona. Lavoro con gli artisti, ma non sono un'artista. Anzi, il mio compito è quello di, con fermezza, razionalità e senso di responsabilità, mettere insieme per un progetto, spesso, pubblico e professionale, vari elementi come artisti, istituzioni pubbliche e sponsor internazionali. In sostanza sono una persona attenta alla concretezza e alla soddisfazione di tutte le parti coinvolte nei progetti a cui partecipo coordinandoli e sviluppandoli direttamente.

Ma come le è venuto in mente di candidarsi a sindaco di Viareggio?

In tutti questi anni mi sono confrontata con la validità e l'energia dell'imprenditoria e della forza delle sue idee, ma spessissimo ho trovato una classe politica inadatta e impreparata a coglierne le potenzialità. Essendomi confrontata spesso in questo ambito anche con il resto d'Europa, ho visto come una classe politica virtuosa e attenta possa cogliere delle sinergie con chi ha le idee che incidono sia sul tessuto economico sia su quello sociale. A questo punto della mia vita il passaggio dall'impresa privata al settore pubblico mi sembrava un percorso naturale.

Ma perché, secondo lei Giorgio Del Ghingaro non è stato capace di allacciare buoni rapporti con l'imprenditoria locale?

La visione di un sindaco, a mio parere, deve essere lungimirante e ampia. Deve coinvolgere, necessariamente, tutte le parti sociali e non soltanto un esiguo numero di persone tenendo conto che la città deve vivere e prosperare nella sua interezza. Per questo obiettivo è necessario, certamente essere consapevoli di conti e delibere, ma avere una vera e propria visione e strategia per il benessere e la prosperità della città. Questo si ottiene, in primis, con competenze ben più ampie e, in questo particolare periodo storico, anche internazionali e avvalendosi di una squadra che, per conoscenze e capacità, sviluppi strategie all'avanguardia.

Emergenza Covid-19: Del Ghingaro ha tagliato parecchie tasse e imposte. Ha da muovergli qualche critica anche su questo?

In primis ha tagliato la maggior parte di queste tasse e imposte solo dal 1 di agosto quando quasi tutte le città italiane, soprattutto toscane, lo avevano fatto già dal 1 giugno. In secondo luogo una parte consistente di questi tributi sono già stati rimborsati grazie al decreto rilancio del Governo e sicuramente altri soldi  arriveranno nei mesi prossimi. Detto questo, il sindaco e la sua amministrazione non hanno minimamente donato alla città un progetto anche minimo per i mesi futuri in cui avremo lo tsunami economico e sociale di una stagione turistica devastante.

Lei è la candidata civica del centrodestra. Il suo nome, fino a pochi giorni fa, era conosciuto solamente in una ristretta cerchia di persone vista anche la sua professione decisamente elitaria. Ora lei vuole scendere in campo e rappresentare tutta la città di Viareggio, compresi coloro i quali, con l'arte, hanno ben poco a che fare. Perché, secondo lei, un abitante del Varignano o un appartenente alle classi sociali meno abbienti dovrebbe votarla?

Perché rappresento un esempio. Non ho avuto un padre con un cognome importante, una società ereditata dalla famiglia e sono stata uno studente lavoratore da sempre. Infine, per realizzare i miei sogni, ho dovuto lasciare Viareggio perché non offriva né le opportunità né il terreno fertile per un giovane ambizioso che volesse raggiungere un risultato importante nella propria vita sia professionale sia umano. Adesso il ritornare rappresenta, per me, poter dare l'opportunità, cambiando le cose o provandoci, a molte persone di poter guardare al futuro in maniera più positiva fornendo loro anche delle risposte concrete e serie.

Commercio, un settore in crisi: a Viareggio la Passeggiata piange e il resto della città non ride. Qualcuno vorrebbe più attenzione da parte di Del Ghingaro e gli rimprovera di non averla avuta in tutti questi anni. Lei cosa ha da dire ai negozianti viareggini?

La giunta attuale non ha competenze o conoscenze nell'ambito che è proprio nella natura della città di Viareggio. Il turismo come vocazione declinato in moltissimi ambiti, da quello balneare a quello culturale a quello sportivo a quello enogastronomico. Per questo tipo di strategia e per ridare respiro all'intera economia servono un sindaco e una squadra che abbiano profonda esperienza e capacità gestionali in questo specifico settore. Rifiorendo l'economia e il turismo potrebbe beneficiarne l'intera compagine sociale. 

Barbara abbandoni per un attimo ogni tipo di analisi economico-sociale e si cali nella dimensione umana: che città vuole, lei, per gli abitanti di Viareggio, ma, in particolare, di che cosa ha bisogno Viareggio per tornare a sognare?

La città per prima cosa deve ritrovare una guida, un punto di riferimento che la rappresenti nella sua totalità, un sindaco che ami la città e i suoi cittadini.

Perché, Giorgino, secondo lei, i viareggini non li ama?

Certo questo sindaco, in cinque anni, non ha mai avuto dialogo e ascolto sia con i rappresentanti di categoria sia con il singolo cittadino, anche bisognoso di una semplice risposta di conforto e comprensione. Solo ascoltando i cittadini con le loro criticità e le loro esigenze  è possibile dare una risposta incisiva e che porti al cambiamento. In più la figura femminile che rappresento, già per natura portata all'equilibrio e alla riflessione, può finalmente considerare la città sia per le potenzialità inespresse, ma anche come visione policentrica dove non esistono più quartieri di serie A e quartieri di serie B. Ed infine, poiché sono anche una insegnante nei licei, capisco quanto questo cambiamento debba iniziare riformulando quella compagine sociale che parte dall'adolescenza e dall'infanzia, ristrutturandola e dedicandole tempo, energie e denaro pubblico.

Lei è appoggiata anche dalla Lega che, sul versante immigrazione, come lei sa, è piuttosto e, a nostro avviso giustamente, rigida. Non ha timore di apparire, secondo i dettami del politicamente corretto, un po' razzista e xenofoba?

Appartengo a una famiglia, che da parte di madre ha subito in prima persona l'esodo da una terra come quella istriana in cui era nata e vissuta, dovendo abbandonare tutto e scappando in Italia. Quindi capisco perfettamente quel senso di smarrimento e di tentativo, anche, di trovare una nuova terra che ti accolga e della quale desideri entrare a far parte. In questo deve esserci, contemporaneamente, la volontà e il desiderio di rispettare il luogo che ti accoglie. 

Giorgino è noto per desiderare l'invasione multietnica della sua città.

Credo che in città esistano delle realtà multietniche anche extraeuropee e, in alcuni casi, perfettamente integrate nel tessuto economico e sociale. Credo, tuttavia, che il problema della sicurezza soprattutto in certi quartieri e in certe zone, debba essere riprogettato e coordinato attraverso un dialogo ripristinato con le forze dell'ordine. Soltanto attraverso un nuovo coordinamento con queste per la loro esperienza e conoscenza del territorio, si potrà far tornare quella sensazione di tutela indispensabile alla qualità della vita non solo per i residenti, ma anche per i turisti. 

Barbara Paci sia diretta: gli spacciatori sono decine e fanno il porco del loro comodo in pineta come altrove. Polizia e carabinieri si limitano purtroppo per leggi permissive, a controllarli, arrestarli e, poi, ci pensano giudici a buttarli fuori il giorno dopo. Insomma, lei come sindaco, si incazzerebbe e li prenderebbe a calci nel culo oppure stiamo ancora a parlare di summit in prefettura che non risolvono mai un cazzo?

La prima parte della domanda credo che riguardi un dibattito di carattere legislativo di ambito nazionale e che, naturalmente, un sindaco non può che prenderne atto. Per un  intervento più mirato e specifico sul territorio ribadisco che un rinnovato colloquio con i rappresentanti delle forze dell'ordine e alcuni strumenti da adottare come ad esempio l'uso di telecamere in particolari e difficili luoghi della città, siano indispensabili.

Perché, i criminali li arrestano le videocamere?

Prima di tutto queste possono essere un utile deterrente e, in seguito, possono permettere di approfondire o comunque di svolgere delle ulteriori indagini conoscitive avvalendosi anche di strumenti tecnologici molto più moderni.

Lei, a memoria, è il primo candidato donna del centrodestra a Viareggio. Le donne stanno venendo alla ribalta della politica locale anche a queste latitudini?

Ho notato un interessante paradosso. Coloro che acclamano figure femminili con ruoli istituzionali in altri paesi del mondo, sono totalmente impreparati, se non addirittura, ostili ad avere un sindaco donna per Viareggio. Se si vuole essere di mentalità aperta e all'avanguardia bisogna accettare che anche a casa propria le donne possano avere, quando colte, preparate e competenti, ruoli decisionali. 

Ma è vero che un rappresentante politico della maggioranza, parlando di lei ad altra persona, l'avrebbe definita la Barbie bionda stupida?

Sembra di essere ritornati in una sorta di medioevo dove le donne vengono giudicate dalla loro apparenza piuttosto che confutare il contenuto delle loro idee e delle loro parole. 

C'è rimasta male?

Sì, perché è stato detto da una donna.

Lei ha un difetto imperdonabile. Lo sa?

L'ostinazione che mi ha permesso di arrivare dove sono arrivata senza scendere mai a compromessi.

No, noi intendevamo altro. Lei è bella, ma, soprattutto, intelligente. Imperdonabile per una donna. Soprattutto, agli occhi di una Sinistra divenuta bacchettona, ipocrita e falsamente buonista oltreché politicamente (s)corretta.

Lei mi ha fatto venire in mente il libro di Cristina Campo intitolato, appunto, Gli imperdonabili. Ispirandomi a questo testo, le affianco io un altro sostantivo che è quello della sprezzatura che è anche un modo di approcciare la vita e volare alto.

Una sua simpatizzante ha pubblicato su facebook, l'altra sera, una sua foto insieme ad Alessandro Benvenuti al teatro pucciniano aggiungendo un commento entusiasta sulla sua candidatura in quanto donna. Un uomo, peraltro sotto falso nome, ha, a sua volta, commentato, pubblicando l'immagine di una pornostar, dicendo che dove non arriva con la testa, arriva con il resto. Bel bastardo però...

Forse questo bastardo non conosce molto bene le donne: da questo e da altri episodi che sicuramente mi arriveranno, le donne, quelle vere, traggono ancora più forza per andare avanti.

Ultima domanda: lei ha l'abitudine, parlando, di utilizzare riferimenti di carattere storico. Nella sua prima conferenza ha, addirittura, chiamato in causa la regina Elisabetta la Grande e la sua vittoria sulla Invincibile Armada di Filippo II di Spagna. Ce la vuole raccontare?

L'ho trovata molto interessante come simbologia: nel 1500 l'Invincibile Armada, la temibile flotta, attacca l'Inghilterra ed è guidata da Filippo II di Spagna, un re bigotto, chiuso in un castello circondato da una oscura corte, attendo solo alle proprie esigenze e completamente dimentico del suo popolo. L'Inghilterra ha una giovane regina che ama e conosce la sua terra, crede nel commercio e nella mobilità sociale e ha una visione rivolta al futuro. La storia ci racconta che l'Invincibile Armada venne sconfitta e con essa quella visione retrograda e ancorata al passato che questo re rappresentava mentre il Paese vittorioso conobbe decenni di pace ininterrotta e prosperità. 

Ogni riferimento a cose e persone è puramente casuale...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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