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Massarosa : sulla scena del crimine

Don Pilade, uno dei tanti Cold Case

martedì, 28 agosto 2018, 17:44

di anna vagli

Il termine inglese cold case significa letteralmente "caso freddo": così sono oggi designati i casi di cronaca nera archiviati senza soluzione oppure giunti ad una sentenza di condanna esecutiva.

I cold case per eccellenza sono gli omicidi rimasti senza colpevole. Sono i delitti più gravi e cruenti che non sono passati attraverso una sentenza di condanna, chiusi per mancanza o insufficienza di prove. Sono delitti irrisolti.

Non è quantificabile il tempo decorso il quale un caso diventa "a pista fredda". Parafrasando un recente intervento di Papa Francesco "le ferite non vanno mai in prescrizione". L'evoluzione delle tecnologie, delle strategie investigative, l'invalidazione di una prova che scagionava un indagato, sono alcuni dei requisiti che potrebbero aiutare a far luce su quanto, per anni o addirittura decenni, è rimasto nell'ombra.

Ma come si giunge ad un cold case? Presupposto imprescindibile per la riapertura di un caso è lo studio da parte di professionisti del fascicolo giudiziario. Fascicolo giudiziario che può ancora trovarsi in possesso degli interessati o in mancanza estratto in copia dalla sede giudiziaria competente territorialmente. Punto di partenza è infatti lo studio chirurgico di tutte le indagini svolte per potersi concentrare su eventuali incongruenze, errori ed omissioni che possono eventualmente aver connotato l'attività investigativa.

Lucca, marzo 2018. E' una giornata fredda quella del 27 marzo 2018, nonostante il sole splenda e si rifletta sulle mura.
Passo svelto e deciso, sorriso appena accennato, vento che spettina i capelli.

Un giorno importante. Un giorno di quelli con cui provare a cambiare il corso degli eventi. L'incedere lento, il concretizzarsi di un obiettivo a cui si lavorava da mesi. Seppur solo l'inizio di un viaggio. L'inizio di un viaggio che avrebbe voluto terminare con le parole Verità e Giustizia.

Avete in mente la sensazione e l'appagamento di sentirsi utili? Di dare il vostro contributo per aiutare qualcuno? Provate a mettervi in questo stato d'animo. Il mio di quella mattina.

Quella sensazione svanirà di li a poco. Svanirà nel momento in cui una comunicazione, gelida come il vento di quella mattina, porrà per sempre fine alla parola riapertura.

Ennesima coincidenza di un delitto perfetto o lavoro certosino di insabbiamento, distruzione e cancellazione prove? Non è questa la sede ove discuterne, lascio alle vostre coscienze la risposta.

Durante il mio percorso di studi presso l'Accademia Internazionale delle Scienze Forensi di Roma mi è stata accordata la possibilità di seguire un caso a pista fredda sul mio territorio. Così ho iniziato ad interessarmi all'omicidio Niccoletti.

Sono stati mesi di ricerca e studio. Mesi in cui mi sono vista chiudere numerose porte in faccia. Mesi in cui le persone a cui mi sono rivolta hanno preferito celarsi dietro lunghi silenzi. Gli stessi silenzi che annichiliscono la coscienza. Ma sono andata avanti. Perché non ho trovato solo muri. Sono riuscita a recuperare appunti, diari, lettere scritti e testimonianze che mi hanno permesso di ricostruire le caratteristiche personologiche di Don Pilade.

Ed è stato proprio a metà dei miei studi che mi sono resa conto che la ricostruzione dell'omicidio Niccoletti non rappresentava più un mero lavoro accademico.
In mancanza di documentazione, riporto il meticoloso racconto di una delle prime persone ad intervenire sulla scena.

Sono le 19:00 c.a. di giovedì 17 ottobre 1985, è quasi ora di cena. Nella borgata di Ponterosso si sente uno sparo. Qualche minuto dopo è il giovane M. a dare l'allarme. Prima dell'intervento delle forze dell'ordine accorrono due forse tre persone sulla scena. Inutile dire che oggi le cose andrebbero diversamente. Ma eravamo nel 1985, non dimentichiamocelo.

Don Pilade era riverso a terra, si trovava in ginocchio e con le braccia in posizione di preghiera. Freddato con un colpo di calibro 22. Un'esecuzione. In canonica non era solo. Oltre ai due presunti malviventi, c'era anche il fidato M. che ha sempre dichiarato di esser stato legato legato e quindi impotente di fronte all'accaduto.

Purtroppo, lo avrete capito, la scena del crimine dell'omicidio di Don Pilade Niccoletti non è stata preservata a dovere da chi è intervenuto subito dopo il fatto.

Sempre in base ai racconti, si vocifera che il cadavere sia stato portato via prima dell'intervento della polizia giudiziaria.
Lungi dal voler ricadere in tecnicismi, si precisa che il ricordo è la rielaborazione di un evento secondo le modalità con cui il soggetto lo ha percepito e che la fase di "percezione e codifica" è influenzato da fattori storici ed ambientali.

Il procedimento penale n. 72/86 R.G.N.R Mod. 21 è stato archiviato senza colpevole. Pista ufficiale: rapina finita male. I due presunti malviventi? Mai ritrovati.

Provate a cercare sul web. Dall'archivio storico dei quotidiani si trova forse un articolo. Oltre a qualche tentativo di depistaggio, regna il vuoto.

Mi fermo qui. Mi fermo qui perché ho ricevuto moniti, pubbliche offese e diffide dal proseguire.
Prima di chiudere però consentitemi di fare due considerazioni.

Nonostante siano trascorsi decenni, in Versilia l'Omicidio Niccoletti è un omicidio di cui non si vuole sentir parlare.
Il movente della rapina fa acqua da tutte le parti. Non si uccide per rubare le offerte in chiesa né tanto meno si perde tempo a sistemare il cadavere in posizione di preghiera.

Chi ha fatto ruotare la vicenda sulla rapina ad un certo punto si è reso conto che doveva accampare scuse perché il movente non avrebbe retto. E allora si è pensato di infangare la memoria del buon Pilade. "Era pedofilo, lo sapevano tutti".

Lo sapevano talmente tutti i parrocchiani che, dopo la morte, gli hanno dedicato una statua in marmo. Curioso, non trovate? Un riconoscimento post mortem ad un pedofilo.....

Don Pilade era un uomo tutto d'un pezzo, un uomo con sani valori e principi. Un uomo che ha fatto tanto per la sua comunità. Era circondato da giovani ed anziani. Era un uomo semplice, un uomo "per la gente e tra la gente". Un uomo che forse aveva scoperto qualcosa per cui era diventato scomodo.

Chiudo con la consapevolezza che, ancora dopo trentatré anni, qualsiasi menzogna e' preferibile alla verità.

Anna Vagli


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