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Venerdì 27 Gennaio 2023
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Scritto da Redazione
Pietrasanta
07 Dicembre 2022

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Nuova vita, buona vita per l’Archivio Storico Comunale di Pietrasanta! Questa volta non si tratta più di un desiderio, o di un’istanza pubblica con sottoscrizione di protesta, ma di realtà certa e che si attuerà a breve, nel corso dell’anno 2023, ponendo così fine a quella indecorosa prestazione di servizio, che offendeva la cultura versiliese e umiliava la ricerca storica.

Con sollecitudine, l’amministrazione comunale di Pietrasanta ha già portato a compimento i due necessari provvedimenti iniziali.

L’intera massa dei faldoni appartenenti all’antico Archivio Storico sono stati trasferiti dal vecchio stabile che da decenni li ospitava in tristi condizioni strutturali e ambientali, al seminterrato del Palazzo Storico Municipale: qui, i nuovi locali sono stati appositamente ristrutturati e resi idonei alla conservazione degli antichi documenti con l’installazione di controsoffitti e di nuovi impianti elettrico, di allarme e di climatizzazione.

Il Consiglio Comunale ha inoltre approvato, nel settembre scorso, il Regolamento che disciplina la struttura, gli organi e il funzionamento dell'istituendo Comitato per la gestione del nuovo Archivio con poteri consultivi e propositivi sulle scelte culturali e sulla programmazione delle attività e iniziative degli anni a venire: competerà ad esso, soprattutto, il gravoso impegno di individuare quelle prestazioni di servizio con tempi e modalità di accesso che potranno rendere agevole e appetibile l’utilizzo non solo agli storici di professione, ma anche agli studiosi e alla cittadinanza.

E non è utopistico pensare che il nuovo servizio possa anche attrarre l’attenzione e soddisfare i bisogni culturali di quei ragazzi che già frequentano per i loro studi i vicini edifici scolastici.

L’Archivio Storico di Pietrasanta, difatti, è in ogni dove famoso perché raccoglie, con stupefacente continuità, quasi tutti i documenti concernenti la vita amministrativa, politica e sociale della Versilia sottoposta al dominio fiorentino: quindi è il luogo ove si conservano le memorie e i più antichi documenti delle quattro comunità di Pietrasanta, Seravezza, Stazzema e Forte dei Marmi che, dopo la pronuncia del Lodo di Leone X (29 settembre 1513), divennero parti costituenti del Capitanato di Pietrasanta, sottoposto al Governo di Firenze fino all’Unità d’Italia

La raccolta di questi fondi elencati è stupefacente e completa, praticamente priva di lacune: Capitani di Giustizia medicei (1515-1772); Vicari Regi lorenesi (1772-1808, 1814-1849); Giudicatura di Pace dell’Impero Francese (1808-1814); Pretura Granducale (1850-1860) e, infine, Pretura del Governo Italiano (dal 1861 in poi): per tale motivo, quello di Pietrasanta ha ricevuto la qualifica di Archivio “di particolare importanza” con Decreto Ministeriale del 14 novembre 1974.

Sull’Archivio Storico del Comune di Pietrasanta, nel corso del tempo, hanno scritto i più insigni studiosi, come Salvatore Bongi (1825-1899), storico, bibliografo e archivista italiano, universalmente conosciuto per il suo «Inventario del Regio Archivio di Stato di Lucca; Amy Allemand Bernardy (1880-1959), giornalista e storica italiana; Augusto Mancini (1875-1957), perfetto conoscitore della letteratura antichità greca e latina, nonché filologo e politico; Guido Pampaloni (1914-1992), primo direttore dell’Archivio di Stato di Prato; Renzo Ristori, sovrintendente archivistico per la Toscana; Mario Lopes Pegna, autore di «Versilia ignota» e della «Postilla ai Commentarii Storici sulla Versilia Centrale (di Vincenzo Santini)»; infine Mario Piloni, il nostro grande e storico archivista di Pietrasanta dell’ultimo dopoguerra, allorquando i dipendenti dell’Archivio – fino almeno agli ultimi anni Ottanta – erano addirittura due, compreso il tuttora vivente Mario Taiuti.

Fu inoltre visitato e molto apprezzato da Paolo Pelù (1932-2016), il primo illustratore storico-economico del Porto di Motrone e da Federigo Melis (1914-1973) accademico, docente di Storia Economica nelle Università di Pisa, Cagliari e Firenze, fondatore dell’Istituto Internazionale di Storia Economica “Francesco Datini” di Prato.

Oltre che ravvivare i riconosciuti pregi del più importante archivio versiliese, il nuovo Comitato dovrà anche intervenire nel risanarne le lacune.

L’Archivio Storico di Pietrasanta, infatti, non possiede più le primitive testimonianze scritte coeve alla nascita e dello sviluppo del borgo di Pietrasanta, fondata dai Lucchesi nel 1255, per opera del loro podestà Guiscardo della insigne famiglia milanese dei Da Pietrasanta; e a queste perdite si aggiungono inoltre quelle dovute alle guerre, alle depredazioni, ai saccheggi e alla peggiore di tutte, l’incuria.

Le maggiori lacune del nostro Archivio si riscontrano principalmente nel periodo storico che precede il definitivo dominio fiorentino del 1513 a partire dal XIII secolo, ma queste perdite che venivano giudicate definitive, sono al giorno d’oggi recuperabili utilizzando le risorse messe a disposizione dalla moderna tecnologia digitale presso gli Archivi di Stato di Lucca, di Pisa, di Firenze e di Genova, ove è tuttora conservata gran parte del patrimonio documentario raccolto durante il dominio su Pietrasanta di quelle città.

In conclusione, l’Archivio Storico di Pietrasanta – considerato da Vincenzo Santini “uno dei più vasti ed interessanti Archivii della Toscana” (Commentarii, vol. 4, pg. 179) – sorto in Castel Leone, il primitivo palazzo del potere presso Porta Arrighina (attuale bar Michelangelo); trasferito quindi nell’attuale Palazzo Pretorio e trasportato poi in Palazzo Moroni (vi rimane fino agli anni Ottanta del secolo scorso); dopo il desolante “ospizio” presso i locali appartenuti alla gloriosa Cooperativa di Pietrasanta, trova ora sede prestigiosa nell’edificio storico di piazza Matteotti, con l’augurio che possa esso rappresentare per la città di Pietrasanta un luogo di memoria, di cultura e di operoso servizio per la Collettività.

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