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Politica

Dibattito pubblico sulla Ciclovia: tanti motivi per cui non può passare dalla Lecciona

martedì, 30 marzo 2021, 20:43

di marco murri

E' stato molto pubblicizzato e atteso in questi giorni il dibattito pubblico voluto fortemente dai tre consiglieri comunali Paci, Troiso e Nicoletti, che si erano opposti con voto contrario all'atto di indirizzo col quale l'amministrazione comunale vuole far passare la ciclovia Tirrenica dalla zona retrodunale della Lecciona.

Ebbene, quest'oggi è andato in onda sulla piattaforma Zoom, catturando l'attenzione di un centinaio abbondante di cittadini, che hanno potuto dire la loro attivamente, intervenendo in coda alle esposizioni degli esperti e dei portavoce di liste, partiti ed enti istituzionali.

L'assemblea social, introdotta e moderata dal giornalista e fotografo Giacomo Mozzi, è iniziata con l'ouverture dell'ecologo e docente Max Strata, il quale ha voluto dissipare i dubbi sull'aspetto tecnico della vicenda del passaggio retrodunale.

Il prof. Strata ha spiegato come il rischio di una massiccia antropizzazione andrebbe a ledere la zona riservata della Lecciona, nell'ottica ineludibile di ciò che in gergo tecnico si chiama “ecologia profonda”: in parole più semplici, ci dice Strata, “ogni elemento di natura ha un valore di per sé, intrinseco; e non è previsto che sia l'uomo ad essere al centro di tutto”. Per l'ecologia profonda, dunque, non si può parlare di egocentrismo, ma di ecocentrismo.

Interessante constatazione quella che, al solo cambio di una consonante, non intende monetizzare qualsivoglia oggetto della natura.

Il professore, in conclusione, svela come la questione ciclopista non possa accantonare la salvaguardia dell'ambiente, in virtù di studi che riflettono un'etica della terra dove l'homo sapiens non conquista la natura, ma se vuole mantenerla, ne è membro.

Il consigliere Luigi Troiso (CivicaMente) ribadisce le forti convinzioni che l'hanno spinto al voto contrario e alla proposta di questa tavola rotonda: “l'amministrazione, dopo le critiche ricevute, si è trincerata dietro la parola indirizzo, come a dire che l'atto in sé non è foriero di una decisione già presa, quando è evidente a tutti che in politica tale atto significa imbocco concreto di una strada”.

Detto ciò, lascia la parola alla collaboratrice geologa Dott.ssa Mazzoni, la quale si addentra nello specifico “Manca una documentazione tecnica a supporto dell'indirizzo preso – incalza – poiché l'atto è mancante di dettagli sia per ciò che riguarda il costo dell'opera sia dell'analisi di un'ipotesi alternativa come quella del Viale dei Tigli”.

La dottoressa poi rivendica una più ampia visione del progetto, concentrata slo sul tratto dei 2,5 km della Lecciona. Lecciona che è denominata “riserva” non a caso: è l'ultima riserva naturale rimasta e la movimentazione di terreno necessaria alla costruzione della pista potrebbe smuovere residuati di amianto situati nelle sottosuolo dal dopoguerra.

Inoltre la Mazzoni insiste anche su un aspetto prettamente politico: “il capolista Troiso chiese in consiglio all'assessore Pierucci quali norme vanno cambiate affinché si possano apportare modifiche al fondo stradale, senza che questi abbia risposto. Ricordo invece che l'ente Parco di Migliarino/San Rossore ha dato l'assenso al percorso che prevede il passaggio dal Viale dei Tigli, e che pertanto tutto questo pare essere una manovra malcelata di speculazione finanziaria”.

E' poi la capogruppo del gruppo misto Barbara Paci a rivelare quali sono i punti che l'hanno spinta a votare contrariamente “ La prima ragione è di tipo amministrativo- ci dice la e candidata sindaco – non è possibile che ci fossero così tante lacune nell'atto votato: non c'è nessun documento del tracciato della pista che va da Tito del Molo alla fine della Darsena; non è dato sapere della durata dei lavori; la ciclovia è promiscua, e rischia di essere rischiosa e incontrollata”.

Aggiunge la Paci, in virtù della sua competenza acquisita grazie alla sua esperienza sul tema della tutela di siti e conservazione di beni culturali: “Non si può prescindere dallo studio dei flussi turistici, sia per salvaguardare l'ambiente sia, e soprattutto, per mappare una ricrescita economica di un turismo che non può basarsi su quello cicloamatoriale: solo un ingenuo può pensare che il consumo venga rianimato da chi viaggia in bici piuttosto che dalle infrastrutture, lo sport e la cultura”.

La chiosa è un richiamo al rispetto della Costituzione italiana, nello specifico dell'art.9, che in maniera chiara “tutela il paesaggio”.

Il terzo promotore e fautore di questo dibattito, l'avv, Tiziano Nicoletti (Viareggio Libera), analizza la vicenda sotto tre aspetti differenti: se su quello tecnico si limita a sottoscrivere in pieno quanto esposto da Strata, aggiungendo però che l'art.19 del Parco Migliarino vieta la costruzione in una zona ritenuta riserva naturale, sottolinea prevalentemente l'aspetto cultural romantico del luogo:” Essendoci già un percorso lineare come quello del Viale, perché massacrare la Lecciona, sito dove da sempre l'essere umano va per rilassarsi e per godere delle sue bellezze, così come fecero a suo tempo anche Shelley e D'Annunzio?”.

Ultimo, ma solo per enfatizzarne maggiormente il peso specifico, l'aspetto politico. Per Nicoletti non è un caso che l'improvviso risveglio sul tema della ciclabilità coincida con la nuova nomina del presidente del Parco; ed allora esorta: “bisogna divulgare il problema andando porta per prta a sensibilizzare i cittadini che non sono informati”. Solo così per il consigliere comunale si potrà evitare uno scempio che prevede lo scavo del terreno per 30 centimetri, che sarebbe una ferita irrimarginabile.

Anche il presidente di ConfCommercio, Piero Bertolani, nonostante da imprenditore veda con occhio benevolo tutto ciò che apre al cicloturismo e alle piste, non è persuaso dal progetto dell'amminstrazione comunale: “La pista ciclabile giusta è quella chee passa dal Viale dei Tigli – sentenzia – Il passaggio dalla Lecciona è inutile, mentre il collegamento sul Viale è ottimo, dato anche il possibile aggancio con la pista Puccini. Il nostro territorio è eccezionale per questo tipo di turismo -va poi a vanti Bertolani – ma non possiamo commettere altri errori imperdonabili come fu a suo tempo quello della Bretella”.

In poche parole, il previsto utilizzo di terra battuta per il tracciato sventrerebbe il terreno inutilmente, perché non è quella la zona dove far passare una (testuali parole) “autostrada delle bici”.

Molti gli interventi dei cittadini, i quali sono pronti a tutto, sinanco a mobilitarsi fisicamente per impedire i lavori. Chi, come Lorenzo Pardi, sottolinea come l'ultima parola spetti all'ente Parco. Altri sostengono che serva una adeguata documentazione se si vuole avere qualcosa di concreto per vincere questa battaglia e non ritrovarsi un domani a combattere anche contro lo spauracchio mai accantonato dell'asse di penetrazione.

Ma una cosa è certa: per la maggioranza dei viareggini, a dispetto di quella vittoriosa una settimana fa in consiglio comunale, questa ciclovia non s'ha da fare.


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