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Rubriche : verso le elezioni: -32

Vuoi un posto in Parlamento? Paga 30 mila euro

mercoledì, 31 gennaio 2018, 23:58

di barbara pavarotti

Allora, non crediate che fare il parlamentare sia tutto rose e fiori. E soprattutto che riuscire a ottenere questo benedetto seggio in Parlamento sia gratis. Se eletti, tocca pagare pegno e consegnare al partito una bella cifretta. Il tariffario è stato stilato  dai partiti più grossi, 5 Stelle esclusi.

Forza Italia ha mandato a tutti i candidati una lettera, eccola in foto,  da sottoscrivere al momento dell’accettazione della candidatura, in cui la cifra da versare alle casse, un tempo ampiamente foraggiate da Berlusconi e ora no, è di 30 mila euro. Soldi da versare all’atto dell’insediamento. Lo conferma il candidato per il centrodestra in Lucchesia, Massimo Mallegni, in corsa per il Senato:

“Sì, se eletti, dobbiamo tutti dare questo contributo una tantum. E poi 900 euro al mese, per i cinque anni della legislatura, come contributo al partito”.

Insomma, per Forza Italia sono finiti i tempi delle vacche grasse, in cui Berlusconi riversava fiumi di denaro nelle campagne elettorali. Quindi per la prima volta mette per iscritto le regole di ingaggio per le candidature. Però, come spiega nella lettera il tesoriere Alfredo Messina, questo contributo può essere erogato in tutto o in parte con il concorso di “soggetti terzi”, ovvero persone od organismi giuridicamente validi che di fatto diventano sponsor del relativo candidato.

Anche il Pd chiede questa cifra, come spiega Aldo Rosati, il portavoce del senatore Marcucci, che si è ricandidato al Senato: “ Se eletti, tutti devono dare 30 mila euro, come contributo alle spese elettorali. Poi i parlamentari Pd devono fare anche un versamento mensile di 1500 euro da girare alla sede territoriale del partito di provenienza, nella fattispecie al Pd di Barga. Queste sono le nuove regole per questa campagna elettorale decise dai vari gruppi parlamentari”.

Anche Baccellli, in corsa per il Pd alla Camera, conferma di aver sottoscritto questo impegno quando ha accettato la candidatura. Però dice di non ricordare esattamente la cifra, di non averci fatto caso: “Mi sembra, dice, che siano 10 mila euro”.  Impossibile, la regola dei 30 mila vale per tutti gli aspiranti parlamentari.

La Lega si accontenta di 20 mila euro. Del resto Salvini l’ha detto chiaro: “A oggi sul conto corrente della Lega abbiamo 15.000 euro, non possiamo competere con gli altri che spenderanno milioni, quindi chiederemo a tutti gli eletti e candidati di darci una mano”.

Fratelli d’Italia chiede assai meno: un obolo di 5 mila euro. Ignazio La Russa, uno dei fondatori: “Nel 2013, appena nati, abbiamo versato 3-4 mila euro per creare un fondo di sopravvivenza. Siamo abituati a fare le nozze coi fichi secchi, non ci spaventa”.

Noi con l’Italia-Udc, la lista centrista che è stata definita la quarta gamba del centrodestra, non ha avanzato finora richieste economiche ai suoi candidati. Lo conferma Francesco Pifferi, il sindaco di Camporgiano scelto come capolista alla Camera nel collegio plurinominale Toscana 1 (Lucca, Massa Carrara, Pistoia, Prato): ““A me Noi con l’Italia-Udc non ha chiesto nulla”. 

E i 5 Stelle? Nessun contributo una tantum. I candidati dovranno pagarsi la campagna elettorale e rimane il vincolo, per ogni parlamentare, di versare parte del proprio stipendio per il mantenimento delle piattaforme tecnologiche e per il fondo destinato alle piccole imprese. Tutti i dati sulle spese dei parlamentari sono sul sito “Tirendiconto” del Movimento.

Insomma, pare proprio finita l’era dei guadagni astronomici della “casta”. Finito il finanziamento pubblico ai partiti, ognuno si arrangia come può. Certo, gli stipendi rimangono alti, assai superiori a quelli della media italiana, ma nettamente inferiori ai manager di tante aziende. Di fatto fare politica con pochi soldi è difficile e questo favorisce chi già può contare su buoni redditi personali. Ma la cosa più importante, quella che chiedono gli italiani, è che si torni a fare politica col cuore, in nome degli ideali e di promesse mantenute.  Coraggio, ancora 32 giorni al D-Day.

 


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