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Rubriche : sulla scena del crimine

Storia di Anna, condannata per calunnia dopo avere trovato il coraggio di denunciare

martedì, 25 settembre 2018, 13:50

di anna vagli

«Non sta succedendo a me». «Penseranno che sia una puttana». «Non so da dove cominciare». «Non trovo le parole». Quali sono le ragioni per cui le donne vittime di molestie non denunciano? Il caso del produttore americano Weinstein ha reso questo interrogativo più preoccupante che mai.

Ci si scontra sempre con il giudizio delle famiglie, degli amici e delle forze dell'ordine. (Hai bevuto prima?). Chi è vittima di molestie mette in atto un meccanismo di sopravvivenza. Il racconto uccide, ma la rimozione di quanto accaduto uccide ancor di più. 

Sono queste alcune delle motivazioni che mi hanno spinta a raccontare la storia di Anna Capponi. Anna è una donna che ha trovato il coraggio di denunciare. Nonostante le avversità. Nonostante le battaglie che ancora non ha finito di combattere. Anna non è sola. Tutto il mondo social (e non solo) si è mobilitato affinché la verità venga fuori.

L'agente Capponi, lo ricordiamo, in data 4 dicembre 2012 sporgeva denuncia per molestie sessuali a carico del comandante dei vigili urbani di Teramo e di due sottoufficiali.

Le indagini venivano svolte in maniera «semplicistica» e senza dare effettivo riscontro a quanto denunziato dall'agente Capponi.

Il computer del comandante non fu in un primo momento oggetto di sequestro probatorio nonostante la stessa Anna ne avesse fatto RIPETUTE VOLTE richiesta. Nessuno dei numerosi testi sentiti fu interrogato in merito alla presenza del filmino di Belen sul computer in uso al comandante o, più in generale, su altri computer del comando.

Lo studio opinabile delle celle telefoniche collocava quella mattina Anna all'Università e il comandante all'Ospedale Civile di Teramo. Anche in questo caso, a nessuna delle persone sentite in sede di sommarie informazioni fu chiesto se il comandante, il giorno dei fatti, era in servizio. Così, dopo soli 40 giorni, il PM dichiarava di non poter esercitare l'azione penale per l'insussistenza dei fatti denunciati.

L'archiviazione, purtroppo, sarà solo la prima delle battaglie che Anna perderà in tutta la sua vicenda. Poco dopo infatti la procura aprirà a suo carico un procedimento penale per calunnia. D'altronde è normale che Anna abbia chiesto il sequestro di un computer pur sapendo che niente verrà trovato al suo interno, giusto? 

A quel punto, la vigilessa Capponi si rivolgeva a uno dei più grandi avvocati penalisti sul territorio nazionale: l'avvocato Serena A Gasperini. Per completezza espositiva, si precisa che il reato di calunnia si configura quando un soggetto per mezzo di denuncia o querela, incolpi di un reato una persona di cui conosce l'innocenza. Il reato di calunnia, e questo è un dettaglio non di poco conto, è procedibile a querela della persona offesa o d'ufficio.

Se voi che adesso state leggendo foste ingiustamente incolpati di un reato, aspettereste che sia una procura a procedere d'ufficio? Il comandante dei Vigili Urbani di Teramo Si.

Ma vi è di più. Quando Anna si stava difendendo in primo grado arrivava la lettera di licenziamento. La sua colpa? Aver trovato il coraggio di denunciare le molestie di cui era stata vittima. Le indagini difensive, guidate dalla tenace Gasperini, sono state immani. Chi conosce la penalista del foro di Roma sa che non si ferma davanti a niente e nessuno. La vicenda diventava, però, ogni giorno sempre più intricata. 

Dopo aver preso visione delle memorie prodotte in sede penale, il giudice del lavoro – davanti al quale il licenziamento era stato impugnato – reintegrava Anna definendo il relativo licenziamento "illegittimo e ritorsivo".

Vi lascio immaginare cosa abbia dovuto subire dopo essere stata reintegrata...

Continuando la sua battaglia, la vigilessa veniva condannata per calunnia in tutti i tre gradi di giudizio. La condanna definitiva arrivava NONOSTANTE IN SECONDO GRADO, a seguito di una migliore(?!) e più attenta (?!) rilettura delle celle telefoniche, venisse riconosciuto che la vigilessa e il comandante si trovassero in servizio presso il comando al momento dei fatti. Secondo voi, dalla perizia informatica (cui era stata condizionata la richiesta di rito abbreviato da parte della Capponi), era emersa la presenza del filmino di Belen? Certo, ma non solo quella. Nel computer in uso al comandante era stata altresì riscontrata dal consulente di parte la presenza di numerose navigazioni su siti per maggiorenni. Si ribadisce, ognuno a casa sua è libero di fare ciò che vuole, ma da chi indossa una divisa ci si aspetterebbe ben altro...

La "Giustizia" fa sempre il suo corso. Dopo la sentenza della Cassazione è infatti intervenuto un nuovo licenziamento...

Avete mai sentito parlare di "Ne bis in idem"?

(Continua)

*La ricostruzione è avvenuta attenendosi pedissequamente agli atti di indagine

Nella foto: Anna Vagli

 

 


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