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Rubriche : sulla scena del crimine

Luigi Chiatti, il tempo non cancella i suoi omicidi

giovedì, 8 novembre 2018, 12:47

di anna vagli

Dopo essersi diplomato come geometra, nel 1989 Luigi Chiatti parte per il servizio militare e sperimenta le sue prime esperienze omosessuali senza avere rapporti. In quello stesso anno inizia a pensare ad una fuga con un bambino di 4 o 5 anni che aveva in progetto di rapire. Inizia così ad acquistare gli abiti necessari per il rapimento. Gli abiti vengono però trovati dai genitori in soffitta. Il Chiatti si giustifica dicendo che si era occupato di una raccolta per un'organizzazione umanitaria.

Due anni dopo – seppur assistito da supporto psicologico – pensa concretamente di rapire uno o più bambini e di crescerli fino agli otto anni. Il 4 ottobre 1992 Chiatti incontra casualmente, nel paese di Casale, la sua prima vittima: Simone Allegretti. Senza compiere alcuna violenza, Luigi fa salire il bambino in auto e lo porta nella sua casa di Foligno.

«Gli presi il pisellino in bocca, mi stavo eccitando ma il bambino si mise a piangere, voleva tornare a casa». Nel racconto Chiatti prosegue «Il suo pianto mi blocco l'eccitazione, temevo che i vicini udissero il pianto. Avrei voluto riportarlo a casa sua, ma temevo che la polizia mi avrebbe scoperto e poi il bambino piangeva, soffriva e così gli misi una mano sul collo, strinsi il più possibile senza pensare che lo stavo uccidendo. Avevo voglia di troncare tutto come se non fosse accaduto niente».

Atteso il buio, Chiatti ripone il piccolo Simone in un sacchetto di plastica e lo carica nel bagagliaio dell'auto. Convinto che non fosse del tutto morto e sentendolo muovere durante il tragitto, accosta la macchina sul ciglio della strada e lo colpisce al volto con due colpi di coltello. Dopodiché lo fa rotolare in una discarica e sparge intorno i vestiti. Rientra così a casa, ripulisce l'auto e asciuga la pipì emessa dal bambino durante lo strangolamento.

Le ricerche del piccolo Simone vanno avanti senza esito. Così, dopo qualche giorno, si costituisce Stefano Spilotros, agente immobiliare di Milano. Dopo diverse contraddizioni, Spilotros ammette di non aver niente a che fare con il rapimento, ma di voler esclusivamente attirare l'attenzione della fidanzata che lo aveva lasciato.

Al contempo Chiatti – preoccupato che qualcun'altro potesse prendersi i meriti dell'omicidio – invia un messaggio anonimo: «Aiuto! Non riesco a fermarmi! L'omicidio di Simone è stato un omicidio perfetto! Io sono ancora libero e consiglio di sbrigarvi!! Perchè ho detto di sbrigarvi? Perché ho deciso di colpire nuovamente la prossima settimana. Volete saperne di più? Vi ho già detto troppo, tocca a Voi evitare che succeda. IL MOSTRO». 

Il 7 agosto 1993 scompare di casa Lorenzo Paolucci, 13 anni. È Marcella Sebastiani, nonna dell'adolescente, a dare l'allarme.

Chiatti aveva conosciuto Lorenzo in un fine settimana trascorso nella casa di campagna dei suoi genitori, lo aveva invitato a giocare a carte e, indispettitosi dalle confessioni del ragazzo sulla cotta che aveva per una coetanea, decide di colpirlo mortalmente con un coltello durante una banale partita a carte. In preda al panico lo trascina sul ciglio di una strada consapevole che in questa occasione non sarebbe riuscito a ripulire tutto. I segni del trascinamento e del sangue fresco riconducevano alla sua abitazione.

L'8 agosto 1993 Chiatti viene arrestato e confessa di essere lui l'autore di entrambi gli omicidi.

Il mostro di Foligno è stato condannato a 30 anni di carcere dopo il riconoscimento della semi infermità mentale. Dal settembre del 2015 sconta la sua pena nella Residenza per l'esecuzione delle Misure di Sicurezza di Capoterra in Sardegna.


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