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Calcio insostenibile, il confronto irragionevole tra la Serie A e le altre leghe

martedì, 18 dicembre 2018, 19:10

In Serie C la Toscana è ben rappresentata, con ben 7 compagini che frequentano la terza divisione italiana: Arezzo, Carrarese, Lucchese, Pisa, Pistoiese, Pontedera, Robur Siena. Purtroppo il campionato è stato funestato dal caos che c'è stato in Serie B, susseguente ai fallimenti di Avellino, Cesena e Bari.

Sembra praticamente una tassa annua, ma oramai insostenibile, quella che migliaia di tifosi, anche di piazze calde e storiche, ogni anno devono sopportare, vale a dire l'onta del fallimento della propria squadra. Non si riescono più a contare le società che ogni anno lasciano il calcio, quello che non è regolato dai soldi, ma dalla passione e dall'amore.

Basti pensare che negli ultimi 15 anni, ben 153 squadre non hanno avuto la forza economica di iscriversi a un campionato. Ci sono stati dei casi in Serie A, ma le Serie minori sono sempre quelle più colpite, dalla Lega Pro in giù. Parliamo di una media di circa 10 club a stagione, qualcosa veramente di assurdo. Il calcio, a certe latitudini, sembra essere non più sostenibile. Per non parlare, poi, delle penalizzazioni.

 E se qualcuno pensa che a perderci siano soltanto i tifosi e i tesserati di realtà di provincia, si sbaglia di grosso: negli anni queste società sono state fucine di talenti, che si sono messi in vetrina prima nelle squadre locali e poi sono andati a giocare nelle grandi squadre. Si parla tanto di vivai e di centri sportivi, ma se facciamo in modo che a fallire siano società dove i giovani potrebbero crescere e sbocciare, allora potremmo non andare mai avanti. Il "Report Calcio 2018" riporta che, solo dal 2011 al 2017 sono state comminate penalizzazioni per 256 punti: ogni anno, praticamente, c'è una nuova squadra, quella penalizzata, che totalizza una media quasi da salvezza (36 punti).

Distribuire la ricchezza in maniera più equa sarebbe una soluzione. Oppure, quantomeno capire che, se in Serie A ci si può permettere, grazie a ricavi dalle televisioni che hanno dello spaventoso, di mantenere Cristiano Ronaldo per ben 31 milioni di euro annui netti, vale a dire 62 milioni lordi a bilancio, queste cose in provincia non si possono fare, nemmeno con le dovute proporzioni. In Italia, come riporta un'indagine condotta da News Bwin, i 10 calciatori più pagati, che sono di proprietà di Juventus, Milan, Roma e Napoli, guadagnano più di 100 milioni netti – CR7 è fuori categoria, ma comunque Higuain e Dybala percepiscono quasi 10 milioni all'anno -, una cifra che potrebbe praticamente risanare tutto il movimento dalla C in giù. Si è creata una sorta di modello casta, che permette di andare avanti soltanto a chi veramente ha tanti soldi da investire. Le piccole realtà non esistono più. Il calcio, quello di una volta, non esiste più.


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