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Rubriche : sulla scena del delitto

Non c'è pace per Emanuela Orlandi

sabato, 1 dicembre 2018, 14:36

di anna vagli

È il 30 ottobre quando dai pavimenti della Sede della Nunziatura Apostolica di via Po, a Roma, riaffiorano improvvisamente resti ossei. Il collegamento ad Emanuela Orlandi è stato quasi inevitabile. È però di una settimana fa la notizia le ossa rinvenute non sono della quindicenne scomparsa nella capitale nel 1983. Apparterrebbero infatti ad un soggetto di sesso maschile ed avrebbero più di cinquant'anni, secondo quanto statuito dalle analisi effettuate.

Per 35 anni sono molti gli interrogativi rimasti senza risposta: Che fine ha fatto Emanuela Orlandi? Chi l'ha sequestrata? Chi e perché l'ha uccisa? Come mai tutte le indagini aperte in questo lungo trentennio sono state osteggiate con qualsiasi mezzo?

Per capirne qualcosa di più ripercorriamo insieme la vicenda.

È il 22 giugno 1983 quando, a Roma, scompare Emanuela Orlandi. Appena quindicenne, cittadina vaticana e figlia di un commesso della Prefettura della Casa Pontificia, esce dalla scuola di musica Tommaso Ludovico da Victoria in Piazza Sant'Apollinare e chiama la sorella comunicandole di aver ricevuto un'offerta di lavoro come promotrice di cosmetici. Quella è stata l'ultima volta che la famiglia ha sentito la sua voce.

Sempre in base alla testimonianza di un'amica, Emanuela il giorno stesso avrebbe incontrato l'uomo che le aveva offerto il lavoro.

Se in un primo momento si era pensato ad un tipico episodio di ribellione adolescenziale, il caso Orlandi è divenuto ben presto un'ingarbugliata crime story in salsa vaticana.

Le principali piste seguite in questo lungo arco temporale hanno coinvolto lo Stato Vaticano, l'Istituto per le Opere di Religione (Ior) e la Banda della Magliana.

Anomalia rimasta negli anni non chiarita è stato l'appello ai rapitori fatto da Papa Woytila dopo l'Angelus del 3 luglio dell'83. Peccato che nessuno fino a quel momento aveva parlato di rapimento. Mai furono date spiegazioni in proposito.

Tra appelli e indagini conclusesi con un niente di fatto, nel luglio del 2005 al programma Chi l'ha visto? arriva una telefonata anonima: “… Per trovare la soluzione del caso, andate a vedere chi è sepolto nella cripta della Basilica di Sant’Apollinare e del favore che Renatino fece al cardinal Poletti, all’epoca".

Enrico de Pedis, detto Renatino, è stato il presunto cassiere della Banda della Magliana, ucciso da un incensurato e amico di Monsignor Piero Vergari, rettore della Basilica Sant'Apollinare.

La telefonata anonima ha riecheggiato negli studi Rai nel 2005. Gli agenti della scientifica sono scesi nei sotterranei della Basilica solo il 14 maggio del 2012. Ben sette anni dopo. Nel 2008 arriva un'altra testimonianza importante. A parlare è Sabrina Minardi, ex amante di Renatino e collaboratrice di giustizia: a rapire Emanuela sarebbe stata la banda della Magliana dietro richiesta di Paul Marcinkus, all'epoca dei fatti Presidente dello Ior.

Nella cripta della Basilica emergono resti e vestiti proprio di Enrico De Pedis. La soluzione suggerita dalla Minardi sembra trovare riscontro. La polizia continua a scavare nei sotterranei ipotizzando che il cadavere di Emanuela possa celarsi tra quelle mura. Il lavoro della scientifica dura settimane. Gli agenti hanno scandagliato tutta la basilica scoprendo locali che neppure erano stati mappati nelle cartine catastali.

In tutto vengono rinvenute 409 cassette contenenti 52.188 ossa e un sacco nero con resti umani murati nel locale davanti alla tomba del boss della banda della Magliana. Il lavoro certosino compiuto dagli agenti nel laboratorio improvvisato sotto la Basilica conduce ad un nulla di fatto. Ma se quelle ossa non sono di Emanuela Orlandi, a chi appartengono? Signori miei, anche in questo caso, è calato il silenzio.

Ma perché il presunto cassiere della Banda della Magliana era sepolto in Sant'Apollinare? Che cosa lo legava al caso Orlandi? E perché la Minardi ha smesso di collaborare con gli inquirenti? Ha avuto paura?

Forse di crime story in salsa vaticana ce n'è più di una. Forse sulla scomparsa di Emanuela Orlandi non sapremo mai la verità.

 

 


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