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Rubriche : sulla scena del crimine

Strage di Erba, il valzer delle confessioni

martedì, 8 gennaio 2019, 17:37

di anna vagli

Sono circa le 20 dell'11 dicembre 2006 quando, di rientro da lavoro, Raffaella, la madre Paola e Youssef rientrano a casa e, secondo condivisa ricostruzione dei fatti, vengono immediatamente aggrediti.

Due sono invece le diverse ipotesi sull'aggressione: secondo l'accusa, Raffaella avrebbe fatto in tempo ad aprire la porta di casa mentre secondo la difesa gli autori di quel tragico delitto si trovavano già all'interno dell'abitazione. Ipotesi quest'ultima che troverebbe conferma nella testimonianza di una famiglia di siriani che abitava al piano di sotto e che ha sostenuto che la luce in casa Castagna fosse accesa dalle 18 del pomeriggio. Orario nel quale non avrebbe dovuto esserci nessuno a casa Castagna, dal momento che Azouz era in Tunisia, Raffaella a lavoro e il piccolo Youssef a casa della nonna Paola Galli.

Ma cosa ci racconta la scena del crimine?

Anzitutto, come anticipato, sulla scena del crimine non è stata trovata alcuna traccia di sangue dei due coniugi. Così come non è stata trovata in nessuno dei luoghi da questi frequentati. Abitazione, camper e automobile. Uno dei punti di forza dell'accusa ruota intorno alla micro traccia rinvenuta sul battitacco esterno dell'auto di Olindo. Una traccia caratterizzata da ESIGUO materiale genetico della signora Cherubini commista a materiale derivante dall'attività di spegnimento del fuoco da parte dei pompieri. Orbene, l'analisi dell'auto dei coniugi Romano è stata effettuata dai carabinieri di Erba la stessa notte della strage. Nello specifico – il verbale della prima perquisizione – mette nero su bianco che la Seat Arosa è stata perquisita da uno dai carabinieri che, poco prima, aveva effettuato il sopralluogo sulla scena senza calzari. Quindi, vista la percentuale bassissima di materiale genetico commisto al materiale impiegato per spegnere le fiamme, non pare difficile comprendere come quella traccia, quell'UNICA TRACCIA, sia stata dovuta a CONTAMINAZIONE. Involontaria, Certo. Ma pur sempre di traccia contaminata si parla.

Secondo le tempistiche calcolate la strage è stata compiuta in 15 minuti. Pare difficile che due assassini improvvisati abbiano potuto: uccidere in maniera chirurgica 4 persone, ferirne quasi mortalmente una quinta, ripulire automobile, appartamento e scappare. Ancora più improbabile è che non abbiano lasciato alcuna traccia nei due appartamenti degli orrori.

Qualcuno potrebbe anche avanzare l'ipotesi che l'opera di spegnimento dei pompieri abbia contribuito a spazzare via le loro tracce. Signori miei, non è così. Perché all'interno dell'appartamento di Raffaella Castagna sono stai trovati elementi mai esaminati:

  • un accendino e 19 mozziconi di sigaretta. Nessuna delle vittime fumava e neppure coloro che sono stati condannati in via definitiva. Chi ha fumato quelle sigarette in casa di Raffaella?

  • un mazzo di chiavi

  • tre giubbotti

  • formazioni pilifere (peli e capelli) sugli abiti di Youssef.

 

Nessuno degli elementi sopra elencati appartiene ai coniugi Romano... Ma passiamo ora ad analizzare le testimonianze ""chiave""".

 

La testimonianza di Mario Frigerio:

Mediaticamente parlando, le dichiarazioni di Mario Frigerio hanno rappresentato la chiave di volta di tutta la vicenda. I media (e ahimé non solo) hanno lasciato intendere che sin dai primi istanti della sua ripresa, il Frigerio abbia individuato Olindo Romano come uno degli autori della strage. Le intercettazioni ambientali ricavate dalla stanza dell'ospedale in cui era ricoverato scrivono però un'altra storia (almeno inizialmente).

Frigerio parla per la prima volta il 15 di dicembre (quattro giorni dopo la strage) in presenza del PM Pizzotti. Di seguito un estratto:

PM: Era bianco di carnagione? Scuro?

Frigerio: Olivastro. Olivastro.

PM: Olivastro

Frigerio: Olivastro, capelli corti, tanti, abbastanza grosso e forte come un toro.

PM: I capelli erano bianchi o neri?

Frigerio: Neri.

PM: Lei non l'ha mai vista quella persona prima?

Frigerio: No, mai.

 

Non sembrerebbe propriamente l'identikit di Olindo Romano o di Rosa Bazzi.

E quindi facciamo un passo indietro. Nei giorni successivi alla strage, la stampa (e con essa l'intera opinione pubblica) inveiva contro Azouz Marzouk, marito di Raffaella. Le indagini si concentrarono quasi nell'immediatezza dei fatti sul tunisino. L'assassino per eccellenza. Straniero, islamico, con precedenti per spaccio e da poco uscito con l'indulto. Se non fosse che – al momento dei fatti – Azouz si trovava in Tunisia in visita ai genitori. Gli inquirenti si sono così ritrovati con un pugno di mosche a dover confermare – loro malgrado – la veridicità del suo alibi. Tutto da rifare quindi. Prende così piede la pista della ritorsione. Forse un regolamento di conti, forse qualche parola di troppo detta in carcere (si sapeva che la convivenza di Marzouk con gli altri detenuti non era stata propriamente pacifica). Una tale pista trovava inoltre conferma nella testimonianza del Frigerio che aveva aggiunto che l'aggressore non era di Erba e che la casa Marzouk-Castagna era spesso frequentata da persone di etnia araba.

Il giorno successivo al primo interrogatorio – ad ulteriore conferma di quanto dichiarato – Frigerio faceva inviare dal suo legale un fax alla procura nel quale ribadiva la descrizione del suo aggressore: uomo alto, carnagione olivastra, mai visto prima, probabilmente straniero e forte come un toro. 

Ma Olindo Romano è più basso di Frigerio. Conosce Frigerio e non è di etnia araba.

Tutto, però, cambia quando il luogotenente della stazione di Erba, Luciano Gallorini, va a fare visita al degente...

 

(3 - Continua)

 


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