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Rubriche : sulla scena del crimine

Strage di Erba, il mistero continua

giovedì, 3 gennaio 2019, 20:01

di anna vagli

"Nonostante i numerosi e reiterati sforzi analitici profusi, è possibile concludere che i profili genetici relativi alle vittime sono stati ottenuti unicamente da tracce e reperti acquisiti sulla scena del crimine (appartamento delle vittime e scale del condominio) mentre i profili genetici relativi agli indagati sono stati ottenuti da oggetti e tracce acquisiti nel loro appartamento o nelle autovetture di loro proprietà o nelle loro disponibilità”. 

Così conclude la relazione dei RIS di Parma datata 9 ottobre 2007 (che porta anche la firma dell'allora Comandante dei Ris, il generale Luciano Garofano). Dopo dieci mesi di lavoro certosino, il reparto di investigazioni scientifiche non è riuscito a rintracciare sulla scena del crimine alcun elemento riconducibile ai coniugi Romano. Nessuna traccia di sangue è stata trovata a casa di Olindo e Rosa. Nessuna nel camper, nessuna nella loro auto (la presenza dell'unica micro traccia verrà motivata nel corso di questa trattazione) e neppure nel tragitto che gli stessi avrebbero percorso per allontanarsi dal luogo della strage.

Dettaglio di non poco conto risulta inoltre essere il fatto che la relazione tecnica della scientifica viene depositata qualche giorno dopo che i coniugi hanno ritrattato le loro confessioni.

Sorge spontaneo chiedersi come, di fronte ad una strage di simil portata, non sia stato possibile rinvenire alcuna traccia riconducibile ai due (presunti) aguzzini.

A sostegno di una evidenza alla portata di tutti, la scrivente ritiene doveroso sottolineare come l'analisi della scena del crimine si basi sul principio dell'interscambio. Tale principio, elaborato da E. Locard, afferma essenzialmente che "Ogni contatto lascia una traccia". In altri termini, quando due entità vengono a contatto tra loro vi è uno scambio di elementi tra esse. Più nel dettaglio, ogni delinquente lascia sue tracce sulla scena e su di lui rimangono tracce della scena criminis nella quale è intervenuto.

Il fatto che non siano state rinvenute tracce dei coniugi nell'appartamento di Raffaella Castagna, della Cherubini e sulle scale del condominio non significa però che non sia stato trovato alcun tipo di profilo genetico. Tutt'altro.

La scena del crimine risultava totalmente contaminata dai numerosi soggetti che, a vario titolo, vi hanno fatto accesso: assassini, pompieri, operatori sanitari e forze di polizia. Insomma non è il primo caso di inquinamento probatorio o pasticciaccio all'italiana (Delitto di Perugia docet).

Tuttavia, la relazione dei Ris collega le tracce lasciate a ciascun legittimo titolare. Ripetiamo: pompieri, operatori sanitari e forze di polizia. Chi manca all'appello?

Gli assassini. Come sopra annunciato tra la miriade di profili rintracciati sulla scena mancano proprio quelli dei due condannati in via definitiva all'ergastolo. A questo punto qualcuno di voi potrebbe anche pensare: Beh, certo che non ci sono tracce! Hanno progettato nei minimi dettagli quella mattanza... quindi anche come ripulire la scena del crimine!

Legittima osservazione se non fosse che la relazione dei Ris individua –  oltre ai predetti – due profili genetici NON riconducibili (si ribadisce) a nessuno degli operatori sanitari o membri delle forze di polizia. Ma neppure a Rosa e Olindo.

E allora a chi appartengono quelle tracce?

In questo senso, può venirci in aiuto un altro principio cardine delle Scienze Forensi (qualora l'evidenza non fosse di per sé sufficiente), il Rasoio di Occam. "A parità di fattori la soluzione più semplice è da preferire". E quale potrebbe essere secondo voi la soluzione più elementare? Chi ha lasciato le proprie tracce su quella scena?

Io penso che quei profili genetici appartengano agli assassini, e VOI?

Qualcuno potrebbe obiettare: "Ma quei due hanno confessato!!". Giusto, aggiungo io, ma anche Michele Misseri – lo ZIO nazionale – lo ha fatto (avrò modo di districare anche questo il nodo delle confessioni).

Ma partiamo dall'inizio. Chi era Raffaella Castagna e come conosceva i coniugi Romano?

Raffaella Castagna è una giovane trentenne figlia dei cattolici Carlo Castagna e Paola Galli, attivi in parrocchia e sempre in prima linea nell'aiutare il prossimo. Raffaella ha due fratelli, Pietro e Giuseppe, ed è la ribelle di casa. Talmente ribelle da innamorarsi nel 2002 del tunisino Azouz Marzouk. Azouz non era proprio il tipo di uomo che i genitori avrebbero voluto al fianco della figlia, dal momento che professava la religione musulmana e nel casellario giudiziale annoverava precedenti per spaccio di droga. Nonostante i coniugi Castagna fossero fortemente contrariati, nel 2003 – dopo un anno d'amore – Raffaella sposa Azouz ed interrompe i rapporti con la famiglia di origine (conservando soltanto quelli con la madre).

Mentre Azouz fa lavori occasionali, Raffaella ha un impiego come educatrice presso una casa di cura. Nel 2004 nasce Youssef e l'anno successivo Azouz viene arrestato per spaccio di cocaina. Uscirà dal carcere grazie all'indulto qualche mese prima della strage. Nel frattempo Raffaella inizia il percorso di conversione all'Islam nell'ottica di trasferirsi in Tunisia non appena il marito avesse espiato la sua pena. Uscito dal carcere nell'estate del 2006, la vita di coppia però non sembra andare a gonfie vele. Iniziano anche i litigi con i vicini che sostengono a gran voce che l'appartamento di Raffaella fosse frequentato, notte e giorno, da "strana gente" di nazionalità araba. Potrebbe essere questo il motivo per il quale Carlo Castagna non vuol sentir parlare di riscrivere la storia di quella strage? Teme forse di scoprire che anche la figlia fosse coinvolta in giri non propriamente legali?

Tornando alle liti, quelle più accese si registravano con Olindo e Rosa Bazzi, gli inquilini del piano terra. Liti che porteranno a reciproche denunce..

(2 - Continua)


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