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Rubriche : sulla scena del crimine

Luci ed ombre sulla morte di Sissy Trovato

martedì, 12 febbraio 2019, 20:15

di anna vagli

È il 1 novembre del 2016 quando alle 11 del mattino Maria Teresa ‘Sissy’ Trovato Mazza, agente della penitenziaria, si reca nel reparto di ginecologia dell’Ospedale Civile di Venezia per fare visita ad una detenuta ricoverata. Dopo aver scambiato qualche parola con la neomamma si dirige verso l’ascensore del piano terra verosimilmente in attesa di qualcosa o di qualcuno. Poi il vuoto. Parte un colpo dalla sua arma di ordinanza e sarà sufficiente un solo proiettile per trapassarle il cranio. Trasportata in ospedale, la diagnosi dei medici non lascia scampo: Sissy non ce la farà. La donna resta infatti in coma vegetativo per poco più di due anni.

Passa qualche ora ed inizia a circolare la notizia del tentato suicidio della giovane agente della penitenziaria. I genitori di Sissy però non ci stanno. La loro figlia non avrebbe avuto alcun motivo per togliersi la vita: fresca di fidanzamento, studiava per continuare la sua carriera all’interno dell’arma ed era entrata in quell’ospedale con l’allegria e il buonumore che l’hanno sempre contraddistinta.

Si viene così a sapere che Sissy aveva intrapreso da tempo una lotta per i diritti delle detenute nel carcere dove si trovava in servizio. In tale direzione aveva denunciato ai suoi superiori le attività di spaccio di stupefacenti e in generale alcuni comportamenti illeciti delle colleghe attraverso una raccolta delle segnalazioni di alcune detenute. Le denunce della coraggiosa Sissy non avevano però trovato alcun seguito e, anzi, le erano costate una serie di rapporti disciplinari.

Qualcosa quindi nella ricostruzione della Procura – che vuole archiviare frettolosamente – non convince e la pista del suicidio comincia a lasciar spazio all’ipotesi di omicidio volontario. Perché sulla pistola utilizzata da Sissy non è stato isolato alcun profilo genetico? Come è possibile che non sia stato rinvenuto neppure il suo? Qualcuno ha ripulito l’arma? Le foto mostrate dalla famiglia dell’agente Trovato evidenziano come, nell’immediatezza dei fatti, le sue mani fossero gonfie e tumefatte. Forse l’esplosione del colpo di pistola è stato preceduto da una colluttazione?

E perché le telecamere di sorveglianza dell’ospedale mostrano che Sissy aveva con sé il cellulare e poi questo verrà ritrovato nel suo armadietto? Perché tanta fretta del Pubblico Ministero nell’archiviare il caso? Forse perché con la questione degli stupefacenti era diventata scomoda?

La giovane agente di Gioia Tauro si è spenta lo scorso 13 gennaio. Nel frattempo le indagini sulla sua morte sono state prorogate di altri sei mesi grazie all’intervento del Ministro della Giustizia Bonafede che ha chiesto di far luce sulle ombre che ancora avvolgono l’intera vicenda.

Verità e Giustizia per Sissy perché come diceva Voltaire “Ai vivi si devono dei ricordi, ai morti si deve soltanto la verità”..


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