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Rubriche : sulla scena del crimine

Roberta Martucci: un mistero (ancora per poco) lungo 20 anni

giovedì, 21 febbraio 2019, 23:50

di anna vagli

Il termine inglese cold case indica, letteralmente, "caso freddo": così sono oggi designati i casi di cronaca nera archiviati senza soluzione oppure giunti ad una sentenza di condanna esecutiva. I cold case per eccellenza sono gli omicidi rimasti senza colpevole. Sono i delitti più gravi e cruenti che non sono passati attraverso una sentenza di condanna, chiusi per mancanza o insufficienza di prove. Sono delitti irrisolti.

Non è quantificabile il tempo decorso il quale un caso diventa "a pista fredda". Parafrasando un recente intervento di papa Francesco "le ferite non vanno mai in prescrizione". L'evoluzione delle tecnologie, delle strategie investigative, l'invalidazione di una prova che scagionava un indagato, sono alcuni dei requisiti che potrebbero aiutare a far luce su quanto, per anni o addirittura decenni, è rimasto nell'ombra.

Ma come si giunge ad un cold case? Lo abbiamo visto nel caso Niccoletti. Presupposto imprescindibile per la riapertura di un caso è lo studio da parte di professionisti del fascicolo giudiziario. Fascicolo giudiziario che può ancora trovarsi in possesso degli interessati o in mancanza estratto in copia dalla sede giudiziaria competente territorialmente. Punto di partenza è infatti lo studio chirurgico di tutte le indagini svolte per potersi concentrare su eventuali incongruenze, errori ed omissioni che possono eventualmente aver connotato l'attività investigativa.

Può capitare poi che, quel fascicolo, sia andato perso oppure distrutto – come è accaduto per l'omicidio di Don Pilade – e quindi vanificare qualsiasi tipo di sforzo nella ricerca della verità.

Ma noi, che verità e giustizia andiamo cercando, auspichiamo che non sia sempre così. Per questo ho scelto di raccontarvi la storia di Roberta Martucci (nella foto), della quale non si hanno più notizie da quasi vent'anni. Nei cold case rientrano infatti anche i casi di scomparsa che spesso – come la cronaca nera più volte nel corso degli anni ha dimostrato – celano un murder case.

Torre San Giovanni (Lecce). Frazione del comune di Ugento e storicamente piccolo borgo di pescatori, Torre San Giovanni è diventata ben presto una frizzante stazione balneare a vocazione turistica tra le più frequentate nel Sud del Salento. In effetti, il paesaggio che si può ammirare nei mesi estivi è davvero suggestivo: una rigogliosa pineta si protrae dall'entroterra fino alla spiaggia, bianca e fine, e fitte dune rigogliose di macchia mediterranea si estendono dall'entroterra verso il mare.

In questo scenario, sono da poco passate le 20 quando Roberta Martucci esce di casa dicendo alla madre di essere stata invitata ad una festa a Gallipoli. Estate: capelli più leggeri. Pelle più scura, musica più forte, le notti si allungano. La vita migliora. Ma quella vita, la sua vita, avrà un epilogo che ancora oggi – dopo vent'anni – resta ai più sconosciuto. Ai più o quasi, si intende.

Numerosi sono i misteri che avvolgono la scomparsa della Martucci e dubbie sono le modalità, e la fretta, con cui il caso è stato più volte archiviato. Luci ed ombre, quindi. Forse più ombre che luci. False testimonianze, trascuratezze negate ed errori investigativi platealmente dimostrabili. Ma andiamo per gradi. 

Quel venerdì di fine agosto Roberta, ventotto anni e operatrice in un centro di assistenza per anziani, esce di casa con gonna corta e tacchi alti alla guida dell'auto della madre, una Fiat Uno bianca. In direzione Gallipoli la ragazza non è sola. In macchina c'è anche la sorella Sabrina che deve percorrere un breve tratto di strada per andare da un amico. Squilla il telefono e prima di scendere Sabrina ascolta parte della telefonata. Dichiarerà di averla sentita rispondere: "Rory sto arrivando". 

Rosaria Fusano, detta Rory, fa parte della nuova cerchia di amicizie di Roberta. Dopo la fine della sua relazione con il fidanzato storico e la chiusura del bar di proprietà di famiglia, la giovane aveva iniziato a lavorare in un centro di assistenza per anziani e proprio lì aveva conosciuto Rosaria che di mestiere fa l'assistente sociale. Fra le due si instaura fin da subito un forte legame di amicizia. O forse qualcosa di più.

La sera della scomparsa, però, i tabulati telefonici andranno in altra direzione rispetto a quella prospettata da Sabrina. A chiamare, infatti, non sembra essere Rory bensì Rita, l'altra amica della Martucci. Di fronte a tali evidenze – dopo aver in un primo momento negato – Rita confermerà di aver telefonato a Roberta tre volte nell'arco di quella giornata. Racconterà altresì di averla contattata per organizzare un'uscita, ma Roberta avrebbe declinato l'invito perché già impegnata con Rory.

Dal canto suo Rosaria, non vedendo arrivare Roberta, le invia un messaggio intorno alle 23: "Roberta non fare scherzi, chiamami". Agli inquirenti dirà che quella sera avevano deciso di approfittare dei saldi estivi per fare shopping a Gallipoli e per restare qualche ora in intimità. Una nuova intimità per Roberta.

La versione della Fusano contrasta, tuttavia, con quanto detto dalla ragazza alla madre, che sapeva la figlia dirigersi ad una festa a Gallipoli. Festa che avrebbe giustificato anche l'abbigliamento di Roberta, troppo elegante per un semplice giro tra i negozi e troppo vistoso per incontrare un'amica. Insomma, troppo per una ragazza acqua e sapone che amava uscire in tuta.

Così, in una sera d'agosto, fra le strade di Ugento si perdono le tracce della Martucci. In quella notte del mistero a poco serviranno le chiamate della madre: il suo telefono risulterà spento. Roberta sembra esser stata inghiottita da un buco nero.

La mattina seguente Rory si precipita a casa di Roberta e insieme alla sorella inizia a cercare qualche elemento, qualche informazione che possa aiutare a far luce sulla questione. Viene così trovato un bigliettino con una scritta in stenografia che suscita l'imbarazzo di Rory. La ragazza si giustificherà dicendo "questa è roba mia" e alla richiesta degli inquirenti su che fine avesse fatto quel biglietto la ragazza risponderà di averlo stracciato. La Fasano ancora non lo sa, ma quel fogliettino – suo e nostro malgrado – contribuirà a dirigere le indagini verso una pista completamente sbagliata.

Roberta sembra svanita nel nulla e di lei non viene rinvenuta nessuna traccia, sino alla mattina del 24 agosto quando viene ritrovata la Uno bianca davanti ad un bar a Gallipoli. Il proprietario dell'esercizio si dichiara sicuro di non averla vista parcheggiata lì nei giorni precedenti al ritrovamento. Ed è proprio intorno alla Uno bianca che ruota tutta la verità su quella scomparsa. Ma ci vorranno vent'anni e l'incarico alle criminologhe Roberta Bruzzone e Isabel Martina per capirlo.

(1 - continua)





 


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