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Rubriche : sulla scena del crimine

Caso Martucci: la criminologa Martina fa il punto sulle indagini

domenica, 17 marzo 2019, 17:50

di anna vagli

«Il cellulare di Roberta fu intercettato un mese dopo la sua scomparsa, ma i carabinieri non ritennero utili le conversazioni ai fini delle indagini. È inammissibile, vogliamo delle risposte».

Isabel Martina, dottoressa in scienze politiche e delle relazioni internazionali, specializzata in sopralluogo tecnico giudiziario sulla scena del crimine, dattiloscopia e balistica forense, si è certificata presso l'Accademia Internazionale delle Scienze Forensi come esperto in psicologia investigativa, psicologia forense e psicodiagnostica applicata in ambito civile e penale. Attualmente consulente tecnico insieme alla dottoressa Roberta Bruzzone nel cold case di Roberta Martucci, dopo la notizia della riaccensione del cellulare a due mesi dalla scomparsa, la criminologa fa il punto sulla riapertura delle indagini.

 

Isabel Martina, ormai da anni si occupa del caso di Roberta Martucci misteriosamente scomparsa la sera del 20 agosto 1999. Ma chi era Roberta Martucci?

Roberta era una ragazza di ventisei anni. Bella, solare, sorridente e con una vita davanti a sé. Era una ragazza piena di vita come tutte le ragazze della sua età. Gli ultimi tempi erano tuttavia stati più difficili a seguito della improvvisa scomparsa del padre, cui era seguita la vendita del bar di famiglia. Sei mesi prima della scomparsa aveva inoltre dato una svolta alla sua vita lasciando il fidanzato storico Racale.

Insieme alla criminologa Bruzzone è entrata a far parte del pool difensivo di Roberta. Come si è interessata al caso e da quando è subentrata insieme alla criminologa Bruzzone nel team difensivo della famiglia?

Quando Roberta scomparve avevo 15 anni e andavo con la mia famiglia in vacanza a Gallipoli. In città, nei bar, sui giornali non si parlava d'altro che della sua scomparsa. Sono cresciuta con la convinzione che un giorno avrei dato il mio contributo per la ricerca della verità. L'occasione mi si è presentata quando frequentavo l'Accademia Internazionale delle Scienze Forensi di Roma diretta dalla dottoressa Bruzzone. Ho capito che era arrivato il mio momento e mi sono messa in contatto con Lorella Martucci. Ed eccoci qua.

Il caso è stato aperto e chiuso più volte per "insufficienza del quadro probatorio". In che direzione si sono mossi gli inquirenti?

Gli inquirenti si sono sempre mossi battendo la pista delle amiche e dei rapporti di Roberta con queste. Ad oggi mi sento escluderle definitivamente e completamente dalla vicenda

Un caso notoriamente contraddistinto, lo abbiamo visto, da un'importante opera di depistaggio. Posto in essere da chi e con quale proposito?

Il ritrovamento della macchina di Roberta è il primo depistaggio e porta la firma dell'assassino. Il proposito è chiaro, allontanare i sospetti sulla sua persona ed incentrarli su una fantomatica vita segreta di Roberta fatta di festini a base di sesso, alcol e droga.

Isabel lei ha un quadro ben chiaro di quanto accaduto la sera del 20 agosto 1999. Si parla di questo parente estremamente vicino a Roberta. Può dirci qualcosa di più?

Direi più che chiaro. In tutta questa storia è stata determinante l'autopsia psicologica che mi ha consentito di ricostruire gli ultimi sei mesi della vita di Roberta, tra cui proprio la sera della sua scomparsa. Il motivo per il quale si era messa gonna e tacchi alti era l'uscita con Rory e ha mentito sulla festa a Gallipoli solo per poter fare più tardi visti gli orari restrittivi che era solita dover rispettare. Il problema è che quella bugia ha permesso all'assassino di farla franca per tutti questi anni.

Mi racconta che cosa è accaduto durante il festival del giornalismo a Gallipoli nel 2018?

In quell'occasione io, la dottoressa Bruzzone e l'avv. Ferilli eravamo ben consapevoli della presenza del principale sospettato in aula. L'intenzione era quella di fargli fare un passo falso, ma francamente non ci aspettavamo che si spingesse fino a quel punto. Forse per timore di una perizia grafologica o per la sua personalità (verosimilmente) narcisistica ha dichiarato di aver scritto di suo pugno il famoso bigliettino recante la scritta "Sono Roberta, sono viva e sto bene".

La famiglia in tutti questi anni non si e mai arresa, anche se in questo nuovo filone di indagine si vocifera che la madre abbia fatto un passo indietro. Perché?

Ci sono ferite che non si cancellano. Certo il dolore con il tempo può essere metabolizzato, ma dover ammettere l'esistenza di determinate dinamiche familiari non è semplice. Soprattutto se poi si è finiti per anni a volgere lo sguardo verso direzioni sbagliate.

Come si è orientata la comunità di Ugento in relazione alla scomparsa di Roberta?

So che qualche sabato fa l'incontro organizzato in sua memoria ha avuto un ottimo feedback.

Si sente di fare qualche appello?

La comunità di Ugento mi ha piacevolmente stupita! Sono felice di quanto avvenuto diversi sabati fa. Ho avvertito il calore di persone che sentono Roberta come una figlia, una sorella, un'amica. Nessuno l'ha mai dimenticata e nessuno può impedire la ricerca della verità. Alla collettività vorrei dire che se qualcuno ricorda qualche dettaglio, qualche cosa che ha visto e che pensa possa essere utile, di contattare gli inquirenti o comunque di farsi avanti. La verità non deve far paura. È un privilegio, il privilegio di chi non ha catene e mai ne avrà.


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