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Rubriche : sulla scena del crimine

Non chiamateli bulli!

martedì, 7 maggio 2019, 14:52

di anna vagli

Li chiamano bulli. Come per voler sottolineare che i comportamenti che pongono in essere sono da considerarsi "ragazzate". Pugni, calci, offese. Violenze, rapine e ricatti. Vere e proprie (baby) gang che fanno da padrone sia di notte che di giorno in tutte le città d'Italia. Spesso la responsabilità è dei genitori, soliti minimizzare atteggiamenti e comportamenti che, più che bravate, sono veri e propri reati. La scuola qui non c'entra. Non c'entrano le superiori, l'apparecchio ai denti o le prese in giro dei compagni. Non parliamo di questo.

Parliamo di Antonio Cosimo Stano e dei suoi aguzzini. Aguzzini che sono entrati in casa dell'uomo, l'hanno aggredito, legato e immobilizzato per giorni. L'hanno seviziato fino a cagionarne la morte. Hanno agito per noia, per divertimento e per il solo gusto di filmare con i cellulari le angherie che ponevano in essere. Questa drammatica vicenda, che ha coinvolto un sessantaseienne pensionato con disturbi psichici, racconta il nuovo volto dell'Italia criminale. Preso di mira da mesi e costretto a rinchiudersi in casa senza alimentarsi, Antonio è stato trovato dalle forze di polizia dopo alcune segnalazioni da parte dei vicini. L'uomo, legato ad una sedia probabilmente da più di ventiquattro ore, è stato soccorso e portato in ospedale. Il ricovero e i due interventi chirurgici per suturare la perforazione gastrica e l'emorragia intestinale si sono rivelati del tutto inutili. Dalle indagini sono emerse immagini agghiaccianti. I criminali della banda, perché di questo si tratta, avrebbero ripreso le sevizie condividendo poi i filmati su Whatsapp. Vere e proprie scene degne di Arancia Meccanica: Antonio sarebbe stato colpito a ripetizione con calci, pugni e bastoni. Tutto questo fra le risate e l'approvazione degli altri membri del branco: tutti minorenni, eccetto due. Per gli indagati le accuse sono pesanti: omicidio preterintenzionale, stalking, lesioni, violazione di domicilio e danneggiamento.

L'ingresso nel mondo giovanile mostra oggi una generazione fatta di fotocopie dei capi ultras, fautrice di una società regolata dal "tutto e subito" e in cui si fa fatica a distinguere le sfaccettature di una violenza insulsa. È una criminalità figlia dell'abuso dell'agio, dell'incapacità relazionale e della mancanza di santi ed eroi.

Fino a quando continueremo a chiamarli bulli, le cose non cambieranno.


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