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Rubriche : sulla scena del crimine

Din Don Dan: l'omicidio di Don Pilade Niccoletti

sabato, 17 agosto 2019, 10:16

di anna vagli

Esattamente un anno fa, il 17 agosto 2018, iniziava la mia collaborazione con le Gazzette. Inauguravo la mia rubrica, Sulla Scena del Crimine, parlando di un cold case che ha coinvolto il nostro territorio e che è rimasto nell'ombra per oltre un trentennio: l'omicidio di Don Pilade Niccoletti.

Per festeggiare questo anno insieme, ho deciso di ripartire proprio da lì. Spingendomi dove non mi sono mai spinta. Già, perché l'anima di Don Pilade si aggira ancora senza giustizia tra le mura della parrocchia di San Bartolomeo in Brancagliana, vulgo Ponterosso di Pietrasanta, e i suoi assassini non hanno né un volto né un nome. O meglio, forse non lo hanno soltanto per la Procura. Amato e stimato da giovani e anziani, poliedrico quanto basta per fronteggiare alle esigenze di tutta la comunità, Don Pilade venne brutalmente freddato in canonica con due colpi di pistola, fatto ritrovare in ginocchio e con le mani in posizione di preghiera. Era il 17 ottobre 1985.

Ho iniziato a seguire personalmente l'omicidio e, chiaramente, l'intento non era quello di scriverne ma di riaprire il caso. Dopo aver studiato mesi il materiale rintracciato grazie a chi, in tutti questi anni, lo ha conservato proprio nella speranza di una svolta, il lavoro ha avuto una definitiva battuta di arresto con la scoperta che, in Tribunale, il fascicolo necessario per la riapertura del caso proprio non c'era. Tutto documentato. Nero su bianco, il fascicolo relativo all'omicidio proprio non si trova. Chissà se quel fascicolo c'è mai arrivato in Tribunale. Chissà se quel fascicolo lo hanno mai formato. Archiviata la vicenda come una rapina finita male, la morte del parroco è stata messa a tacere. Ma poiché non esistono delitti perfetti ma solo delitti impuniti, forse chi si è macchiato di questo crimine non si aspettava che, trascorsi così tanti anni, qualcuno se ne interessasse. Sono andata avanti contro tutto e tutti, contro le minacce social e le intimidazioni. Perché era (ed è) ormai diventata una questione di principio. Non potendo percorrere le aule di giustizia per la mancanza del fascicolo, ho cercato di abbattere il muro di omertà raccontando la vicenda. Ma i ragazzi che popolavano giornalmente la canonica di Pilade, sembrano completamente aver rimosso l'accaduto. Non ne vogliono parlare e, anzi, nei loro occhi si evince un velo di tristezza e paura. Per chi crede in Dio, sicuramente Don Niccoletti riceverà giustizia divina. Ma questo non può bastare. Non può bastare soprattutto perché per giustificare un omicidio di tale portata, dopo la ricostruzione in termini di rapina finita male, si è iniziato a parlare di pedofilia o addirittura di Ior. E io non ci sto. Per me che ho seguito il caso è inaccettabile. Don Pilade era solo un timorato di Dio e aveva scoperto qualcosa di più grande di lui. Era diventato scomodo e quindi doveva essere eliminato. In tutto questo dove stava la Chiesa?

C'è di vero che, oggi, l'assassino non sarebbe riuscita a farla franca. E vi spiego perché. Chi ha anche solo un'infarinatura di come si fanno le indagini, di cosa si intende per tentativo di depistaggio basta che prenda i giornali dell'epoca (alcuni sempre reperibili online) per capire che cosa possa essere accaduto quella sera. Din Don Dan. Din Don Dan. Fanno le campane.

Nella foto la criminologa Anna Vagli


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