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Rubriche : sulla scena del crimine

Bossetti: "Io, come Rosa e Olindo". Il commento della criminologa Anna Vagli

giovedì, 5 settembre 2019, 14:51

di anna vagli

Caro direttore, anche se non ti aspetti questo numero, so che capirai.

Le scorse settimane, di comune accordo, abbiamo evitato di rispondere (e pubblicare) le lettere arrivate dai fan di Bossetti dopo i miei articoli sul Delitto Gambirasio.

Personalmente ho anche deciso di tacere, pur minuziosamente screenshottando e conservando, sulle pesanti offese e minacce social (per le quali, chiaramente, sono pronta a tutelarmi nelle opportune sedi).

Ma questa mattina il muratore di Mapello ha annunciato insieme ai suoi legali l'uscita di un libro di memorie scritte in carcere, nelle quali spiega perché non è lui l'assassino di Yara. Posto che le sentenze le fanno i giudici e che, per la giustizia italiana, se Dio vuole, Bossetti starà ancora per un po' al fresco, mi permetto di spendere due parole in ordine alle sue dichiarazioni.

L'intento non è infatti quello di dilungarmi nuovamente sulla colpevolezza del Bossetti, ma piuttosto fare riferimento all'appello da questi lanciato. Ormai è più di un anno che collaboro con le Gazzette, e chi mi segue avrà sicuramente avuto modo di leggere la mia ricostruzione della strage di Erba. Sono uscita in proposito con quattro (o addirittura) cinque articoli, ho avuto modo anche di confrontarmi con Marco Occhipinti della redazione Iene, e – partendo dall'analisi delle tracce di sangue, passando per le domande suggestive poste al teste chiave Mario Frigerio nonché argomentando in ordine alle discutibili modalità di confessione dei coniugi Romano – ho affermato (dopo uno studio basato su competenze tecniche) come quei due poveri ingenui – perché ad ingenuità e ignoranza tutto si riduce – siano ingiustamente detenuti e condannati per omicidi che non hanno commesso.

Ebbene, signori, è notizia fresca fresca di giornata che il muratore di Mapello ha chiesto che "Chi di dovere conservi le prove" (verosimilmente riferendosi ai campioni di DNA) perché, riporto testualmente, "Non voglio fare la fine di Olindo e Rosa, due sprovveduti condannati allegramente all'ergastolo come me".

Atti alla mano, e mi assumo la responsabilità di ciò che dico, la condanna dei coniugi Romano per la mattanza compiuta in una fredda serata ad Erba, rappresenta uno dei più (se non il più) grave errore giudiziario di tutti i tempi.

Il fatto, quindi, che Bossetti paragoni la sua vicenda a quella di Rosa e Olindo fa ridere, se non piangere. Ennesimo sparo sulla croce rossa, oserei dire. Ma il muratore non è mica lo sprovveduto che vuole far credere! Al contrario. Dopo aver incentivato la moglie ad andare a Matrix perché la sua storia era sulla cresta dell'onda, adesso dove va a parare??? Su un'altra vicenda che, manco a dirlo, sta tenendo (mediaticamente e non) tutti col fiato sospeso. Povero Bossetti, anche lui vittima delle falle della giustizia. Dopo la Ceste, i coniugi Romano. Il ragazzo cala dal mazzo l'asso di briscola, nemmeno stessimo giocando a quella bugiarda.  Dalle mie parti si dice.. le parole le porta via il vento. Le biciclette i livornesi. Non basterà un memoriale dal carcere per individuare un colpevole diverso da Massimo Giuseppe Bossetti.


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