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L'altra Emanuela Orlandi

sabato, 14 settembre 2019, 00:24

di barbara ruggiero

Roma, 7 maggio 1983, via Nomentana 91, ore 15. 30 suona il citofono della casa della famiglia Gregori, la signora Vittoria chiama dalla cucina la figlia: <<Mirella hanno citofonato vedi chi è?>> Mirella corre a rispondere: << Chi è? Non ho capito chi parla? Se non mi dici chi sei attacco subito eh! Ah sì…Alessandro...ho capito>>. Dall’altra parte del microfono qualcuno sta parlando. Mirella ascolta e poi chiude la conversazione: <<Va bene ci vediamo tra qualche minuto alla scalinata del bersagliere a Porta Pia>>. Mirella si gira, risponde alla madre che le chiedeva chi fosse al citofono : << Mamma era Alessandro , te lo ricordi quel compagno della scuola delle medie? Mi ha chiesto se possiamo vederci per fare due chiacchiere. Scendo e tra poco torno >>. Mirella ha 15 anni e mezzo, da quel giorno non ha fatto più ritorno a casa, sono trascorsi 36 anni.

Mirella è una ragazza timida, educata, riservata, figlia di Vittoria e Paolo, proprietari di un bar a via Volturno, la sorella Antonietta è la sua migliore amica. La vita dei Gregori è quella di una famiglia serena e gioiosa, con le due ragazze che vanno ad aiutare i genitori al bar subito dopo la scuola. Non ci sono vizi, frequentazioni pericolose, discussioni, minacce, nulla che possa far presagire quella tragedia che travolgerà questa famiglia per sempre.

Di errori investigativi ne sono stati commessi tanti, innanzitutto il ritardo nelle ricerche, il mancato interrogatorio dell’amica Sonia che lavorava nel bar sotto casa e che l’ha vista quel pomeriggio e soprattutto la superficiale dichiarazione di Alessandro che, davanti agli inquirenti, ha negato di averla cercata negli ultimi due anni, prima della scomparsa. Nessuno indaga nelle prime 48 ore dalla sparizione della ragazza che sarebbero state fondamentali per la ricerca della verità.

Roma 22 giugno 1983, Piazza S. Apollinare, ore 19 circa, Emanuela Orlandi esce da una scuola di musica, si ferma alla fermata dell’autobus per tornare a casa e scompare nel vuoto, inghiottita nel traffico caotico della grande città. Emanuela ha 15 anni, è figlia di un dipendente del Vaticano, sono trascorsi 40 giorni dalla scomparsa di Mirella e 36 anni da quel giorno.

La storia di queste due ragazze si intreccia immediatamente, eppure non si conoscevano, non frequentavano gli stessi luoghi, la scuola, gli amici, invece, per gli inquirenti, la lettera inviata all’Ansa di Milano dal Fronte di liberazione Turco Anticristiano “ Turkesh” è la prova che le due ragazze sono legate dallo stesso destino. Le parole del Komunicato 1<< Emanuela Orlandi nostra prigioniera passerà all’esecuzione immediata il giorno cristiano il 30 ottobre, voi sapete che questa data è la resa del nostro paese sacrosanto e invincibile nell’anno della vostra grazia 1918. Condizioni per liberarla sono queste: liberazione immediata di Alì Agca – xxx Mirella Gregori? Vogliamo informazioni. A queste condizioni la libereremo>>.

Ma chi è questo gruppo che si firma con il nome Turkesh? E’ un movimento estremista nazionalista turco, soprannominato Lupi Grigi, ritenuti responsabili di una serie di attentanti terroristici in Turchia e all'estero, compreso quello a papa Giovanni Paolo II. Sembra, infatti, che facesse parte dello stesso gruppo anche il terrorista Ali Ağca, l'attentatore di Papa Wojtyla.

Le lettere dai presunti rapitori delle ragazze alla famiglia Orlandi e Gregori sono un diversivo eccellente per indirizzare e spostare le indagini in un’unica direzione, il Vaticano. Tutte le ricerche si sono concentrate per anni sulle lettere inviate alle famiglie in forma anonima, sulle relazioni internazionali tra la Chiesa e gli estremisti turchi, sulla Basilica di S. Apollinare dove è seppellito il bandito della Magliana, Enrico De Pedis.

Tutte le indagini si sono rivelate false e improduttive, così come i vari appelli di Giovanni Paolo II, dalla finestra del palazzo apostolico, che cadranno nel vuoto come tutte le supposizioni e lettere dei mitomani ricevute in questi anni.

L’ultima falsa pista, nel novembre 2018, le ossa ritrovate a Villa Giorgina, sede della Nunziatura Apostolica, quei resti umani non appartengono alle ragazze scomparse, risalirebbero a oltre un secolo fa.

Trentasei anni di bugie e sospetti dove le parti coinvolte , il Vaticano, la Banda della Magliana, i Lupi Grigi, Alì Agca, il Banco Ambrosiano, i servizi segreti e i mitomani, hanno complicato e compromesso il cammino verso la verità.

Mauro Valentini, scrittore, giornalista, amico personale di Antonietta Gregori, la sorella di Mirella, è l’autore del libro “Mirella Gregori. Cronaca di una scomparsa” (Armando Editore).

Mauro Valentini, dopo aver letto le carte e ascoltato le testimonianze dirette delle persone che Mirella la conoscevano, che idea si è fatto?

 

Io credo fortemente che sia accaduta una tragedia nell'immediatezza della scomparsa della ragazza, e che questa tragedia sia avvenuta nella ristretta cerchia di frequentazioni di Mirella. Qualcuno che lei conosceva e di cui purtroppo si fidava. Qualcuno che forse per un tragico errore o per un improvviso moto di rabbia l'ha uccisa e poi ha avuto la grandissima fortuna di non essere scoperto. 

 

Cosa non ha funzionato nelle indagini? Cosa si poteva fare e non si è fatto.

 

La risposta è semplice: dal momento che non è stato fatto nulla nei quattro mesi successivi alla scomparsa, direi che si poteva iniziare a indagare. Nessuno lo ha fatto, si è aspettato che Mirella tornasse da sola, senza ascoltare la famiglia che aveva dimostrato che quella ragazzina buona e semplice mai avrebbe potuto fare una cosa come quella. Poi, dopo i "Komunicati" farneticanti dell'agosto 1983 del fronte Turkesh che associava senza senso il rapimento di Emanuela a quello di Mirella, si è continuato a cercare Emanuela, sperando che come per conseguenza si sarebbe arrivati a doppia soluzione. Una scelta scellerata che di fatto ha nuociuto per sempre sia al caso Orlandi che al caso Gregori.

 

Secondo lei ci sono elementi per riaprire l'indagine e trovare la verità? 

 

Si, sono convinto che una rilettura delle carte e soprattutto delle dichiarazioni fatte a caldo dagli amici di Mirella potrebbe portare a una nuova pista, molto meno intrisa di grandi intrighi internazionali e più coerente con la vita di quella ragazzina timida e con pochi amici. Basterebbe un elemento tra i tanti non chiariti dagli amici di Mirella, oppure che qualcuno, leggendo la sua storia e ritornando con la mente a quei momenti, dia agli inquirenti quello spunto che è mancato all'epoca. Perché una cosa è certa: qualcuno tra i suoi amici sa e non ha ancora detto la verità.

Ed è ora che lo faccia, anche in forma anonima. Per dare pace a una famiglia che da tanto, troppo, aspetta di poter portare un fiore alla tomba di Mirella. 

 

Ricordiamo Mirella con le parole di Antonietta Gregori “Vorrei tanto sapere cosa le è successo. Dio mio non sai quanto! Perché chi sa non parla adesso? Perché non si libera la coscienza?».

 

 

 

 


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