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Rubriche : lettere alla gazzetta

L'avvocato dell'ex marito di Patricia: "La donna ha sottratto il figlio dalla casa coniugale di Lecce"

martedì, 28 luglio 2020, 18:18

di elena jaccheri

Egregio sig. direttore,

con riferimento all’articolo recante il titolo “Giorgio vittima della battaglia legale dei genitori, lo sfogo della madre: "Ridatemi mio figlio", con la presente contesto totalmente il contenuto, perché assolutamente non veritiero come puntualmente mi accingo a dimostrare punto per punto.

  1. Circa l’affermazione: “la casa di cui mi aveva parlato non esisteva ancora e così abbiamo vissuto con la sua famiglia…”. La protagonista dell’articolo e la di lei famiglia di imprenditori edili hanno contribuito alla ristrutturazione della casa di Lecce, portando in loco materiali edili, sanitari e quant’altro come risulta dalle fatture di fornitura di materiali e, pertanto, erano perfettamente a conoscenza dello stato di avanzamento dei lavori. Al momento in cui la coppia si è trasferita a Lecce la casa era ultimata e la famiglia ha vissuto autonomamente nella propria abitazione.

  2. La sig.ra Patricia ed i di lei genitori hanno effettuato vari viaggi e spostamenti per trascorrere in piena armonia e in accordo i mesi della gravidanza, condividendo ogni progetto e collaborando vicendevolmente.

  3. E’ vero che a settembre 2016 in occasione dell'anniversario dell’adozione della sig.ra Patricia, quest’ultima si recava a Camaiore in aereo; la predetta omette però di dire che aveva portato con sé solo una valigia “24 ore”, rappresentando al compagno di recarsi a Camaiore solo per la festa, quando invece non ha mai più fatto ritorno a casa, trattenendo con sé il figlio e sottraendolo al padre ed al contesto familiare dove era nato e dove la coppia viveva.

  4. Il compagno della sig.ra Patricia non ha mai scritto il messaggio "Tu e tuo figlio venite a riprendervi le vostre cose, io non voglio più saperne". Tale circostanza è palesemente falsa, tanto che non risulta da alcun atto o documento di causa, circostanza apparsa per la prima volta in questi giorni sui giornali, quindi evidentemente del tutto falsa, altrimenti sarebbe stato usato nel processo il fantomatico messaggio! Risulta essere frutto di invenzione altresì la circostanza che non sarebbe andata a genio una fantomatica uscita della donna insieme alle amiche; anche di tale fantasioso fatto non vi è traccia negli atti di causa.

  5. E’ evidente che non corrisponde al vero che Patricia pensasse esclusivamente al bene di suo figlio, avendolo sottratto al padre e del pari non risponde a verità che cercasse di trovare una conciliazione affinché il bambino crescesse con entrambi i genitori, come si evince chiaramente dalla lunga ed approfondita consulenza tecnica disposta dal Tribunale di Lucca, da cui è emerso l’esatto opposto.

  6. Non corrisponde inoltre al vero che il padre "per molto tempo non si fosse fatto vivo”. Al contrario la sig.ra Patricia impediva al padre di vedere il figlio, avendoglielo sottratto, con artifici, rappresentandogli falsamente che lo avrebbe portato momentaneamente alla festa a Camaiore. Il padre era disperato e nonostante ciò, essendo di natura una persona molto mite e buona non denunciava la compagna e cercava in tutti i modi di trovare un accordo.

  7. La causa per la richiesta dell’affido esclusivo veniva introdotta dalla sig.ra Patricia e non dal di lui compagno, come è agevole verificare consultando gli atti e leggendo il ricorso introduttivo dalla predetta depositato. Il punto è incontrovertibile e non certo interpretabile soggettivamente! E pertanto tutte le affermazioni conseguenti sono frutto di una “fantasiosa” ricostruzione di una realtà completamente distorta e completamente capovolta che va ad accusare il compagno proprio di tutti quegli atti posti in essere dalla protagonista dell’articolo.

  8. Tutto quanto dichiarato dalla sig.ra Patricia sui social, sui quotidiani e tutto il clamore che ne consegue basato sul falso presupposto della veridicità di tali strumentali affermazioni, che fanno volutamente leva su invenzioni basate su presunte quanto non veritiere “discriminazioni raziali”, offendono la sensibilità e l’intelligenza comune, ed ancor prima e ancor più gravemente danneggiano irreparabilmente un bambino di cinque anni, usato anch’egli come strumento mediatico per fare leva sulla coscienza delle persone.

  9. Il provvedimento del Tribunale di Lucca ha disposto l’affido condiviso del bambino, con collocazione a Lecce presso la casa paterna. E’ stata sempre la sig.ra Patricia a proporre ricorso avverso il provvedimento del Tribunale di Lucca e la Corte di Appello di Firenze ha respinto il reclamo confermando la sentenza di primo grado, condannando la predetta al pagamento delle spese processuali.

Quando il bambino sarà grande farà la propria sentenza… e quella sarà inappellabile.

Medio tempore ha già subito un forte pregiudizio ed un danno irreparabile da tutto questo clamore, che un genitore non dovrebbe mai suscitare, per proteggere i propri figli. Nessuna pubblicazione di smentita, nessuna sentenza di condanna o altro provvedimento, potranno mai risarcire e cancellare i danni che il piccolo sta subendo quotidianamente, con l’avvallo di un apparente “innocuo” “mi piace” e condivisioni che con un semplice clic raggiungono l’intera collettività sbattendo in prima pagina un bambino innocente, sereno, felice, affidato in maniera equilibrata e secondo legge congiuntamente ai propri genitori, che rimarrà impresso per sempre come il figlio della madre ritratta con un cartello al collo, che grida in maniera straziante giustizia, rappresentando falsamente situazioni irreali ed inventate di ingiustizia razziale e di corruzione.


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