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La digitalizzazione irreversibile e il PNRR

martedì, 30 novembre 2021, 17:49

C’è un sottile filo rosso che collega il biennio 2019-21 e l’ambizioso programma del PNRR. Si tratta della digitalizzazione del sistema Italia: l’asse strategico che assieme ai progetti di transizione ecologica e inclusione sociale dovrebbe rilanciare il paese. La digitalizzazione è uno degli aspetti più chiacchierati del PNRR tricolore, che potrà contare complessivamente su un piano di investimenti, subordinati a riforme, pari a 222,1 miliardi: 191,5 finanziati dal Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza e 30,6 tramite il Fondo complementare.

La presunta digitalizzazione, cui spettano oltre 49 miliardi, dovrebbe risolvere i danni economici delle crisi pandemica e alleviare una parte delle debolezze strutturali dell’economia italiana. La rinascita del paese sembra racchiusa  in una transizione hi-tech del ramo digital che molto spesso resta inevasa sul piano dei contenuti. In cosa consiste realmente e come può stravolgere la fisionomia di un paese in equilibrio eterno tra declino e rinascita? E ancora: perchè una quota così significativa è destinata al comparto digitale? La risposta, il sottile filo rosso che collega  il biennio 2019-21 al PNRR, risiede, ad esempio, nell’indagine Digital Consumer Trends 2020 realizzata da Deloitte dal titolo: “Lockdown: il consumatore diventa digitale”.

La ricerca condotta dell’azienda globale di servizi di consulenza e previsione si concentra su tutti quegli aspetti commerciali e non del settore digitale che sono enormemente cresciuti nei mesi di chiusura parziale e totale. Shopping online, online banking, film e serie TV in streaming: tutti aspetti che attengono alla parte più intima della digitalizzazione, alle quali si può tranquillamente aggiungere il tema del gioco online, in particolare gambling e betting. Uno spaccato, quest’ultimo, che può essere indagato anche e soprattutto con i dati forniti da Rapporto sul gioco dell’Istituto Superiore di Sanità.

Sul versante ludico, inerente scommesse sportive, slot machine, lotterie e giochi da casinò, l’ISS ha utilizzato un campione rappresentativo 18-74 anni in tre intervalli simili per durata in pre-pandemia, pandemia e durante la fase di restrizioni parziali. Dal 10% di pre-pandemia si scende all’8% per salire di nuovo al 13% nel periodo di restrizioni parziali. Il gioco online e le scommesse sportive come quelle presentate da Bonusfinder su bwin e su molte altre piattaforme di betting, hanno visto diminuire notevolmente il gioco d’azzardo online con un leggero picco subito dopo l’allentamento delle norme.

Sul versante shopping online, online banking, film e serie TV in streaming si nota invece un incremento netto di tutte le percentuali, soprattutto in Italia. Motivo per cui la digitalizzazione sembra essere il volano del cambiamento. Stando ai dati Deloitte, lo shopping online non fa più paura: due intervistati su cinque hanno incrementato la frequenza di acquisti online. Il canale digitale dei generi alimentari ha registrato un aumento dell’85% e il 17% del campione italiano continuerà ad effettuare acquisti di beni non essenziali anche dopo la pandemia. Ammesso ci sia una fine. Sul piano dell’online banking un quarto del campione lo ha utilizzato  più di quanto facesse in precedenza, soprattutto nella fascia 55-75enni e oltre il 60% di questa fascia sembra propenso a voler seguire questo comportamento anche in futuro. Sul fronte film e serie TV il 35% del campione italiano ha guardato molti più film e serie TV in streaming su piattaforme Netflix o Amazon Prime e due su tre vorrebbero continuare con la stessa frequenza. Ecco, in sostanza e a grosse linee, uno dei motivi per cui la digitalizzazione sembra essere così preminente nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Un cambio irreversibile di paradigma economico, che unisce, tra l’altro, l’universo mobile e delle app con l’annesso sfruttamento dei dati a fini commerciali e di controllo.

A tal proposito lo studio si conclude con un quesito sconcertante posto al campione d’indagine: ossia in che misura sarebbe favorevole all’uso governativo dei mezzi di sorveglianza di massa come ad esempio le termocamere pur di revocare tutte le restrizioni. Il 60% degli italiani sembrerebbe favorevole. Pura distopia.


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