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Rubriche : passioni napoleoniche

«Come non mi riconosci Dumas? Sono la retroguardia della Grande Armée»

giovedì, 6 gennaio 2022, 14:01

di renata frediani

La Grande Armée, l’esercito più temuto in Europa, il gioiello militare creato da Napoleone nel 1804, vantava abilissimi soldati, valorosissimi generali e marescialli, promossi a quel rango da Bonaparte per le capacità dimostrate sui campi di battaglia al contrario di quanto avveniva nelle file degli eserciti nemici dove gli alti comandi venivano nominati per diritti ereditari.

Caratterizzava la Grande Armée, l’iniziativa personale dei soldati, l’ardore ed il coraggio dimostrati sul teatro di guerra che Napoleone premiava con il riconoscimento della Legion d’onore, da lui istituita il 19 maggio 1802. La prima cerimonia di assegnazione della Legion d’onore avvenne il 14 luglio 1804 a Parigi presso Les Invalides, seguita da una seconda cerimonia, il 16 agosto 1804, al Camp de Boulogne in cui lo stesso Napoleone decorò 2000 uomini di fronte a 60000 soldati e 200000 spettatori.

Il generale che meglio rappresentò il detto di Napoleone «ogni soldato francese porta nella sua giberna il bastone di maresciallo di Francia» fu il leggendario soldato Michel Ney (Sarrelouis, 10 gennaio 1769 – Parigi, 7 dicembre 1815), coetaneo di Napoleone.

Arruolatosi a diciotto anni, durante il periodo rivoluzionario, grazie al grande coraggio, l’audacia e l’intraprendenza dimostrate conquistò velocemente nel 1797 il grado di generale e fu promosso da Napoleone, già nella prima lista del 1804, Maresciallo dell’impero.

Soprannominato «l’infallibile», la sua presenza sui campi di battaglia risultò di grande valore, la sua spada incuteva il terrore ed in più occasioni alla testa dei battaglioni Ney, intrepido a piedi e con la sola spada in mano, riuscì a far indietreggiare il nemico.

Dotato di uno straordinario coraggio ed audacia, partecipò a fianco di Napoleone a numerose battaglie come la battaglia di Elchingen, vinta dall’esercito francese il 14 ottobre 1805 in Baviera che gli valse il titolo di duca d'Elchingen, la battaglia di Friedland del 1807 che gli valse il soprannome di «coraggioso dei coraggiosi», la guerra di Spagna tra il 1808 ed il 1814 e la campagna di Russia del 1812. Proprio in quest’ultima si distinse particolarmente per il suo valore, soprattutto durante la battaglia di Borodino.

Ney, l’ultimo a lasciare il suolo russo durante l’epica ritirata passata alla storia, combatté in situazioni di estrema difficolta con il coraggio che da sempre lo aveva contraddistinto in tutti i teatri di guerra; fu un grande, per l’audacia in cui seppe destreggiarsi in una tragedia come la disfatta in Russia, dove durante l’ultima fuga, circondato da seimila cosacchi, vero terrore dell’esercito francese a tal punto che il loro grido di «hurrà» pronunciato anche da solo poche decine di uomini terrorizzava un battaglione di soldati francesi, figuriamoci di seimila cosacchi, ma Ney nascondendosi a loro, nelle foreste di notte, con solo 1500 soldati e senza più armi riuscì a mettersi in salvo raggiungendo Napoleone il 20 novembre ottenendo così dall’imperatore, il 25 marzo 1813, il meritato titolo di Principe della Moskowa, tanto che Napoleone ripeteva spesso «Posseggo nel mio tesoro duecento milioni: ebbene li darei tutti per Ney».

L’eroico Ney, rimasto da solo con un pugno di soldati della retroguardia per quaranta giorni aveva retto tutto l’attacco russo tenendo a bada anche il potente generale Kutuzov.

A Gumbinnen, davanti al generale Mathies Dumas, si presentò un uomo con la barba lunga, il volto bruciato, esclamando «al fine sono qui, mi riconosci ? No, chi sei? Come, non mi riconosci Dumas sono la retroguardia della Grande Armée. Ho sparato da poco l’ultima moschettata su il ponte di Kowno, ho gettato le armi nel Niemen, ho lasciato i miei uomini e sono venuto qui attraverso i boschi. Sono il maresciallo Ney». 

Ormai stanco dalla guerre, dopo essere stato sconfitto durante la battaglia di Dennewitz, combattuta il 6 settembre nel 1813 in Germania, durante le battaglie della sesta coalizione, dopo l’abdicazione di Bonaparte e l’esilio all’isola Elba passò al servizio del Re Luigi XVIII. Disapprovò tantissimo l’evasione di Napoleone dall’isola d’Elba e il rientro a Parigi durante i cento giorni.

Su incarico del Re Luigi XVIII, partito da Parigi con un corpo miliare per arrestare Napoleone, Ney, pentito e commosso anziché arrestarlo e consegnarlo al Re, come promesso, preso dall’entusiasmo generale manifestato soprattutto dagli ufficiali e soldati che facevano parte della Grand Armée si unì al suo vecchio Imperatore. 

Ultimo anche a lasciare il drammatico campo di Waterloo, Ney, dopo essere sopravvissuto a cinque cavalli morti sotto la sua sella durante le violente cariche di cavalleria, disorientato in attesa di rinforzi che non arrivarono da parte del disattento generale d’Erlon, che andò incontro a Napoleone anziché a rinforzare la cavalleria di Ney, che coraggioso, come nessun altro, si buttò ugualmente in magistrali cariche di cavalleria che non riuscirono a sfondare i quadrati degli eserciti avversari. Lo scontro fra Ney e Wellington a Quatre Bras sarebbe stato certamente non di sostanziale pareggio se il disattento generale Erlon avesse capito bene l’ordine e fosse arrivato in rinforzo a Ney permettendo, chissà, la vittoria sui prussiani. Ney a più riprese chiese insistentemente rinforzi che non arrivarono mai durante quella drammatica battaglia combattuta nel fango. 

Sopravvissuto alla battaglia di Waterloo (1815), il generale Ney venne arrestato con l’accusa di alto tradimento per essersi schierato, durante i Cento giorni, dalla parte di Napoleone anziché́ consegnarlo alle guardie di Luigi XVIII al quale aveva promesso di consegnare Napoleone in una gabbia di ferro. 

Fu processato e condannato dalla corte dei Pari di Francia, di cui lui stesso faceva parte per nomina dal re Luigi XVIII.

Il Maresciallo Ney il 7 dicembre del 1815, nei giardini pubblici del palazzo del Lussemburgo a Parigi, si presentò davanti al plotone di esecuzione e comandò la sua esecuzione; gli venne proposto di bendarsi gli occhi ma prontamente rispose, «dimenticate voi che da 25 anni guardo in faccia la morte», si tolse il cappello, esclamò con voce forte e sicura, «Protesto contro la condanna che mi è stata inflitta, avrei preferito morire per la mia patria in combattimento, ma anche questo è campo d’onore – Soldati fate il vostro dovere e colpite qua». Mentre i tamburi rullavano e il plotone gridava «evviva Il Re», Ney cadeva a terra. 

Michel Ney, duca d'Elchingen, principe della Moscova, Maresciallo di Francia della Grande Armée, comandata da Napoleone Bonaparte, eroe audace e coraggioso dell’epopea napoleonica, fu la prima vittima della punizione inflitta dalla nuova Restaurazione dei Borbone, tornati ad occupare di nuovo il trono di Francia. 

Alla notizia della morte del suo coraggioso Maresciallo Ney Napoleone scrisse, «Ney era un uomo coraggioso. La sua morte è straordinaria come la sua vita. Scommetto che quelli che lo hanno condannato non hanno osato guardarlo in faccia».

Salito su trono di Francia, il successore di Napoleone I, il nipote Luigi Bonaparte, con il nome di Napoleone III, fece realizzare nel 1853 un monumento nello stesso luogo dell'esecuzione del maresciallo Michel Ney per ricordarlo come eroe di Francia.


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